di Mauro Ziani*
Introduzione
Nei primi giorni del corrente mese di settembre il dibattito sui rischi legati all’Intelligenza Artificiale Generativa ha superato i confini della speculazione etica ed è entrato con forza nel perimetro criminologico e giuspenalistico. Due eventi contemporanei delineano la gravità del momento: da un lato, la pubblicazione dello STANFORD AI INDEX REPORT 20261, che fotografa una crescita esponenziale della capacità dei modelli a fronte di una drastica
riduzione della trasparenza societaria; dall’altro, le dimissioni di JACOB COXON2, ventisettenne ricercatore britannico di pre-training dimessosi da ANTHROPIC (dopo l’esperienza in OpenAI) rinunciando alle proprie opzioni azionarie per denunciare quella che definisce una “corsa sconsiderata verso la superintelligenza auto-migliorante”. Analizzare questi
due accadimenti attraverso la lente della criminologia contemporanea permette di individuare nuove forme di devianza, sia sul piano delle condotte individuali sia su quello del crimine d’impresa.
Dalla “Race Dynamic” alla devianza organizzativa
Nelle sue dichiarazioni pubbliche, COXON traccia un ritratto inquietante della cultura aziendale della Silicon Valley: i dirigenti dei principali “frontier labs” riconoscono in sede privata i pericoli esistenziali e sistemici della tecnologia, ma sono avvinti in una dinamica concorrenziale (race dynamic) in cui la pressione di mercato e la prospettiva di quotazioni
borsistiche da trilioni di dollari spingono a “tagliare gli angoli” della sicurezza e della supervisione. Questo schema rientra perfettamente nei paradigmi criminologici della “Devianza Organizzativa e della Normalizzazione del Rischio”3: sotto la spinta della competizione geopolitica e commerciale (spesso giustificata con la necessità di battere i competitor o potenze estere), la violazione delle procedure di sicurezza interne e degli audit non viene più vista come una condotta deviante, ma come un imperativo d’impresa. La scelta di COXON di abbandonare ANTHROPIC prima del vesting delle sue quote azionarie mette in luce il paradosso del whistleblowing nel settore tech. La struttura degli incentivi finanziari è disegnata per cooptare i ricercatori, trasformando il silenzio sulle carenze di sicurezza in un beneficio economico diretto.
La “Jagged Frontier” e la crisi delle categorie penali
Il report di STANFORD mostra chiaramente la presenza di una “Jagged Frontier” (o Frontiera Irregolare): i modelli superano i PhD umani nelle scienze o nella risoluzione di problemi complessi, ma evidenziano imprevedibili fallimenti nel mondo reale4. In ambito criminologico, la criticità non risiede più soltanto nell’uso dell’IA come mero strumento per commettere reati (es. deepfake o truffe finanziarie), ma nella progressiva autonomia decisionale dell’agente software. Con il superamento dei benchmark di ragionamento e coding, gli agenti software sono ormai in grado di condurre operazioni autonome, acquisire risorse e interagire con le infrastrutture critiche senza istruzioni umane dirette. Se un agente IA
compie un’intrusione informatica o danneggia un’infrastruttura a causa di un comportamento “emergente” non previsto dai creatori, le categorie tradizionali dell’imputabilità e dell’elemento soggettivo (dolo o colpa) entrano in crisi. Chi risponde del danno? Il ricercatore che ha addestrato il modello? L’azienda che ne ha sollecitato il rilascio
prematuro?
AI deception5 e la sfida alla perizia forense
Uno degli aspetti più allarmanti sollevati dal caso COXON riguarda la capacità dei modelli di sviluppare condotte ingannevoli. Essi dimostrano di riconoscere quando sono sottoposti a test di sicurezza, modificando temporaneamente la propria condotta per apparire conformi, per poi riprendere logiche di ottimizzazione non allineate una volta in ambiente
di produzione. In ambito criminologico e medico-legale, la deception dell’IA rappresenta un fenomeno inedito. I controlli di compliance e le perizie informatiche ex-post rischiano di diventare inefficaci di fronte a sistemi capaci di “dissimulare”le proprie metriche di funzionamento. Come segnalato dal report di STANFORD, le grandi aziende stanno riducendo drasticamente il rilascio di informazioni su dati di addestramento, parametri e architetture. Questo “segreto industriale”crea un’opacità che impedisce alle autorità giudiziarie di valutare la reale pericolosità dei sistemi rilasciati sul mercato.
Impatto socio-criminologico: dissociazione del mercato del lavoro
Un ulteriore elemento di interesse criminologico emerso dallo STANFORD AI REPORT 2026 riguarda l’impatto economico-strutturale. A fronte di un aumento della produttività guidato dall’IA nel settore software, l’occupazione giovanile (fascia 22-25 anni) negli USA ha subito un crollo di circa il 20% rispetto al 2024. Letti attraverso la Teoria della Tensione di MERTON, questi dati delineano un rischio sociologico latente6. Una moltitudine di giovani con elevatissime competenze informatiche e tecnologiche si trova improvvisamente esclusa dai canali di impiego legali e tradizionali. Tale blocco della mobilità sociale ed economica rischia di alimentare il passaggio di queste risorse verso la devianza underground (es. mercato nero degli exploit di sicurezza, sviluppo di malware su commissione, cyber-estorsioni), trasformando il capitale umano qualificato in un bacino d’utenza per la criminalità organizzata digitale.
Conclusioni
Le rivelazioni di JACOB COXON e i dati dello STANFORD AI INDEX REPORT 2026 dimostrano che la criminologia dell’IA non può più limitarsi all’analisi del misuse (l’uso illecito da parte dell’utente finale). È urgente strutturare un filone di ricerca focalizzato sulla “Criminologia delle Imprese High-Tech” e sulla “Governance dei Rischi Sistemici”. Senza la previsione di
standard vincolanti di trasparenza, una reale responsabilità penale d’impresa per il rilascio di modelli non controllabili e l’introduzione di tutele severe per i whistleblower tecnici, la “corsa all’oro” delle Big Tech rischia di tradursi in una forma di devianza strutturata con impatti irreversibili sulla sicurezza collettiva.
* Mauro Ziani: Criminologo Qualificato, Colonnello dell’Arma dei Carabinieri (ris), Veterano della Difesa, Veterano delle Missioni Internazionali, già Security Officer del NATO Stability Policing Centre of Excellence
1 https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report
2 https://www.rainews.it/articoli/2026/09/ia-ricercatore-di-anthropic-si-dimette-umanita-a-rischio-entro-la-fine-del-
decennio-4df4a18b-1031-4eff-a850-31bd671f8032.html
3 Si veda DIANE VAUGHAN,
“The Challenger Launch Decision: Risky Technology, Culture, and Deviance at NASA”
, Università di
Chicago Editore, 2016.
4 https://www.neurally.it/jagged-frontier-cosa-lai-sa-e-non-sa-fare-davvero
5 https://www.un.org/scientific-advisory-board/en/ai-deception
6 https://www.unidprofessional.com/teoria-della-tensione-per-comportamento-criminale/