La violenza di genere: dall’analisi criminologica agli strumenti di tutela giuridica

La violenza di genere: dall’analisi criminologica agli strumenti di tutela giuridica

Un’analisi integrata tra radici culturali, dinamiche di sopraffazione, segnali d’allarme e tutele normative aggiornate

Autore: Dott.ssa Marina Listante
Profilo e Sintesi del Curriculum Vitae:
• Qualifica: Dirigente Superiore della Polizia di Stato in quiescenza (in servizio dal 1989 al 2024).

• Incarichi di rilievo: già Vicario del Questore di Pavia (2021–2024); Dirigente della Divisione Anticrimine presso le Questure della Spezia e di Massa Carrara; Dirigente delle Sezioni Polizia Stradale di Massa Carrara, Alessandria e Prato; Docente di Diritto Penale e Procedura Penale presso la Scuola Allievi Agenti di Alessandria.
• Formazione accademica e specialistica: Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Perugia); Master in Scienze Forensi, Criminologia Investigativa, Sopralluogo Tecnico sulla Scena del Crimine e Criminal Profiling (CSI Academy); Criminologo Qualificato ai sensi della Legge n. 4/2013 (Iscritta AICIS n. 529).
• Attività di prevenzione e riconoscimenti: Vasta esperienza sul campo e in sede di conferenze e convegni nazionali nel contrasto alla violenza di genere (tra cui le campagne “Questo non è amore” e “Innamòrati di Te”) e nella sensibilizzazione alla sicurezza. Assegnataria nel 2024 del Premio Nazionale “Donne che ce l’hanno fatta” (patrocinato dalla Commissione Europea e Fondazione Gaia) per l’eccezionale dedizione, competenza e sensibilità umana nella tutela dei diritti e nella lotta alla violenza di genere.

© Marina Listante  Quest’opera è pubblicata e diffusa in conformità alle norme dell’Open Access ed è distribuita sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale (CC BY-NC 4.0).

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SCHEDA METADATI E ABSTRACT BILINGUE

Abstract (Italiano)

Il presente articolo esamina il fenomeno della violenza di genere integrando l’analisi criminologica con il quadro normativo di tutela. Muovendo dallo studio delle radici storiche, culturali e delle teorie psicologiche sull’aggressività (da Lorenz e Freud a Bandura), il contributo supera le concezioni deterministiche e la patologizzazione dell’aggressore, focalizzandosi sulle dinamiche di potere e controllo nelle relazioni affettive (Intimate Partner Violence). Viene analizzato l’iter della violenza — dalle condotte di abuso psicologico e “reati spia” all’escalation fisica — evidenziando il ruolo del supporto territoriale (numero 1522 e Centri Antiviolenza). L’articolo approfondisce la risposta dell’ordinamento italiano: dalle misure amministrative preventive (ammonimento del Questore) e operativi (Protocollo E.V.A.) fino all’evoluzione legislativa culminata nel Codice Rosso, nella L. 168/2023 e nell’introduzione dell’art. 577-bis c.p. (L. 181/2025) sul delitto autonomo di femminicidio. In conclusione, si sottolinea la necessità di affiancare alla risposta sanzionatoria una prevenzione primaria basata sull’educazione al rispetto, sull’autonomia economica e sul superamento dei modelli di possesso.

Parole chiave: Violenza di genere; Criminologia; Intimate Partner Violence; Codice Rosso; Femminicidio (art. 577-bis c.p.); Ammonimento del Questore; Prevenzione culturale.

