Traffico di opere d’arte e di reperti, più di 1milione i pezzi da recuperare. I Carabinieri indagano con l’aiuto dell’intelligenza artificiale

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C’è un crimine piuttosto grave e diffuso di cui si parla poco o niente, anche se genera proventi illeciti davvero significativi: si tratta del mercato illegale di beni culturali, opere d’arte e reperti archeologici. Il numero delle opere sottratte illegalmente e non ancora recuperate tocca vette inaspettate: quasi 1,3 milioni. Per l’esattezza, 1.281.464 opere circolanti nel mercato illegale. Sono i dati certi elaborati dall’Arma dei carabinieri, tutela patrimonio culturale (Tpc), sulla base delle denunce note. Il valore economico di un simile mercato illegale è di difficile stima. L’unico dato certo è che nell’anno 2022 il valore degli oltre 48mila beni ritrovati ammontava a più di 84 milioni di euro. Facendo le dovute proporzioni possiamo farci l’idea di quanto valgono il milione e più di pezzi non recuperati. Numeri mirabolanti ai quali vanno aggiunti quelli dei falsi: poco più di un migliaio quelli sequestrati nel 2022, ma con un valore complessivo – nel caso di immissione nel mercato legale – di 86 milioni di euro. Completano il quadro i ritrovamenti “fortuiti”, cioè la mole di beni che, non presenti all’interno della banca dati, vengono di volta in volta alla luce nel corso delle indagini.

Dietro un così vasto fenomeno non può che giocare un ruolo fondamentale una organizzazione bene oliata: si parte dallo scavo clandestino oppure dal furto, fino ad arrivare al riciclaggio e all’autoriciclaggio, passando per la ricettazione. Il tombarolo e il ladro rappresentano quindi solo il primo anello della filiera; poi entrano in gioco i ricettatori di primo o secondo livello, a seconda dell’importanza delle opere d’arte trafugate e della complessità di piazzarle nel mercato legale. Si passa poi al livello dei grandi broker internazionali: mercanti d’arte che agiscono nell’illegalità dissimulando la loro vera natura criminosa, che agiscono falsificando la documentazione o mistificando la provenienza e l’origine del bene trafugato, per consentirne la vendita nelle più importanti case d’asta a soggetti che in genere acquistano in buona fede. Come già detto di un certo rilievo è anche il fenomeno dei falsi d’autore che vengono realizzati da autori in grado di riprodurre, con delle tecniche non solo artistiche ma anche scientifiche, le colorazioni, nel caso dei dipinti, o la retrodatazione della tela; questa, sottoposta a indagini di laboratorio, riesce così a essere attribuita proprio all’epoca in cui l’autore vero realizzava quei quadri, e a essere quindi messa sul mercato.

Gli strumenti investigativi:

La Banca dati: – Il primo strumento a supporto delle indagini la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, che dal 1991 permette di confrontare gli oggetti censiti con quanto sottoposto a controlli. Viene monitorato anche il web considerata l’importanza acquisita dal mercato dell’arte online. Nella banca dati Arma dei carabinieri sono inseriti i dati su otto milioni di opere d’arte; il sistema viene alimentato con i dati acquisiti durante le attività, non solo quelle repressive, ma anche di controllo amministrativo del Nucleo Specializzato dell’Arma.  Con il supporto Unesco, l’idea sarebbe quella di realizzare una rete mondiale di catalogazione delle opere d’arte; o da ricercare, o in generale presenti sul territorio.

L’Intelligenza artificiale: – A supportare le investigazioni oggi contribuisce anche l’intelligenza artificiale. L’Arma ha infatti sviluppato il progetto Stolen works of art detection system (Swoads) che parte con la raccolta di soggeti potenzialmente interessanti dal web, dai social media, dal dark web o di ricevere la trasmissione delle immagini raccolte dagli operatori. In questa fase l’intelligenza artificiale viene applicata durante il “web scraping”, per simulare il comportamento umano nella navigazione delle pagine web o nel monitoraggio dei post sui social network. Le informazioni vengono in seguito vagliate con strumenti basati sull’impiego dell’intelligenza artificiale, per la comparazione automatica delle immagini e la ricerca evoluta dei contenuti testuali e descrittivi, alla ricerca di corrispondenze con il contenuto dei data asset di riferimento. Terzo passaggio, il sistema propone una lista di riscontri positivi da validare o rigettare, a conclusione del processo. Ed è già in corso un upgrade che garantirà, ad esempio, l’analisi e il riconoscimento di oggetti tridimensionali, tramite processi di pseudoscansione, o la “lettura” dei video per individuare beni culturali all’interno dei frame. Per questo innovativo progetto di recente, nell’ambito del principale congresso mondiale per il comparto sicurezza a Dubai, è stato assegnato ai carabinieri il premio Innovative police force award.

La velocità nell’intervenire: Non è sempre facile rintracciare le opere ma soprattutto non è semplice risalire a tutta l’articolata filiera, dagli autori dei furti e degli scavi clandestini a ricettatori e riciclatori. Ma per l’indagine è la velocità ad essere un fattore cruciale. Perché un conto è rinvenire le opere mentre circolano in Italia, altro conto è rintracciarle quando hanno lasciato il territorio nazionale. In Italia la normativa è piuttosto stringente ma purtroppo non è così ovunque. Altri Paesi hanno regolamentazioni differenti e non tutti i reati previsti nell’ordinamento italiano lo sono anche fuori dai confini.

Gli ultimi risultati operativi – Nel 2023 il Nucleo tutela patrimonio culturale (Tpc) dell’Arma ha recuperato oltre 100mila beni d’arte, un valore complessivo stimato in poco meno di 265 milioni di euro.

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