L’anima oscura del soul

di Monica Atzei

Il soul
Soul significa “anima”, mai nome fu più azzeccato per un genere musicale: l’
espressione più alta del sentimento ecco cosa si nasconde nel soul. La musica soul
nasce dal rhythm and blues, chi diede voce al soul fu specialmente la label Motown
Records. L’ etichetta riuscì a scalare le classifiche con uno stile musicale ribattezzato
“Motown Sound”, tra gli artisti che con lei trovarono il successo annoveriamo The
Tempations, The Supremes, Diana Ross, The Jackson 5, Stevie Wonder , Marvin Gaye:
di quest’ultimo e della sua scomparsa parleremo oggi in MusicCrime.

L’anima oscura del soul
Marvin Gaye univa una profonda fede religiosa alla musica, figlio di un pastore
apostolico ricordò in una intervista che durante le celebrazioni tenute dal padre
comprese “l’essenziale gioia della musica”. Il suo sound, la sua musica univa la
profondità del gospel e la sensualità, la spiritualità e la ricerca affettiva. L’amore puro,
l’amore vero, poi quello estremo, cantare l’amore in tutti i suoi aspetti era la missione
di Marvin.
Il suo timbro vocale, il suo falsetto, il suo carisma lo resero una vera e propria
celebrità che cantasse da solo o nei duetti come quelli con Tammi Terrell o Diana
Ross. Alla fine degli anni Sessanta, però, Marvin faticò a ritrovarsi nell’appellativo di
“Love Man”, non era più il cantante romantico o per lo meno non si sentiva più così.
Negli anni Settanta infatti, le tematiche delle sue canzoni cambiano: parlano del
cambiamento, dell’ angoscia, dell’ inquinamento industriale (ricordiamo il manifesto
“Mercy Mercy Me (The Ecology)” ma anche del piacere fisico contrapposto a quello
spirituale, dell’ erotismo… L’inquietudine di Gaye pervade i brani, la vita tormentata e
sgregolata con dedizione alla droga e ad alcune forme di perversione, si prende una
buona parte della purezza del cantante e di quella ricerca dell’amore puro e della
gioia.
Come si dice nella prefazione della biografia di Marvin Gaye, scritta da David Ritz: “il
multiforme ritratto di un uomo affascinante e tormentato, sublime artista con
un’anima divisa, salito dai bassifondi di Washington alle vette dorate della Motown e
infine crollato d’improvviso, e in circostanze tragiche”.
La morte
L’ambulanza con il personale paramedico arriva a Gramercy Place, distretto di
Crenshaw in Los Angeles e trova il reverendo Marvin Pentz Gay sr nella veranda, per
terra, nel cortile c’ è una pistola. Marvin jr, suo figlio, è disteso sul pavimento della
sua camera ed è gravemente ferito ma respira ancora, viene quindi trasportato al
California Hospital Medical Center. Ma la corsa in ospedale è inutile, il cantante Marvin
Gaye morirà alle 13.01 del primo aprile 1984, il giorno prima del suo
quarantacinquesimo compleanno.
Ricordi

