Femminicidio e sindrome del kamikaze
Alla fine, c’è un minimo comune denominatore in tutti i femminicidi: chi uccide ragiona come un kamikaze che per abbattere l’atro si infrange contro la prospettiva del carcere a vita, se non si suicida fisicamente. L’omicidio è premeditato, ma l’assassino non si nasconde. Dopo poche ore crolla psicologicamente e confessa. Solo abbozza un tentativo di dileguarsi ma prende solo tempo senza curarsi di cancellare le tracce che in modo non...