di Roberto Puleo
In un precedente articolo ho sottolineato l’importanza delle Forze dell’Ordine in una società civile, basata sui principi fondamentali della convivenza e della sicurezza collettiva. Oggi ritorno sull’argomento per approfondire un episodio recente che ha sollevato numerose polemiche: l’intervento di un carabiniere che ha ucciso un cittadino extracomunitario armato di coltello durante un episodio violento. Questo evento mette in luce la necessità di riflettere sull’uso legittimo delle armi, sulle normative che lo regolano e sulla formazione delle Forze dell’Ordine per garantire una giustizia equilibrata. Il dibattito pubblico ha spesso preso una piega fuorviante, alimentando disinformazione e opinioni non supportate dai fatti o dalla normativa vigente.
La sera della vigilia di Capodanno, intorno alle 22:30 a Rimini,villa Verrucchio, un cittadino egiziano di 23 anni, uno dei tanti cittadini extracomunitari che l’Italia ha accolto a braccia aperte, ha aggredito con un coltello diverse persone, ferendone quattro, a partire da un ragazzo che stava prelevando un pacchetto di sigarette da un distributore automatico. Sono intervenuti i Carabinieri, che hanno tentato di fermarlo; poi uno di loro, il comandante della stazione, ha sparato un colpo uccidendo l’aggressore, accoltellatore. Questo episodio ha suscitato reazioni contrastanti, tra chi elogia l’azione del Maresciallo dei carabinieri e chi invece ne critica la proporzionalità rispetto alla minaccia.
L’uso delle armi e la normativa vigente
L’uso delle armi da parte delle Forze dell’Ordine è regolamentato dal Codice Penale italiano, che prevede circostanze specifiche in cui tale azione può essere considerata legittima. Ai sensi dell’articolo 52 c.p., la legittima difesa è ammessa quando l’azione è necessaria per difendere la propria o altrui incolumità da un pericolo attuale e grave. L’articolo 53 c.p., invece, disciplina l’uso delle armi da parte di pubblici ufficiali, consentendolo solo quando indispensabile per adempiere al proprio dovere e nel rispetto della proporzionalità della risposta rispetto alla minaccia.
La legittimità dell’uso delle armi si basa su criteri di necessità, proporzionalità e adeguatezza. L’articolo 55 c.p. introduce il concetto di eccesso colposo, che si verifica quando l’agente, pur agendo in legittima difesa, eccede nei mezzi o nella misura della risposta. La dinamica dell’episodio di Rimini solleva alcune questioni fondamentali: la proporzionalità dell’azione, la formazione delle Forze dell’Ordine e lo stress operativo. Il carabiniere ha sparato per fermare una minaccia immediata, ma resta da valutare se fosse possibile un intervento meno letale, come colpire agli arti inferiori per immobilizzare l’aggressore senza ucciderlo.
Il contesto anatomico e operativo
Nel caso in esame, ci troviamo di fronte a una figura maschile che minaccia alcune persone e le aggredisce con una lama di circa 22 cm, un’arma certamente pericolosa ma che richiede un’azione ravvicinata per risultare letale. Dall’altra parte, abbiamo un appartenente alle Forze dell’Ordine addestrato – o che si presume debba esserlo – per fronteggiare situazioni di questo genere e dotato di un’arma da fuoco, uno strumento più efficace e letale rispetto a un coltello. Una pistola consente di neutralizzare una minaccia a distanza e con rapidità, a differenza di un coltello, che per essere letale necessita di un contatto fisico diretto.
Il corpo umano è suddiviso tra tronco e arti inferiori. Proporzionalmente, il tronco occupa metà dello spazio corporeo e contiene organi vitali, mentre le gambe rappresentano l’altra metà e offrono una zona meno letale. Sparare alle gambe di un aggressore consente, con un rischio minore per la sua vita, di neutralizzarlo. Questo approccio richiede però calma, addestramento e prontezza di riflessi. Nel caso specifico, l’aggressore, armato di coltello, avrebbe comunque dovuto compiere un’azione più complessa e meno immediata per risultare letale rispetto al carabiniere dotato di pistola. Se adeguatamente preparato, il carabiniere avrebbe avuto tutto il tempo di mirare agli arti inferiori. Sparare al tronco, causando la morte immediata, evidenzia dunque un errore operativo o un deficit formativo.Probabilmente si tratta di un’enfasi emotiva provocata dalla paura.