Da quasi un anno, Marvin, era tornato a vivere dai suoi genitori, in una tenuta che egli
stesso aveva regalato loro. Il cantante non era però, mai andato d’accordo con suo
padre, fin da piccolo le liti, la violenza e le proibizioni avevano sempre fatto parte della
vita del cantante. Marvin sr, pur essendo un predicatore, picchiava in maniera violenta
i figli, beveva e si comportava, a volte, in modo inappropriato rispetto al suo status.
La rabbia di Marvin sr si riversa specialmente su Marvin jr, anche perché è quello che
dei figli gli tiene testa. Alberta, la madre, ricorda in una intervista “Mio marito non ha
mai voluto Marvin. Per un qualche motivo non lo amava e voleva che nemmeno io lo
amassi. Marvin era solo un bambino quando ha capito come stavano le cose”.
Quando Marvin cresce e conosce il successo, si sfoga con tutto quello che gli era stato
sempre proibito dal padre come la droga e gli eccessi in ogni loro forma. Purtroppo,
specialmente negli anni Settanta, consumava ogni giorno delle grandi quantità di
cocaina, accumulò molti debiti e costringeva le sue compagne a dei giochi sessuali
perversi. La droga lo portò ad avere dei gravi problemi di salute, specialmente
mentale, paranoia e omofobia lo accompagnano, l’insicurezza è il suo “habitat”. Nel
1979, sommerso dai debiti e dalle richieste di registrazioni e live, va ad abitare nelle
Hawaii, egli disse “volevo stare da solo per potermi spazzare il cervello con potenti
sniffate. Sarebbe stata una morte lenta ma relativamente piacevole, sicuramente più
pulita di una pistola”.
Nel 1983 con il brano “Sexual Healing” e l’album “Midnight Love” ha un successo
strepitoso ma la sua salute, le sue ossessioni e il suo tormento non passano e decide
di rifugiarsi a casa dei suoi genitori.
La convivenza tra padre e figlio non è mai stata facile e forse, con l’andar del tempo,
la situazione è peggiorata. L’ astio del predicatore è amplificato dall’invidia che prova
verso il successo del figlio, anche perché è Marvin jr che permette quella vita agiata ai
genitori e questo viene visto dal padre come una sorta di prevaricazione.
Marvin Gaye soffre di manie di persecuzione, arriva circondarsi di guardie del corpo e
ad indossare un giubbotto antiproiettile, ad avere delle pistole sotto il letto e,
addirittura, regala nel Natale del 1983 una pistola, una Smith & Wesson calibro 38, al
padre
Primo Aprile 1984
La sera del 31 Marzo 1984, Mr. Gay, litiga furiosamente con la moglie per una polizza
assicurativa, la incolpa di aver perso alcuni documenti. Il giorno dopo è ancora
furente, urla contro la moglie mentre lei si trova nella camera del figlio. Marvin jr gli
dice di non urlare, gli dice di non stare nel corridoio ma di discutere nella propria
camera con lei, ma il padre si rifiuta.
Marvin dice al padre “Se non vieni adesso, non entrare mai più nella mia camera!”,
ma Marvin sr arriva e Marvin jr si alza, gli urla contro, lo spinge fuori e lo picchia con
violenza: il padre cade per terra. Marvin sr si alza, torna nella camera del figlio e ha in
mano la pistola, quella regalatagli dal figlio, non dice una parola, va verso il figlio, gli
punta la Smith & Wesson e spara dritto al cuore: la pallottola perfora il polmone

destro, il cuore, il diaframma, il fegato, lo stomaco e il rene sinistro. Il cantante crolla
sul pavimento, il padre spara anche un secondo colpo.
Il fratello Frankie accorre al piano superiore, sua moglie chiama i soccorsi, trova la
pistola sotto il cuscino del suocero e la getta nel cortile.
Epilogo
A una settimana dall’omicidio il padre di Marvin Gaye dichiarò al giornale Herald
Examiner: “Ho premuto il grilletto. Stavo solo cercando di tenerlo lontano da me.
Voglio che la gente sappia che non l’avevo premeditato”.
Il dottor Ronald Markman, lo psichiatra che lo visita all’interno del carcere, riferisce
che l’uomo non ha agito per autodifesa. Il medico legale, dopo aver eseguito
l’autopsia rileva tracce di cocaina e polvere d’angelo nel corpo del cantante; da
ulteriori controlli sul padre, verrà rilevato, un tumore al cervello che potrebbe aver
influito sul suo modo di agire.
Il 20 settembre 1984 Marvin sr si dichiara colpevole di omicidio volontario, viene
concordato un patteggiamento in base alla sua età (70 anni), l’aggressione fisica e le
droghe che erano state trovate nel corpo del cantante.
Dopo nemmeno due mesi, il due novembre 1984, viene pronunciata questa sentenza
da parte del giudice Gordon Ringer: “In base alle circostanze e in seguito alle indagini
condotte da investigatori abili ed esperti, si può concordare che la giovane vittima
abbia provocato la sua stessa morte”.
Martin Pentz Gay viene condannato a cinque anni di libertà vigilata da scontare in una
casa di riposo.
La guardia del corpo del cantante, Andre White, disse al biografo Steve Turner:
“Voleva morire, ma non riusciva a farlo da solo. Credo che abbia chiesto a suo padre
di ucciderlo. Altrimenti perché gli avrebbe regalato una pistola?”, anche la madre in un
secondo momento condivise questa supposizione.
Ecco perché, ancora oggi, ci si chiede se la morte del cantante Marvin Gaye capitò in
maniera accidentale o in un contesto familiare carico di ricordi e disaccordi mai sopiti.