Rigopiano: sentenza della Cassazione e nuovi sviluppi giudiziari

A cura di Francesco Paolo Iacovelli

Criminologo qualificato AICIS L.4/2013

 

La tragedia dell’Hotel Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio 2017 a Farindola (Pescara) e costata la vita a 29 persone, segna un nuovo capitolo con la recente sentenza della Corte di Cassazione. La decisione, emessa il 3 dicembre 2024, conferma alcune condanne e dispone un nuovo processo d’appello per altri imputati, aprendo importanti riflessioni sul sistema di gestione delle emergenze in Italia. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a un anno e otto mesi per Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara, imputato per falso e rifiuto di atti d’ufficio. Provolo, secondo l’accusa, non avrebbe adottato misure preventive nonostante i segnali di rischio valanghivo nella zona. La conferma della condanna rappresenta un punto fermo in un processo complesso e ha sancito la responsabilità di uno dei principali rappresentanti delle istituzioni locali.

Nuovo Processo d’Appello per Sei Imputati

La Cassazione ha annullato alcune assoluzioni emesse in secondo grado, disponendo un processo d’appello bis per sei imputati, tra cui dirigenti regionali e il sindaco di Farindola dell’epoca, Ilario Lacchetta. Quest’ultimo è accusato di non aver convocato la commissione valanghe né disposto lo sgombero dell’hotel, nonostante l’isolamento evidente della struttura. Al centro delle accuse anche il rilascio dei permessi edilizi per costruire l’hotel in un’area a rischio valanghe.

Tra i coinvolti figurano anche Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, vertici della Provincia, e Bruno Di Tommaso, ex gestore dell’hotel, la cui posizione sarà nuovamente esaminata. La decisione della Cassazione riapre quindi il dibattito sulle responsabilità penali per la mancata prevenzione del disastro. Secondo i giudici, le sentenze precedenti non hanno adeguatamente approfondito alcuni elementi fondamentali, tra cui il mancato rispetto delle normative di protezione civile e la catena di comando durante l’emergenza. La Cassazione ha inoltre evidenziato l’importanza di riesaminare il reato di disastro colposo, contestato a diversi imputati, per garantire una piena giustizia alle vittime.

La reazione dei familiari delle vittime e le implicazioni della sentenza.

I familiari delle vittime, rappresentati dall’avvocato Massimiliano Gabrielli, hanno accolto con favore la sentenza della Cassazione. «Per una volta la giustizia ci ha dato uno scampolo di verità», ha dichiarato Gabrielli. La decisione garantisce anche che il reato di omicidio colposo non cada in prescrizione, mantenendo aperta la possibilità di risarcimenti per le parti civili. La tragedia di Rigopiano ha messo in luce lacune significative nella gestione delle emergenze e nella pianificazione territoriale. La mancata evacuazione dell’hotel e l’assenza di interventi tempestivi rappresentano un monito per l’adozione di riforme strutturali. Tra i punti critici emersi vi è l’importanza di rafforzare le competenze delle autorità locali nella gestione del rischio e di garantire una maggiore trasparenza nelle decisioni legate alla sicurezza pubblica.

Il processo d’appello bis rappresenta un’occasione cruciale per fare chiarezza sulle responsabilità residue. La nuova fase giudiziaria sarà seguita con attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei familiari delle vittime, nella speranza di ottenere una giustizia completa e definitiva. La vicenda Rigopiano resta un caso emblematico per riflettere sul delicato equilibrio tra prevenzione, responsabilità istituzionale e giustizia, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.