Abstract (English)

This paper examines gender-based violence by integrating criminological analysis with the legal protection framework. Moving from the exploration of historical and cultural roots as well as classical psychological theories of aggression (from Lorenz and Freud to Bandura), the article rejects deterministic models and the automatic pathologization of perpetrators, focusing instead on power and control dynamics in Intimate Partner Violence (IPV). It traces the progression of abuse—from psychological coercion and warning indicators to physical escalation—highlighting the vital role of frontline support systems (such as the 1522 helpline and anti-violence centers). Furthermore, the paper analyzes the Italian legal response: from administrative preventive measures (the Police Warning/Ammonimento) and operational protocols (Protocollo E.V.A.) to key legislative milestones including the Red Code (Codice Rosso), Law 168/2023, and the enactment of Article 577-bis of the Criminal Code (Law 181/2025), which establishes the autonomous crime of femicide. Ultimately, the study emphasizes that criminal sanctions must be complemented by primary prevention grounded in education on mutual respect, financial independence, and the dismantling of possessive relational patterns.

Keywords: Gender-based violence; Criminology; Intimate Partner Violence; Red Code; Femicide (Art. 577-bis C.C.); Police Warning; Cultural prevention.

PARTE I – TESTO INTEGRALE IN LINGUA ITALIANA

Introduzione

Il fenomeno della violenza di genere richiede un’analisi approfondita per individuare gli strumenti di tutela più efficaci che l’ordinamento giuridico mette a disposizione delle donne nelle diverse fasi di una relazione violenta. L’obiettivo fondamentale è comprendere non soltanto come e perché la violenza si manifesti nelle relazioni affettive, ma anche come riconoscerne tempestivamente i segnali, valutare il rischio e attivare adeguate misure di protezione.

In questo contesto, la prospettiva criminologica offre un contributo essenziale: permette di studiare le condotte di chi agisce violenza, le dinamiche relazionali tra responsabile e vittima e i fattori individuali, sociali e culturali che ne favoriscono la reiterazione. Non si tratta di individuare un profilo universale del maltrattante o di cercare necessariamente una patologia alla base dell’aggressività, bensì di analizzare la specificità dei singoli casi per anticipare la tutela della vittima attraverso una valutazione individualizzata del rischio.

  1. Le radici storiche, culturali e scientifiche della violenza

La violenza contro le donne attraversa la storia, la filosofia, la letteratura e la mitologia. La riflessione scientifica ha affrontato l’aggressività umana da molteplici angolazioni:

  • Prospettiva etologica e psicologica: Konrad Lorenz ha indagato le componenti istintuali dell’aggressività nel comportamento animale; Albert Bandura, attraverso la teoria dell’apprendimento sociale, ha mostrato come l’osservazione e l’imitazione di modelli influiscano sulle condotte aggressive; Sigmund Freud ha analizzato il complesso rapporto tra pulsioni individuali e vincoli della civiltà. Sebbene rilevanti, tali teorie non costituiscono spiegazioni esaustive della violenza di genere, la quale richiede un approccio integrato capace di distinguere le predisposizioni dalle dinamiche di potere e dai comportamenti appresi.
  • Miti e narrazioni culturali: La tradizione culturale consegna episodi in cui il desiderio e il potere prevaricano la libertà femminile. Nel mito di Apollo e Dafne, la ninfa viene trasformata in alloro per sottrarsi alla persecuzione; nel ratto delle Sabine, il sequestro delle donne viene narrato come atto fondativo della comunità. Seppur immortalate in celebri opere d’arte, il nucleo di queste narrazioni rimane la sopraffazione.
  • Riflessione letteraria e filosofica: La letteratura offre sia testimonianze di denuncia — come Pia de’ Tolomei nel V canto del Purgatorio di Dante o la tragedia di Desdemona nell’Otello di Shakespeare, simbolo dei segnali di una relazione tossica fatta di gelosia, manipolazione e controllo — sia esempi di teorizzazioni che hanno giustificato la subordinazione femminile. Da Aristotele a Schopenhauer e Hegel, fino alle contraddizioni dell’Illuminismo, la figura femminile è stata talvolta relegata a una posizione di inferiorità naturale o alla sola sfera domestica. Una svolta critica giunge con John Stuart Mill, che rivendicò la parità dei diritti e la libertà individuale. In Italia, il cammino dell’emancipazione giuridica ha visto tappe fondamentali come il ricorso di Rosanna Oliva e la sentenza n. 33/1960 della Corte Costituzionale, che aprì alle donne l’accesso agli impieghi pubblici.
  1. La prospettiva criminologica: comprendere senza giustificare

