di Gianluca Gala*
La scuola non è soltanto un luogo da cui si “esce” con un diploma. È il primo spazio in cui un ragazzo impara a riconoscere il proprio valore, a dare un nome ai propri sogni, a comprendere che esiste un’alternativa alla paura, alla rassegnazione e al silenzio. Per questo motivo la dispersione scolastica non è semplicemente un problema educativo: è una questione democratica, sociale e persino morale.
Ogni studente che abbandona la scuola lascia incompiuto qualcosa di molto più profondo di un percorso di studi. Si spezza un legame con la comunità, con il pensiero critico, con la possibilità di immaginare un futuro diverso da quello imposto dal contesto in cui si vive. È proprio in queste crepe che le mafie si insinuano con maggiore facilità.
La criminalità organizzata non conquista soltanto territori: conquista fragilità. Sa riconoscere il disagio, il bisogno di appartenenza, il desiderio di essere visti. Dove lo Stato appare distante e la scuola perde forza, le mafie offrono surrogati di identità: denaro facile, rispetto apparente, potere immediato. Ma dietro quella promessa si nasconde sempre la stessa realtà: dipendenza, violenza e privazione della libertà.
Un ragazzo che smette di studiare non perde soltanto nozioni. Rischia di perdere il diritto di scegliere chi diventare. E quando una società si abitua all’abbandono scolastico, lentamente si abitua anche all’idea che esistano giovani destinati all’emarginazione. È questo il terreno culturale più favorevole alle organizzazioni criminali.
Le mafie temono la scuola perché temono le coscienze libere. Temono chi impara a porsi domande, chi sviluppa spirito critico, chi comprende che dignità e legalità non sono parole astratte ma strumenti di emancipazione. Un’aula scolastica aperta, viva, capace di includere, vale quanto un presidio di legalità.
Per questo contrastare la dispersione scolastica significa molto più che migliorare statistiche o recuperare voti insufficienti. Significa impedire che il vuoto educativo venga riempito dalla cultura mafiosa. Significa restituire ai giovani la possibilità di pensarsi cittadini e non sudditi, protagonisti e non pedine.
La vera lotta alle mafie comincia molto prima dei tribunali. Comincia nelle scuole, nelle periferie dimenticate, nell’ascolto di chi rischia di sentirsi invisibile. Comincia ogni volta che un educatore riesce a dire a un ragazzo: “Tu vali più del destino che qualcuno ha già scritto per te.”
Gianluca Gala, Criminologo qualificato AICIS