Ci siamo mai chiesti perché un’immagine pubblicitaria riesca a provocarci un fastidio così viscerale, quasi fisico?
Succede in questi giorni osservando la nuova campagna di Apple. Nelle immagini, un bambino di appena tre anni maneggia un iPhone con la disinvoltura di chi ha appena imparato a camminare. Sia chiaro: non si tratta di muovere una guerra di religione contro un oggetto di straordinario ingegno tecnologico che accompagna e semplifica le nostre vite quotidiane. La questione non è il dispositivo in sé, ma il messaggio implicito: l’idea che vedere le mani di un bambino così piccolo su un iPhone sia un fatto del tutto naturale, quotidiano, persino auspicabile.
La nostra prima reazione è di rifiuto. Sappiamo bene, dati della neuroscienza alla mano, quanto il cervello in quella fase di vita sia una materia fragile e preziosa, e come la sovrastimolazione di uno schermo rischi di interferire con lo sviluppo della sostanza bianca, della concentrazione e della regolazione emotiva.
Eppure, man mano che la reazione emotiva si posa, affiora un dubbio più sottile e sgradevole. La sensazione che quel messaggio non stia inventando nulla, ma ci stia semplicemente mettendo davanti a uno specchio.
Basta uscire di casa, camminare tra i tavoli di un ristorante la sera, salire su un treno o guardare nel chiuso delle nostre case. Vediamo continuamente piccoli volti illuminati dalla luce blu di uno smartphone, ipnotizzati e silenziosi, mentre attorno a loro il mondo degli adulti continua a scorrere senza intralci.
E io ne ho la diretta testimonianza di un tavolo accanto al mio qualche settimana fa in una braceria, e la voce di un papà che zittisce una bimba che non avrà avuto più di 4 anni dicendo “guarda il telefono, non alzare lo sguardo dallo schermo e stai zitta almeno fino a che finiamo di mangiare”.
La mia non è una suggestione o un attacco personale a quel genitore, è la fotografia del nostro presente. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che già tra gli undici e i quindici mesi di vita un bambino su tre trascorre quotidianamente del tempo davanti a un display, in aperto contrasto con le indicazioni dei pediatri che chiedono lo zero assoluto sotto i due anni. E indagini internazionali come quelle del Lurie Children’s Hospital confermano che oltre il 70% dei genitori impiega regolarmente i dispositivi come un anestetico comportamentale, una soluzione rapida per gestire la stanchezza o comprare un momento di quiete.
È in questo punto che la riflessione si fa profonda. È facile sorridere delle contraddizioni della Silicon Valley, dove molti dei creatori di questi strumenti scelgono percorsi educativi rigorosamente privi di tecnologia per i propri figli. Molto più difficile è guardare la nostra quotidianità, in cui finiamo per accettare lo smartphone come il primo regolatore emotivo della crescita.
La pubblicità ha fatto solo il suo mestiere: ha fotografato una consuetudine già diffusa, rendendola un’immagine patinata e accettata.
Condannare la comunicazione di un brand resta l’esercizio più semplice. Ma se quel display è diventato il confine rassicurante tra la nostra stanchezza e la vivacità di un bambino, siamo davvero sicuri che la nostra rabbia sia rivolta a chi produce l’iPhone, o piuttosto a ciò che abbiamo accettato di lasciargli sostituire?
Se vi interessa approfondire i dati vi consiglio di spulciare questi link, magari iniziamo davvero tutti a farci un esame di coscienza.
- Indagine e Report Lurie Children’s Hospital (71% d’uso in pubblico / 49% uso quotidiano per la gestione familiare): ” Le statistiche sul tempo trascorso davanti allo schermo rivelano come i genitori utilizzino i dispositivi elettronici come babysitter, strumenti educativi e di intrattenimento.”
- Fonte: Ann & Robert H. Lurie Children’s Hospital of Chicago – National Survey on Screen Time and Parenting Dynamics (Pubblicato ad ottobre 2025).
- Riferimento: Lurie Children’s Hospital – Screen Time Statistics & Parenting Report
- Dati Istituto Superiore di Sanità (ISS) sull’esposizione 11-15 mesi in Italia:
- Fonte: Epicentro – Il portale dell’epidemiologia per i sanità pubblica (ISS), Sistema di Sorveglianza 0-2 anni – Indagine sull’esposizione precoce agli schermi.
- Riferimento: ISS Epicentro – Sorveglianza 0-2 anni: Esposizione a schermi
- Linee guida di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Società Italiana di Pediatria (SIP):
- Fonte: WHO Guidelines on Physical Activity, Sedentary Behaviour and Sleep for Children Under 5 Years of Age; e Documento d’Indirizzo della Società Italiana di Pediatria (SIP) su Bambini e Media Digitali.
- Riferimento: Linee Guida OMS – Screen time nei primi anni di vita e Società Italiana di Pediatria – Posizione sull’uso dei media digitali nei bambini da 0 a 8 anni