La criminologia stessa ha storicamente risentito di una visione androcentrica. Basti pensare all’opera di Cesare Lombroso e Guglielmo Ferrero del 1893 (La donna delinquente, la prostituta e la donna normale), imbevuta del positivismo dell’epoca e oggi ampiamente superata.

La ricerca contemporanea sull’Intimate Partner Violence (IPV) supera ogni determinismo biologico e considera la complessità delle dinamiche relazionali:

  1. Rifiuto della patologizzazione automatica: Non si deve identificare automaticamente l’aggressore con un soggetto affetto da patologia psichiatrica; una condotta violenta non implica necessariamente una diagnosi clinica.
  2. Dinamiche di controllo e possesso: Le condotte abusive si sviluppano spesso all’interno di strategie volte a limitare l’autonomia della vittima.
  3. Responsabilità individuale: Definire la violenza solo come un “fatto culturale” rischia di essere riduttivo. La dimensione culturale favorisce il contesto di sopraffazione, ma non deve oscurare la natura criminosa del fatto né attenuare la responsabilità penale personale di chi agisce.
  4. La dinamica della relazione violenta e i segnali di allarme

La violenza si manifesta in molteplici contesti: tra le mura domestiche, nei luoghi di lavoro e negli spazi digitali, dove le tecnologie vengono usate per sorvegliare e perseguitare la vittima (cyberstalking e controllo digitale).

L’abuso psicologico (umiliazioni, isolamento, controllo economico) precede o accompagna la violenza fisica. Spesso si rileva una progressione delle condotte (escalation), intervallata da fasi di apparente riconciliazione (“ciclo della violenza”), in cui l’aggressore chiede perdono o attribuisce la colpa a fattori esterni o alla vittima stessa.

  • Fattori di permanenza: La difficoltà di interrompere una relazione abusiva non costituisce consenso o debolezza, ma deriva da complessi condizionamenti affettivi, familiari, economici e dal timore di ritorsioni.
  • Segnali d’allarme e reati spia: Gelosia ossessiva, controllo costante, isolamento sociale e minacce sono indicatori di rischio che richiedono una valutazione qualificata.
  • Canali di supporto immediato: Il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 (attivo 24/7, gratuito e multilingue) e i Centri Antiviolenza territoriali offrono orientamento e ascolto; in casi di pericolo imminente occorre contattare il 112.
  1. Gli strumenti giuridici di prevenzione e protezione

L’ordinamento italiano prevede diversi livelli di tutela graduati in base alla gravità e alla fase della vicenda:

  • Misure amministrative preventive: L’ammonimento del Questore, applicabile anche in assenza di querela della vittima, si distingue tra l’ammonimento per atti persecutori (introdotto nel 2009) e quello per violenza domestica (D.L. 93/2013, modificato dalla L. 168/2023).
  • Strumenti operativi delle Forze dell’Ordine: L’adozione del Protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Autonome) e l’uso dell’applicazione YouPol consentono una gestione tempestiva degli interventi e una mappatura dei precedenti d’intervento.
  • Misure cautelari giudiziarie: Quando sussistono i presupposti del codice di procedura penale, il giudice può disporre il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e l’applicazione del braccialetto elettronico per il tracciamento a distanza.
  • Procedibilità ed efficacia della rete: La procedibilità (d’ufficio o a querela) varia a seconda del reato contestato. La tutela della donna richiede la sinergia tra sistema giudiziario, Centri Antiviolenza e Case Rifugio per garantire autonomia e sicurezza materiale.
  1. L’evoluzione normativa e il delitto autonomo di femminicidio

Il quadro legislativo ha registrato una progressiva velocizzazione e inasprimento degli interventi, dalla legge sul contrasto allo stalking (2009) al Codice Rosso (L. 69/2019) e alla L. 168/2023.