Di fronte a un pericolo, infatti, il nostro corpo rilascia un ormone – l’adrenalina – che induce cambiamenti fisici e mentali preparandoci all’azione: possiamo fuggire, restare immobili (flight or freeze), o reagire impulsivamente e, risolvere il problema rapidamente.
I rischi di un approccio non critico
È preoccupante che molti commenti pubblici abbiano elogiato l’azione omicida del carabiniere senza un’analisi approfondita. Ancora più grave è l’equiparazione dell’aggressore a un terrorista, alimentando un clima di paura e distorcendo la realtà dei fatti. Un crimine violento non è automaticamente un atto terroristico. Il vero terrorismo, in questo caso, è stato mediatico: un’escalation di narrazioni che diffondono paura e disinformazione, affrontando il problema in modo sensazionalistico e privo di profondità.
La formazione e il futuro delle Forze dell’Ordine
Questa narrazione rischia di danneggiare le Forze dell’Ordine stesse, assolvendo gli agenti di Polizia dall’obbligo di discernere e valutare la migliore azione da intraprendere. Si finisce così per considerarli macchine, delegando a robot il ruolo di agenti senza responsabilità. Un’ipotesi che, seppur paradossale, dimostra come la componente emotiva e l’assenza di formazione adeguata possano portare a esiti peggiori rispetto a una macchina programmata per neutralizzare una minaccia con precisione.
L’addestramento delle Forze dell’Ordine gioca un ruolo cruciale nella gestione di situazioni critiche, consentendo di valutare rapidamente le opzioni disponibili e di scegliere quella più appropriata, minimizzando i rischi per tutte le parti coinvolte. Le condizioni di lavoro, spesso caratterizzate da carenze di personale e risorse, possono influire negativamente sulla capacità di discernere e reagire in maniera ottimale.
Un altro aspetto problematico emerso nel dibattito è la diffusione di informazioni imprecise e giudizi affrettati, che rischiano di polarizzare l’opinione pubblica. In molti casi, le narrazioni mediatiche e le opinioni divulgate sui social network distorcono i fatti, creando una percezione falsata degli eventi. Questo fenomeno è pericoloso, poiché alimenta un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni e riduce la possibilità di un confronto sereno e costruttivo. È fondamentale promuovere un confronto basato su dati oggettivi e sulla conoscenza delle normative, evitando semplificazioni pericolose e strumentalizzazioni politiche.
Per garantire un equilibrio tra sicurezza pubblica e diritti individuali, è necessario rafforzare la formazione, introdurre programmi di addestramento avanzati con simulazioni realistiche, valutare la necessità di riforme legislative che chiariscano ulteriormente i limiti e le modalità di utilizzo delle armi e garantire indagini accurate e trasparenti su ogni caso di uso della forza letale, per tutelare sia le Forze dell’Ordine sia i cittadini.
L’uso legittimo delle armi è un tema complesso, che richiede un equilibrio tra la tutela della sicurezza collettiva e il rispetto dei diritti fondamentali. Episodi come quello di Rimini evidenziano la necessità di investire nella formazione e di promuovere un dibattito pubblico informato, per evitare che le Forze dell’Ordine siano percepite come strumenti privi di discernimento o, al contrario, come bersagli di critiche indiscriminate. Solo attraverso un approccio rigoroso e bilanciato è possibile costruire una società più sicura e giusta.
Bibliografia
- Codice Penale italiano: Artt. 52, 53, 55.
- Mantovani, F. (2011). Diritto penale. Parte generale. Cedam.
- Marinucci, G., & Dolcini, E. (2020). Manuale di diritto penale. Giuffrè.
- Ricci, G. (2018). Uso della forza e responsabilità penale. Giappichelli.
- Salerno, P. (2022). “La proporzionalità nell’uso legittimo delle armi: una questione di formazione”, in Rivista italiana di criminologia.
Dr. Roberto Puleo, Criminologo Qualificato AICIS