La stabilità dell’associazione per delinquere: la visione della Cassazione nella sentenza n. 10516/2025

Sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Seconda Penale, n. 10516 del 17 marzo 2025

Quando parliamo di ricorsi in Cassazione, sappiamo che il margine di intervento è limitato. Non si tratta di rivalutare il merito, ma di verificare la corretta applicazione del diritto. Tuttavia, non è raro vedere impugnazioni che sembrano più un tentativo di riaprire il processo che un’effettiva correzione giuridica. La sentenza n. 10516 del 17 marzo 2025 rappresenta un esempio chiaro di questo fenomeno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando la decisione della Corte d’Appello di Lecce. Questa pronuncia merita attenzione, soprattutto per il tema dell’associazione per delinquere e della valutazione delle prove.

Vediamo il contesto

Il caso prende il via da una sentenza del GUP di Brindisi, a seguito di un giudizio abbreviato. Gli imputati erano accusati di aver partecipato a un’associazione per delinquere finalizzata a compiere furti e rapine. In appello, la Corte di Lecce ha modificato parzialmente la condanna, riducendo la pena per alcuni imputati, ma confermando la sostanza delle condanne originarie. Questo mostra che la Corte d’Appello ha rivisitato attentamente le accuse, senza però allontanarsi dalle decisioni del primo grado.

Se l’impianto accusatorio ha retto fino all’appello, cosa ha spinto gli imputati a ricorrere in Cassazione? La risposta si trova nei motivi dell’impugnazione.

Quali sono i motivi dei ricorsi e la valutazione della Cassazione?

Gli imputati hanno sollevato diverse obiezioni:

  • C.D. ha contestato il riconoscimento fotografico operato dalla vittima, considerandolo poco attendibile, e ha messo in discussione la validità del sistema di geolocalizzazione utilizzato per dimostrare la sua presenza sul luogo del crimine. Inoltre, ha negato l’esistenza di un’associazione stabile, sostenendo che il numero di partecipanti non fosse sufficiente.

  • P.P. ha criticato la motivazione della sentenza di appello, ritenendo che fosse stata accettata senza analisi critica la decisione della fase cautelare.

  • Ce.V. ha denunciato un travisamento delle prove, sottolineando che la persona offesa non lo aveva riconosciuto, nonostante la sua foto fosse stata inclusa tra quelle mostrate alla vittima.

  • M.G. ha messo in dubbio la rilevanza delle intercettazioni telefoniche utilizzate contro di lui e ha contestato il riconoscimento della recidiva, ritenendo che la sua pericolosità sociale non fosse stata motivata in modo sufficiente.

La Corte di Cassazione ha rigettato tutte queste obiezioni, sottolineando due aspetti principali: molti dei motivi erano già stati esaminati in appello e non presentavano errori giuridici evidenti; i ricorsi erano generici e non avevano sollevato veri e propri vizi di diritto. La Cassazione ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare il merito, ma di verificare la correttezza giuridica delle decisioni precedenti.

Ecco o principi giuridici confermati dalla sentenza

La sentenza conferma alcuni principi fondamentali del diritto penale:

  • Limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione probatoria: La Cassazione non può riesaminare il merito, a meno che non emergano errori evidenti nella logica o nella legge applicata.

  • Struttura dell’associazione per delinquere: Non è necessario che tutti i membri partecipino a ogni crimine per considerare l’organizzazione stabile. L’importante è che ci sia una volontà comune di compiere atti illeciti.

  • Concessione delle attenuanti generiche: La Corte ha sottolineato che il diniego delle attenuanti può essere giustificato dalla personalità dell’imputato e dal suo quadro penale, senza dover motivare in dettaglio ogni elemento considerato.

Questi principi sottolineano l’importanza di un ricorso fondato su motivi validi e non meramente ripetitivi.

Un occhio alle implicazioni pratiche per la difesa e la strategia processuale

Da questa sentenza emergono alcune indicazioni cruciali per chi lavora nella difesa penale:

  • Evitare ricorsi generici: La Cassazione non è un’altra possibilità per rivedere il merito, ma un controllo giuridico delle decisioni precedenti. I ricorsi devono indicare vizi specifici di diritto.

  • Affrontare con precisione la prova dell’associazione per delinquere: La difesa deve concentrarsi su prove che dimostrino o escludano la stabilità dell’organizzazione criminale, non solo sui singoli crimini.

  • Motivare le attenuanti generiche: La difesa deve supportare con elementi concreti la richiesta di attenuanti, evitando di contestare in modo generico il diniego.

In sintesi

Possiamo concludere affermando che la sentenza n. 10516/2025 della Corte di Cassazione offre spunti utili anche per chi si occupa di criminologia. La decisione di non riaprire il merito del processo, ma di confermare la valutazione fatta nei gradi precedenti, è un chiaro segno dell’importanza di garantire un controllo giuridico accurato e rigoroso, evitando che il sistema giuridico venga usato in modo strumentale per diluire i tempi della giustizia.

Un aspetto rilevante riguarda il tema dell’associazione per delinquere. La Cassazione ribadisce che non è il numero di partecipanti o la continuità dei crimini a fare la differenza, ma la volontà condivisa di perseguire un obiettivo criminale comune. Questo implica che anche gruppi poco strutturati, senza una vera gerarchia, possano essere considerati associazioni, proprio perché uniti da un interesse comune. In criminologia, questo concetto ci aiuta a comprendere come i gruppi criminali possano emergere anche in contesti meno visibili, ma altrettanto pericolosi.

Infine, la Corte sottolinea come il ricorso per Cassazione non debba diventare un semplice strumento per riproporre questioni già valutate, ma deve essere usato solo per individuare reali errori giuridici. Questo richiama l’idea che il processo penale deve essere un percorso chiaro e rigoroso, dove ogni fase ha un suo ruolo definito e le decisioni passate devono essere rispettate se non ci sono evidenti violazioni.

In definitiva, la sentenza ribadisce un principio fondamentale: la Cassazione è chiamata a garantire che il sistema giuridico funzioni correttamente, senza lasciare spazio a manovre dilatorie, e a proteggere la giustizia da interpretazioni troppo ampie che potrebbero minare la certezza del diritto.

Fonte: https://juranews.it/docs/juranet/3197249

di Francesco Paolo IACOVELLI