Un passaggio decisivo è segnato dalla Legge 2 dicembre 2025, n. 181 (in vigore dal 17 dicembre 2025), che ha introdotto nel codice penale l’articolo 577-bis c.p., configurando il delitto autonomo di femminicidio:

  • Condotte e moventi: La norma punisce l’uccisione di una donna commessa per motivi di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominazione, oppure come conseguenza del rifiuto di instaurare o mantenere una relazione affettiva o della limitazione delle sue libertà.
  • Applicazione e prevenzione: L’introduzione del reato autonomo richiede un rigoroso accertamento probatorio del movente di genere e deve essere accompagnata da una costante formazione degli operatori giudiziari e da un’efficace prevenzione sul territorio.
  1. Autonomia femminile e prevenzione culturale

Il contrasto alla violenza non può basarsi unicamente sulla risposta sanzionatoria, ma necessita di un profondo cambiamento culturale ed educativo:

  • Indipendenza e sensibilizzazione: Occorre promuovere l’autonomia economica della donna e percorsi educativi precoci che insegnino a distinguere l’affetto dal possesso e il rispetto dal controllo.
  • Il paradosso dei porcospini: Richiamando la celebre metafora di Schopenhauer sulla giusta distanza nelle relazioni, si evidenzia la necessità di rispettare lo spazio e la libertà individuale. Nessuna donna è responsabile delle violenze subite, e la tutela non deve mai essere scambiata per un dovere di adattamento alle condotte dell’aggressore.

Conclusione

Il contrasto alla violenza di genere richiede una responsabilità condivisa tra istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, servizi territoriali e società civile. Se la criminologia permette di decodificare il rischio e il diritto offre strumenti di protezione e sanzione, la prevenzione primaria risiede nella capacità collettiva di praticare quotidianamente il rispetto dell’autonomia e della libertà femminile.

PARTE II – FULL ENGLISH TRANSLATION

Introduction

Gender-based violence requires in-depth analysis to identify the most effective legal protection tools that the legal system provides for women at different stages of an abusive relationship. The fundamental objective is not only to understand how and why violence manifests within intimate relationships, but also to recognize its warning signs early, evaluate risk, and activate appropriate protective measures.

In this context, the criminological perspective offers an essential contribution: it enables the study of perpetrator behavior, the relational dynamics between perpetrator and victim, and the individual, social, and cultural factors that facilitate recidivism. It does not seek to identify a universal offender profile or pathologize aggressive behavior, but rather to analyze the specificity of individual cases to anticipate victim protection through an individualized risk assessment.

  1. Historical, Cultural, and Scientific Roots of Violence

Violence against women spans history, philosophy, literature, and mythology. Scientific inquiry has addressed human aggression from multiple angles:

  • Ethological and Psychological Perspectives: Konrad Lorenz investigated instinctual components of aggression in animal behavior; Albert Bandura, through social learning theory, demonstrated how observation and imitation of models influence aggressive conduct; Sigmund Freud analyzed the complex relationship between individual drives and civilizational constraints. While relevant, these theories do not offer exhaustive explanations for gender-based violence, which requires an integrated framework capable of distinguishing underlying predispositions from power dynamics and learned behaviors.
  • Mythological and Cultural Narratives: Cultural tradition delivers episodes in which desire and power override female freedom. In the myth of Apollo and Daphne, the nymph is transformed into a laurel tree to escape persecution; in the Rape of the Sabine Women, abduction is narrated as a foundational act of community building. Though immortalized in famous works of art, the core of these narratives remains coercive subjugation.
  • Literary and Philosophical Reflection: Literature provides both testimonies of denunciation—such as Pia de’ Tolomei in Canto V of Dante’s Purgatorio or Desdemona in Shakespeare’s Othello, representing warning signs of a toxic relationship built on jealousy, manipulation, and control—and examples of theoretical frameworks justifying female subordination. From Aristotle to Schopenhauer and Hegel, through the contradictions of the Enlightenment, women were frequently relegated to an alleged natural inferiority or confined strictly to the domestic sphere. A critical turning point emerged with John Stuart Mill, who advocated for equal rights and individual freedom. In Italy, the path toward legal emancipation achieved major milestones through Rosanna Oliva’s appeal and Constitutional Court Ruling No. 33/1960, which opened public employment to women.
  1. The Criminological Perspective: Understanding Without Justifying

