MetalCrime cambia pelle: inizia MusiCrime, con il re del pop nell’ombra

Di Monica Atzei

La musica è uno stato d’animo, è ricerca, è fatta di emozioni per chi la scrive, per chi la canta e per chi l’ ascolta. La musica possiede tante sfumature anche quelle più cupe e misteriose ed è in questa ottica che è nata “MetalCrime”. Ma ora proviamo ad evolverci e fare un passo avanti in “MusiCrime”, dove i confini non sono più marcati e netti, dove le storie si inabissano in torbide acque di vita vissuta e risuonano sino a noi.

La MusiCrime di oggi è dedicata a Michael Jackson.

 

25 Giugno 2009

Nella tarda mattinata di giovedì 25 Giugno l’annuncio: Michael Jackson, il Re del Pop è morto. Il primo a dare la notizia è stato il sito TMZ, da lì è un rincorrersi a capire se è la verità, se l’uomo che ha venduto milioni e milioni di album in tutto il mondo è venuto a mancare per un arresto cardiaco nella sua casa di Los Angeles. Ma tutte le agenzie confermano, all’ età di 50 anni Michael Joseph Jackson nato il 29 Agosto del 1958 a Gary nello stato dell’ Indiana, è scomparso.

 

6 Marzo 2009

Dopo anni di silenzio Michael Jackson tornerà sulle scene, a Londra tiene una conferenza stampa alla O2 Arena per annunciare dei live, arriva in ritardo, parla per poco meno di cinque minuti, non sembra stia tanto bene. Eppure è tutto finito, le accuse di pedofilia sono state prosciolte, i fan lo aspettano in delirio ma lui appare sfuggente, ancor più magro e i più ricordano le sue ultime foto su una sedia a rotelle con la mascherina e i guanti. Saranno dieci concerti a partire dall’ 8 luglio e tutti all’O2 Arena, il tour si chiamerà “This is it” e le sue ultime parole in conferenza saranno “Vi voglio bene, dovete saperlo”. Sembra che la direzione dell’ arena abbia richiesto la sua idoneità fisica, Jacko ha dovuto dimostrare di saper stare sul palco per tutta la durata del live (circa tre ore) così che la direzione possa ottenere una assicurazione molto alta nel caso che il cantante dovesse star male.

I biglietti finiscono in fretta nelle vendite on line e per questo le serate da dieci passano a cinquanta ma Michael è già rientrato in America, a Los Angeles, dove deve affrontare un percorso di recupero fisico in vista dei concerti. Con lui un team di medici e personal trainer.

La morte

Alle 12.21, ora americana, viene registrata una chiamata al 911 (numero telefonico d’emergenza), da una abitazione sita in Beverly Hills perché Michael Jackson ha avuto un attacco cardiaco. I soccorsi arrivano e Jermaine, fratello della popstar, riferisce di aver visto Michael cadere all’improvviso; l’ ambulanza si dirige all’ UCLA  Medical Center, durante la folle corsa vengono praticate le procedure di rianimazione cardiopolmonari ma il cuore di Michael Jackson smette di battere e i soccorritori diranno al personale medico “Il paziente è Michael Jackson, il cantante. Non ci sono pulsazioni, nessun respiro, non risponde: il tentativo per rianimarlo non è riuscito; abbiamo fatto il possibile”.

Le cause

Ma cosa ha causato la morte del Re del Pop? Dalle ultime notizie sembrava avesse recuperato in salute e forma fisica e fosse pronto a salire nuovamente sul palco. Ma Michael le sue paure, le sue lotte le combatteva da tempo con l’aiuto degli psicofarmaci e degli antidepressivi, era ipocondriaco, soffriva di insonnia e sull’ uso e abuso di farmaci si soffermano i medici e specialmente il medico legale che conduce l’autopsia. Il medico nel referto parla di “attacco cardiaco, probabilmente causato dall’iniezione per via endovenosa di un mix di sedativi”.

Le accuse

I famigliari non credono a una morte naturale vogliono capire, vogliono sapere, accusano i medici che lo avevano in cura: per loro sono anche colpevoli di avergli deturpato il viso e portato a una totale dipendenza dai farmaci. Tramite il loro avvocato Brian Oxman, la famiglia ribadisce il massiccio trattamento farmacologico a cui era sottoposto Jackson e l’obiettivo principale delle accuse diventa il medico personale della star: il cardiologo Conrad Murray. L’automobile del medico viene ritrovata nel parcheggio della villa di Michael Jackson, viene sequestrata e si cerca di capire se sia stato lui a prescrivere i medicinali e soprattutto se sia stato lui a praticare l’ultima iniezione. Ma il dott. Murray non si trova, si presenta dopo tre giorni di ricerche: si dichiara innocente, estraneo a tutte le accuse che gli vengono mosse ma crolla e ammette di aver praticato lui l’ultima letale iniezione.

Il Re del Pop non è scomparso per un infarto ma per un abuso di farmaci, questo coadiuvato da Conrad Murray che viene accusato di omicidio colposo.

5 Febbraio 2010

In questa data il medico legale rende noti i risultati dettagliati dell’autopsia “A fermare il cuore è stata una intossicazione di Propofol, farmaco che solitamente viene utilizzato nei pazienti in sala operatoria, è stato riscontrato nelle stesse dosi uguali a quelle utilizzate in interventi di una certa entità”. Dopo questa affermazione , Conrad Murray, confessa agli inquirenti di aver somministrato il farmaco per sei settimane prima del 25 giugno e di averlo avvisato sul fatto che fosse un farmaco che avrebbe provocato dipendenza. Per quest’ultimo motivo, il medico, ha sostituito nei due giorni prima della morte il farmaco con il Lorazepam e il Midazolam, altri due sedativi. Secondo l’autopsia, Michael Jackson, avrebbe assunto anche del Valium nella notte. La dose di Propofol costata la vita al cantautore è stata somministrata alle dieci e quaranta della mattina del 25 giugno, il medico cede alle richieste di Jackson e purtroppo accade l’irreparabile. Per questo non si può parlare di incidente, non lo è affatto.

Epilogo

Nel 2011 il dott. Conrad Murray è stato condannato a quattro anni di reclusione per omicidio colposo, la sentenza ha stabilito che il medico ha avuto una condotta negligente nella somministrazione dei farmaci e che questo ha portato il re del pop alla morte.

Ma quale sarà la “vera” verità? Quali paure si agitavano nella mente di una delle più grandi star di tutti i tempi? Le canzoni di Michael Jackson sono ancora ascoltate, i suoi messaggi, quelli specialmente sull’emergenza ambientale, sull’ amore e sui temi sociali fanno parte della nostra cultura. Ma chissà, se dietro le sue parole, dietro i suoi video spettacolari come dei mini-film, dietro quel passo di danza il “moonwalk” tanto perfetto, tanto imitato, si sarebbero volute dire altre parole, altri messaggi così da non sentire quelle paure, quei fantasmi, quelle ossessioni… Chissà.