Omicidi irrisolti – “Black Dahlia”

di Monica Atzei

 

Tra gli omicidi irrisolti e misteriosi annoveriamo quello denominato “Black Dahlia” ovvero quello di Elizabeth Short, morta a Los Angeles nel 1947.

 

Chi era Elizabeth Short?

Elizabeth cresce a Medford nel Massachusetts. Suo padre abbandona la famiglia dopo la Grande Depressione; la ragazza soffre d’asma e la madre, all’età di sedici anni la manda in Florida perché il clima è più mite e spera che la salute migliori. Elizabeth qui incontra  un ufficiale dell’aviazione, tale Matthew Gordon Jr. Ma , nel 1943 si trasferisce a Vallejo, in California, per vivere con il padre, poi si sposta a Santa Barbara dove viene arrestata per aver assunto alcolici (era ancora minorenne). Ai suoi amici racconta che è fidanzata con Gordon e che presto la sposerà ma, quest’ ultimo viene ucciso nel 1945 durante la guerra. Nel 1946 , a 22 anni, Elizabeth si trasferisce a Los Angeles, qui, dopo il suo omicidio, tra i suoi effetti personali viene ritrovato un annuncio di matrimonio di Gordon con un’altra donna…

Il soprannome di Black Dahlia le venne dato per la sua abitudine di vestire di nero e trasparente e per la dalia che decorava i suoi capelli neri tinti, ma anche per la sua venerazione per il film “La dalia  azzurra” con l’attrice Veronica Lake, famosissima per la sua pettinatura con un’onda sul lato destro che le copriva metà del volto e la rendeva misteriosa.

Il fatto

Il 16 gennaio 1947, intorno alle 10 del mattino, Betty Bersinger fece una passeggiata accanto ad un terreno non edificato in una delle periferie di Los Angeles, mentre percorreva la strada si imbattè in una scena raccapricciante: vicino al marciapiede tra la West 39th Street e la South Norton Avenue, denominata “il viale degli amanti”, vi era il corpo mutilato di una donna nuda. Il corpo era stato tagliato in due all’altezza della vita, lavato con cura aspirando il sangue ed era posizionato con la parte inferiore a 30 cm circa da quella superiore. Gli occhi della ragazza erano aperti e le mani erano sopra la testa, con i gomiti flessi, le gambe erano divaricate, sui polsi, sulle caviglie e sul collo c’erano bruciature di corda, mentre le braccia, la coscia sinistra e la parte destra del petto presentavano delle lacerazioni, gli intestini erano stati messi sotto le natiche. Un ulteriore sfregio, gli angoli della bocca tagliati per dare l’ impressione che stesse sorridendo. Il killer della Dalia nera collocò il corpo della ragazza nella maniera analoga alla firma di Jack lo squartatore e che rappresentava l’umiliazione e la sottomissione della vittima anche dopo la morte. La scoperta del cadavere portò la polizia di Los Angeles ad avviare una caccia all’uomo senza precedenti; i detective Finis Brown e Harry Hansen si occuparono di perlustrare la zona in cui era stato rinvenuto il corpo ma gli elementi di prova che vennero trovati erano veramente pochi; la vittima fu identificata solo grazie alle impronte digitali: era Elizabeth Short. Gli investigatori ipotizzarono che potesse essere stata uccisa in un altro luogo e poi portata in quella zona. Il medico legale, Frederick Newbarr, stabilì che la causa della morte era stata una emorragia cerebrale in seguito a una commozione, insieme anche ad una perdita di sangue originata dalle lacerazioni al viso.