Criminology itself historically reflected an androcentric bias, exemplified by Cesare Lombroso and Guglielmo Ferrero’s 1893 work (Criminal Woman, the Prostitute and the Normal Woman), steeped in 19th-century positivism and now thoroughly obsolete.

Contemporary research on Intimate Partner Violence (IPV) rejects biological determinism and accounts for the complexity of relational dynamics:

  1. Rejection of Automatic Pathologization: Perpetrators must not be automatically identified as individuals with psychiatric disorders; abusive conduct does not necessarily imply a clinical diagnosis.
  2. Dynamics of Power and Control: Abusive behaviors typically develop within deliberate strategies designed to restrict victim autonomy.
  3. Individual Accountability: Framing violence purely as a “cultural phenomenon” risks being overly reductive. While cultural context may foster coercive environments, it must not obscure the criminal nature of the act nor mitigate personal criminal responsibility.
  4. Dynamics of Abusive Relationships and Warning Signs

Violence manifests across multiple environments: within the home, in workplaces, and across digital spaces where technology is weaponized to monitor and harass victims (cyberstalking and digital surveillance).

Psychological abuse (humiliation, isolation, financial control) precedes or accompanies physical violence. Behaviors frequently display an escalation pattern, interspersed with periods of apparent reconciliation (“the cycle of violence”), during which the perpetrator seeks forgiveness or displaces blame onto external factors or the victim.

  • Factors Inhibiting Separation: The difficulty of exiting an abusive relationship reflects neither consent nor weakness, but stems from complex emotional, familial, and economic dependencies, alongside fear of retaliation.
  • Warning Signs and Indicator Offenses: Obsessive jealousy, constant monitoring, social isolation, and threats are critical risk indicators requiring professional risk assessment.
  • Immediate Support Channels: The national anti-violence and stalking helpline 1522 (available 24/7, free, and multilingual) and local Anti-Violence Centers offer confidential guidance; in situations of imminent danger, emergency services (112) must be contacted immediately.
  1. Legal Framework for Prevention and Protection

The Italian legal system provides tiered protection mechanisms proportional to severity and procedural stage:

  • Administrative Preventive Measures: The Police Warning (Ammonimento del Questore), applicable even without a formal victim complaint, includes specific instruments for stalking (introduced in 2009) and domestic violence (Decree-Law 93/2013, amended by Law 168/2023).
  • Law Enforcement Operational Tools: The implementation of Protocol E.V.A. (Esame delle Violenze Autonome) and the YouPol application facilitate rapid intervention and systematic tracking of repeat calls.
  • Judicial Pre-Trial Protective Measures: Where statutory prerequisites under the Code of Criminal Procedure are met, judicial authorities may order restraining orders prohibiting approach to victim-frequented locations, supported by electronic monitoring (braccialetto elettronico).
  • Inter-Agency Networks: Procedural requirements (ex officio vs. complaint-based prosecution) vary according to the specific offense. Effective victim protection relies on seamless coordination between judicial authorities, Anti-Violence Centers, and Women’s Shelters (Case Rifugio) to guarantee safety and financial independence.
  1. Legislative Evolution and the Autonomous Crime of Femicide

The statutory framework has undergone progressive acceleration and tightening, extending from stalking legislation (2009) to the Red Code Act (Codice Rosso, Law 69/2019) and Law 168/2023.

