Pierpaolo Pasolini: dopo 49 anni ancora dubbi investigativi sulla morte.

[di Monica Atzei]*

Lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini venne assassinato la notte tra l’ 1 e il 2 novembre del 1975; il suo corpo massacrato, fu ritrovato in un campetto tra Ostia e Fiumicino, in una zona che in quegli anni era di forte degrado ambientale e chiamata Idroscalo.

Ultimamente, come per altri casi italiani avvolti nel mistero, si sta rivalutando la riapertura delle indagini, in quanto si sospetta la partecipazione di altre tre persone. Ad oggi, in tutti e tre i gradi di giudizio è stato condannato solo Giuseppe Pelosi chiamato anche “Pino La Rana”, ma la dinamica dei fatti è stata sempre contestata e studiata da più fronti.

La nuova richiesta è stata fatta dal regista David Grieco e riassume i risultati delle indagini condotte anche dall’ex legale della famiglia Pasolini: vi sono nuovi elementi raccolti tra il 2010 e il 2015. A detta dell’ex legale: “tra  i risultati sarebbero stati individuati anche tre DNA diversi presenti sulla scena del crimine e che non appartengono né a Pasolini né a Pelosi. Alla luce di quest’ ultimo dato è stato chiesto di mappare il DNA di criminali schedati all’epoca dei fatti e soprattutto agli appartenenti all’estrema destra eversiva. I DNA sono stati ritrovati uno all’interno dei jeans di Pasolini, un altro sulla maglia di lana a maniche lunghe che dovrebbe essere stata indossata da Pelosi e uno su un plantare di piede destro che sarebbe riconducibile a Giuseppe Mastini, alias “Johnny lo Zingaro”.

Ma ci sono ancora altri reperti e il Ris di Roma li sta nuovamente esaminando con delle nuove tecniche che negli anni ’70 non erano contemplate.

Già si erano profilati nuovi scenari oscuri e sconvolgenti, legati all’ ultimo e incompiuto romanzo dello scrittore, intitolato “Petrolio” e, specialmente, a un capitolo mai più ritrovato ”Lampi sull’Eni”, che potrebbe chiarire aspetti prima non esaminati e legami insospettabili tra la morte di Pasolini, quella del presidente dell’Eni, Enrico Mattei (morto nel 1962 quando l’aereo su cui viaggiava precipitò e per cui furono aperte varie inchieste giudiziarie) e del giornalista Mauro De Mauro (rapito da Cosa Nostra nel 1970 e mai più ritrovato).

E, vi è anche una delle ipotesi degli ultimi anni, quella per cui ci fossero stati dei mandanti, ma chi e per quale motivo? Si è sospettato a lungo del furto di alcune “pizze” del film “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, Pasolini voleva riaverle, forse fu attirato all’Idroscalo con la promessa che gli sarebbe stato riconsegnato quel materiale cinematografico? Molti suoi amici e conoscenti dichiararono subito che nei giorni prima dell’omicidio egli era nervoso e preoccupato.

E cosa c’entrano il romanzo “Petrolio” e il capitolo scomparso? Mistero…

“Pasolini poteva essere a conoscenza di dettagli importanti su altri casi irrisolti famosi della nostra storia: l’omicidio del presidente dell’ Eni Enrico Mattei e del giornalista Mauro De Mauro, fatto sparire mentre indagava sulla sua morte. Pasolini potrebbe essere stato ucciso perché aveva ricostruito in quel capitolo sparito, snodi decisivi del delitto Mattei” ha spiegato in un’ intervista Simona Ruffini.

Pasolini, un poeta, un letterato tra i più prolifici e seguiti del ‘900 non venne soltanto “ucciso ma massacrato, violato, umiliato” dai suoi carnefici; la sua morte sarà lenta e consapevole: il poeta fu picchiato fino a renderlo irriconoscibile e fu travolto volutamente da un’ automobile che gli fece scoppiare il cuore.
Lucia Visca, la prima giornalista che arrivò sul luogo dove venne ritrovato il corpo di Pasolini, capì subito che l’omicidio era stato particolarmente efferato.

Nonostante la confessione e la condanna di Giuseppe Pelosi, allora soltanto 17enne che aveva accettato l’invito dello scrittore ad appartarsi con lui e che confessò di averlo ucciso da solo (anche se in primo grado fu condannato per omicidio in concorso con ignoti), i punti poco chiari emersero sin da subito.

Il sospetto che il giovane imputato non avesse potuto commettere da solo una tale efferatezza non è mai del tutto scomparso, né il pensare il perché di tanta ferocia “gratuita” e, non in ultimo, le tracce di una seconda automobile sulla scena del delitto e forse anche altro…

C’è, ad esempio, un filmato girato la mattina dopo il delitto, dall’ amico e aiuto regista di Pasolini, Sergio Citti e che non fu mai preso in considerazione pur riproducendo la scena ancora integra in cui l’omicidio era avvenuto, poi, alcuni indumenti che non appartenevano né a Pelosi, né a Pasolini, alcune testimonianze come quella di un pescatore secondo cui nel campetto dell’ Idroscalo c’erano più auto, ci sono anche le tavolette con cui Pelosi disse di aver colpito il poeta che sono friabili, sbriciolate e sembra strano che abbiano potuto essere solo loro a procurare le profondissime lesioni sul corpo della vittima e poi abbiamo le dichiarazioni di Pelosi del 2005 che, dopo 30 anni in cui aveva sostenuto con caparbietà di aver ucciso Pasolini da solo, dichiarò che con lui c’erano altre persone e alcune di esse parlavano con accento siciliano.  L’ ex ragazzo di vita sostenne di non averlo raccontato prima per paura e di essere anche stato minacciato.

Anche Angelino Alfano quando era ministro intervenne sul caso dicendo: ”La risposta è una sola: accertare la verità… Vale non soltanto ad accertare le responsabilità penali, ma a far chiarezza sul piano storico- politico oltreché su quello giudiziario. Condivido… l’opportunità di guardarsi indietro, senza paura e senza reticenze, perché questa è l’unica strada coerente con valori di una democrazia finalmente matura”

Il tutto continua, a distanza di quasi 50 anni, ad essere come una matassa difficile da sbrogliare, è possibile sbrogliarla e riallacciare i fili di una trama complessa per ridare voce a chi non può più parlare?

In tanti hanno cercato di trovare le prove a sostegno delle proprie tesi, come Giuseppe Zigaina, un amico di Pasolini che ha scritto cinque libri in cui sostiene che lo scrittore avrebbe “organizzato” la propria morte “per entrare nel mito”.

Altri, tanti, hanno raccontato il menefreghismo, le storture e le coperture che hanno accompagnato le indagini fin dall’inizio e che hanno reso sempre più fitta la nebbia sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini.

Altri sostengono che Pasolini si stava documentando sul delitto Mattei e sul rapimento di De Mauro: sono stati rubati dei suoi scritti? Chi ha rubato sospettava che Pasolini stava per rivelare una verità scomoda sulla morte di Mattei? E ora con questa nuova richiesta si riuscirà a trovare almeno qualche risposta alle tante domande? Come diceva lo stesso Pasolini:”La morte non è nel non esserci più ma nel non poter più comunicare”.

[Monica Atzei – criminologa qualificata AICIS, giornalista ed insegnante, esperta in educazione e studio delle fonti].