Ultimi istanti di vita

Nella primavera del 1946 Elizabeth aveva preso in affitto una stanza a Hollywood, vicino al nightclub Florentine Gardens e lavorava come cameriera. Aveva conosciuto alcune persone del mondo cinematografico, tra cui Mark Hansen (padrone di casa, coproprietario del night e di alcuni cinema). Una sua amica, Ann Toth, attrice e modella, riferì alla polizia che alla ragazza era stata promessa una parte nello spettacolo di burlesque del nightclub e questo si evince dall’ultima lettera inviata dalla Short alla madre. Il 9 gennaio la ventiduenne ritornò da un viaggio a San Diego insieme a Robert “Red” Manley, un uomo sposato che stava frequentando; arrivò al Biltmore Hotel e, fu vista con una abito nero attillato, utilizzare il telefono della hall e lasciare l’albergo a piedi. Camminò sino al Crown Grill Cocktail Lounge: i clienti riferirono di averla vista fermarsi come se fosse alla ricerca di qualcuno. All’ alba di mercoledì 15 gennaio, una berlina nera, guidata da qualcuno non identificato, parcheggiò vicino ad un terreno abbandonato a Leimert Park, lì il giorno dopo fu scoperto il corpo di Elizabeth Short.

Le lettere

Il giorno 21 gennaio, il direttore del giornale “Los Angeles Herald Examiner”, Jimmy Richardson, rispose ad una telefonata: dall’altro capo del telefono la voce di un uomo che riferiva di essere l’assassino che tutti ricercavano. L’uomo diceva che si sarebbe consegnato alla polizia e che avrebbe inviato via posta “qualche souvenir di Beth Short” (“L’ omicidio della Dalia Nera da “Il libro del Crimine”-Grimaudo). Il 24 gennaio arrivò una prima lettera, la missiva aveva le parole ritagliate da un giornale e incollate, all’ interno vi si trovavano il certificato di nascita della ragazza, la tessera sanitaria, delle foto e una rubrica con evidenziato il nome di Mark Hansen. Vennero recapitate altre tre lettere firmate da “Il Vendicatore della Dalia nera”, la prima era scritta a penna e dichiarava che “Il Vendicatore” si sarebbe consegnato il 29 gennaio; la seconda redatta con le lettere ritagliate da un giornale comunicava di dover scendere a patti con la polizia e la terza, datata 29 gennaio, riferiva che l’assassino aveva cambiato idea e non si sarebbe più consegnato.

I sospettati

Gli ispettori di polizia interrogarono circa 150 potenziali sospettati; l’amica Ann Toth informò la polizia che Mark Hansen aveva cercato di sedurre Elizabeth ma fu respinto: questo particolare  portò gli ispettori a credere che l’uomo avesse il movente per uccidere la ragazza. A rafforzare questa convinzione, il ritrovamento di una borsa e una scarpa appartenenti alla Short ritrovati all’interno di un cassonetto, vicino al luogo in cui fu trovato il corpo della ragazza, questi oggetti erano stari puliti con della benzina rimuovendo ogni impronta digitale. Hansen identificò gli oggetti e contro di lui non furono mosse accuse indi fu rilasciato. Allora l’attenzione degli ispettori si posò su Robert Manley( l’accompagnatore del viaggio a San Diego) ma anche lui, dopo due test al poligrafo, venne rilasciato. Vennero sospettate anche altre persone tra cui il regista e attore Orson Welles, accusato da una vicina di casa della famiglia Short nel suo libro “Childhood Shadows”. La sua teoria è quella che il regista, prima della morte della ragazza, creò alcuni manichini che presentavano le stesse mutilazioni di Elizabeth, per il set del film “La signora d Shanghai”. Ma Welles non fu mai inserito nei sospettati.

Caso irrisolto

Ancora oggi l’omicidio della Dalia Nera non è stato risolto e rimane uno dei casi  più misteriosi, questo nonostante le lunghe indagini e gli svariati tentativi di profilazione criminale; secondo alcuni esperti, l’assassino era un medico o comunque qualcuno di formazione medica. C’è anche da dire che, circa 500 persone, si dichiararono spontaneamente colpevoli dell’omicidio, ma la maggioranza cercava di attrarre su di sé l’attenzione e nessuna dichiarazione fu ritenuta vera dalla polizia di Los Angeles.

Negli anni, l’omicidio ha ispirato romanzi, film, videogiochi e il nome di una band metal The Black Dahlia Murder. Questo a dimostrazione che nella cultura di massa la “Dalia Nera” continua ad esser ispiratrice e fonte di curiosità.