Tre omicidi nel segno del cinismo imperante

A Fano, Luca Ricci, 50 anni, dopo 16 ore di interrogatorio ha confessato di aver ucciso entrambi i genitori nella villetta dove abitavano. La mattina antecedente l’uomo aveva strangolato la madre Luisa Marconi, 70 anni, e colpito a martellate il padre Giuseppe Ricci, 75 anni. Non volevano dargli altri soldi dopo che aveva fatto perdere loro la casa per i suoi debiti. 

La notte scorsa a Racale, in provincia di Lecce, un 22enne ha colpito con due coltelli, in più parti del corpo, la sua ex fidanzata 21enne che ora è ricoverata in gravi condizioni. Non aveva mai accettato la fine della loro relazione durata sei anni e terminata da circa un mese.

A Pescara domenica scorsa un 17enne è stato ucciso brutalmente, con 25 coltellate, per un debito di non più di 250 euro. Per l’omicidio sono stati arrestati due liceali sedicenni, l’uno figlio di una avvocata, l’altro figlio di un maresciallo dei Carabinieri. Il contesto in cui è maturato il delitto è quello del piccolo spaccio di droga. I due, emerge dalle prime ricostruzioni, continuano a colpirlo anche quando lui è già esanime a terra. Poi hanno nascosto il corpo tra le sterpaglie e si sono allontanati. Hanno raggiunto gli altri amici e tutti insieme sono andati al mare, in uno stabilimento balneare del centro, per fare il bagno. In acqua, stando alle testimonianze raccolte, hanno abbandonato il coltello.

Sono due gli aspetti da analizzare: i legami affettivi brutalmente spenti, o la provenienza dei giovani da buone famiglie (nel caso di Pescara) e la violenza spropositata nel commettere gli omicidi. Strangolare la madre e sentirsela morire nelle proprie mani; prendere a martellate il proprio padre; l’utilizzo del coltello per sopprimere la ex che non ti vuole più; non una, non due, ma 25 coltellate per riscuotere un credito ed infierire sul cadavere. Tre episodi, tre dimostrazioni della perdita di valori affettivi e solidali nell’epoca del cinismo totale.