Marco Pantani, archiviata l’inchiesta sul coinvolgimento della camorra

“Mi hanno tradito, mi hanno fregato”. Un ritornello. Marco Pantani lo avrà ripetuto dieci, cento, mille volte nei 1.715 giorni del suo calvario: 5 giugno 1999 (data della sua morte sportiva) -15 febbraio 2004 (la sua morte effettiva).

Questo l’incipit dell’articolo di Massimo Pandolfi su Il Resto del Carlino (Cronaca di Cesena 13 maggio 2026).  Ma – sostiene il giornalista – la ricerca di una verità giudiziaria sulla storia finita male di Marco Pantani, il Pirata, è andata a sbattere contro un nuovo muro. Un altro brutale stop. La Procura di Trento si è arresa: la pm Patrizia Foiera ha chiesto di archiviare l’inchiesta “sull’associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso”.

Quasi cinque anni prima della morte Pantani stava stravincendo il Giro d’Italia, era un eroe popolare. A Madonna di Campiglio fu trovato con l’ematocrito alto ed escluso dalla corsa rosa. Gli fu sbattuta e appiccicata addosso l’etichetta del dopato, dello sportivo che vinceva non perché era il più bravo ma perché si drogava. Un’onta.

Su quella morte del cioclista, stroncato dalla cocaina nella Riviera romagnola c’è ancora un’indagine pendente a Rimini. Overdose o delitto? Da tempo la Procura ha chiesto di archiviare la vicenda, ma la famiglia si è opposta e il giudice deciderà a breve. Come a Trento.

Ma a Trento la pm Foietta ha fatto capire che i conti non tornano, che in quei controlli antidoping c’è stato qualcosa di anomalo, ma che “ha giocato contro il lungo tempo trascorso e la scomparsa di protagonisti di primo piano dell’epoca (il medico che gli fece il prelievo; ndr), i quali avrebbero potuto illuminare questa nuova lente investigativa”.

Si è sempre che detto che la camorra aveva puntato forte al Giro d’Italia contro la vittoria di Pantani. Lo confessò il bandito Renato Vallanzasca: “Un detenuto mi disse di scommettere 5 milioni sulla sua esclusione dal Giro”. Lo disse anche un collaboratore di giustizia, ex capo clan: “Se Pantani vinceva il Giro, il banco saltava. E la camorra avrebbe dovuto pagare diversi miliardi in scommesse clandestine. Una bancarotta”.

Continua il giornalista Massimo Pandolfi su Il Resto del Carllino: E così quella mattina del 5 giugno 1999 arrivò l’antidoping a Madonna di Campiglio, e lo sapevano anche i muri che sarebbero arrivati gli ispettori a controllare il Pirata. Ci raccontò Andrea Agostini che era il suo manager e amico d’infanzia: “L’ematocrito di Marco venerdì sera era a 48, regolarissimo, ben sotto il limite del 50. All’alba del sabato, il controllo degli ispettori: ematrocrito a 51,8”. Fuorilegge. Poco dopo di nuovo in regola. Ci fu uno scambio di provette? Indimostrabile, sentenziano in fondo le 150 pagine di resa della Procura di Trento: la magistrata ha sentito 70 persone, ma niente da fare. “Dopo Campiglio. Pantani fu lasciato solo” ha scritto la pm, come a far intendere che neppure per lei, che pure chiede l’archiviazione, c’è qualcosa che non va. Ma vallo a provare…