A decisive legal milestone was achieved with Law No. 181 of December 2, 2025 (effective December 17, 2025), which enacted Article 577-bis of the Criminal Code, establishing the autonomous crime of femicide:

  • Statutory Scope and Motives: The provision penalizes the killing of a woman motivated by hatred, discrimination, oppression, control, possession, or domination, or arising from her refusal to enter into or maintain an intimate relationship, or from restrictions placed upon her freedoms.
  • Implementation and Evidence: Establishing this autonomous offense requires rigorous evidentiary proof of gender-based motives and must be accompanied by continuous specialized training for judicial operators and robust community-level prevention.
  1. Female Autonomy and Cultural Prevention

Combating gender-based violence cannot rely exclusively on punitive responses; it demands fundamental cultural and educational transformation:

  • Independence and Public Awareness: Fostering female financial independence and early educational programs that teach individuals to distinguish genuine affection from possession, and mutual respect from control, is essential.
  • The Porcupine Dilemma: Drawing upon Schopenhauer’s famous metaphor regarding optimal interpersonal distance, relationships must respect individual boundaries and autonomy. No victim bears responsibility for abuse, and protection must never be conflated with an obligation to adapt to perpetrator conduct.

Conclusion

Eradicating gender-based violence requires shared responsibility among state institutions, judiciary, law enforcement, social services, and civil society. While criminology decodes risk patterns and legal frameworks provide protective and punitive measures, primary prevention ultimately rests upon our collective capacity to uphold female autonomy and freedom in daily life.

BIBLIOGRAFIA E FONTI ESSENZIALI / REFERENCES

  1. Fonti criminologiche e psicologiche / Criminological & Psychological Sources
  • Bandura, A. (1973). Aggression: A Social Learning Analysis. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall.
  • Freud, S. (1930). Das Unbehagen in der Kultur. Vienna: Internationaler Psychoanalytischer Verlag (Tr. it. Il disagio della civiltà).
  • Johnson, M. P. (2008). A Typology of Domestic Violence: Intimate Terrorism, Violent Resistance, and Situational Couple Violence. Boston: Northeastern University Press.
  • Lombroso, C., Ferrero, G. (1893). La donna delinquente, la prostituta e la donna normale. Torino: Fratelli Bocca.
  • Lorenz, K. (1963). Das sogenannte Böse: Zur Naturgeschichte der Aggression. Vienna: Borotha-Schoeler.
  • Stark, E. (2007). Coercive Control: How Men Entrap Women in Personal Life. New York: Oxford University Press.
  • World Health Organization (2013). Responding to Intimate Partner Violence and Sexual Violence Against Women: WHO Clinical and Policy Guidelines. Geneva: WHO.
  1. Fonti storiche, filosofiche e letterarie / Historical & Literary Sources
  • Alighieri, D. Divina Commedia – Purgatorio (Canto V).
  • Politica.
  • Mill, J. S. (1869). The Subjection of Women. London: Longmans, Green, and Co.
  • Schopenhauer, A. Parerga e paralipomena.
  • Shakespeare, W. Othello.
  1. Fonti normative e giurisprudenziali / Legal & Statutory Sources
  • Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul, 2011).
  • Corte Costituzionale, Sentenza n. 33 del 1960.
  • Decreto-Legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Ammonimento per atti persecutori).
  • Decreto-Legge 14 agosto 2013, n. 93 (L. 119/2013, Ammonimento per violenza domestica).
  • Legge 19 luglio 2019, n. 69 (Codice Rosso).
  • Legge 24 novembre 2023, n. 168 (Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica).
  • Legge 2 dicembre 2025, n. 181 (Art. 577-bis c.p. – Delitto autonomo di femminicidio).

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*Marina Listante, Criminologa qualificata AICIS