Di Alessandro Grimaldi
Dal punto di vista della criminologia clinica, le feste di Natale, come altre ricorrenze e/o anniversari personali, sono tempi critici. Il clima di gioia sottopone le persone mentalmente più vulnerabili ad una iper-sollecitazione emotiva alimentata dall’aspettativa sociale di una felicità obbligata che, non trovando riscontro concreto nella realtà, accelera il passaggio dall’ideazione all’atto autodistruttivo o etero-distruttivo.
Proprio perché il senso comune associa le feste alla coesione sociale, chi matura ideazioni suicidarie vive il contrasto tra la percezione di isolamento e l’esuberanza collettiva, rafforzando la propria inadeguatezza. Ciò produce un effetto che, in letteratura, prende il nome di reazione all’anniversario ed è associato alla valutazione psicodiagnostica dell’ideazione suicidaria, ma anche all’analisi del potenziale criminologico. In queste date, infatti, si intensificano gli stati depressivi o gli agiti impulsivi collegati ad eventi traumatici.
Il contesto natalizio potenzia questo effetto, poiché la festa stessa funge da sveglia emotiva che rende impossibile l’evitamento del ricordo, attivando quello che in psicologia è chiamato trigger, ossia il ricordo originario che agisce da causa scatenante.
L’effetto anniversario poggia su basi neurofisiologiche. Il trauma viene immagazzinato dalla memoria implicita che, conservando dati ormai acquisiti, influenza le risposte emotive senza uno sforzo consapevole di rievocazione. Così, quando arrivano gli stimoli ambientali tipici del Natale (temperature basse, luci, canzoni, addobbi, regali, auguri, etc.), il cervello reagisce come se il trauma (un lutto, un abbandono, un fallimento) si stia replicando qui e ora.
Nelle persone fragili che hanno perso figure di riferimento, ad esempio, tale stimolazione, nella prossimità delle feste, può trasformare il desiderio di morte in un tentativo di equiparare la persona amata e interrompere il dolore.
Se il ricordo trigger, invece, è collegato ad un gesto di squalifica e/o ad un abbandono subito (es. una separazione coniugale), un soggetto con tratti sociopatici può intravedere nel periodo di Natale il momento giusto per una vendetta “simbolica” nei confronti di chi si ritiene responsabile del proprio malessere.
La festa diventa, allora, il punto di rottura in cui le difese psichiche cedono. Non si tratta di un terremoto imprevedibile, ma dell’ennesima scossa, in questo caso più intensa, che arriva a seguito di uno sciame emotivo che, all’occhio clinico, non passa inosservato, con i suoi segnali ansiogeni più o meno evidenti. Per questo motivo, proprio nelle feste di Natale, non si dovrebbero lasciare sole le persone con una determinata storia clinica, magari conosciuta dagli operatori della salute mentale, come anche, si dovrebbero maggiormente monitorare le azioni di soggetti potenzialmente pericolosi (pregiudicati, latitanti, criminali seriali).
Il rischio, infatti, non riguarda solo la sfera autolesiva. Per i soggetti affetti da disturbi della personalità, in particolare quelli dell’area antisociale (sociopatici) e borderline, il Natale può diventare un periodo di irritabilità acuta.
Il narcisista, ad esempio, privo di empatia, percepisce la gioia altrui come un’offesa personale o una debolezza da colpire. L’idea che a Natale sono tutti più buoni rischia di generare una reazione di rigetto che può sfociare in condotte devianti o atti di violenza gratuita, volti a distruggere il simbolo della festa.
Durante le festività, inoltre, l’eccessivo consumo di alcol e sostanze stupefacenti, disinibendo le difese neurologiche, può facilitare il passaggio all’atto, dando sfogo ad impulsi che in altri momenti sarebbero contenuti.
Nel contesto delle feste natalizie, un concetto suggestivo è legato al giorno di Santo Stefano (26 dicembre), conosciuto in criminologia clinica come il Day After. Alla recita sociale messa in scena come forma di difesa per il giorno di Natale, segue la “pausa” di Santo Stefano, giorno del silenzio post-traumatico, ideale per una proliferazione emotiva senza controllo o possibilità di rielaborazione.
Durante il 24 e il 25 dicembre, infatti, può capitare che alcuni soggetti vulnerabili si sforzano di vivere delle relazioni funzionali all’occasione, partecipando ai rituali familiari o semplicemente subendo il clima di festa. Trascorso l’evento i meccanismi di difesa si decomprimono e si ha una drastica caduta dell’umore, mettendo a nudo la verità sulla propria solitudine, poiché, tutto sommato, nulla è cambiato.
Il disturbo post-traumatico, in questo caso, muta in depressione post-festiva e trasforma l’ideazione suicidaria nel trigger finale che spinge all’azione. Si crea l’effetto della pentola a pressione dove il soggetto, dopo aver accumulato nei giorni precedenti, ora ha la possibilità di esplodere indisturbato, dopo aver subito la violenza relazionale. A tal proposito, gli addetti ai lavori sanno bene come gli omicidi-suicidi familiari o gli atti di violenza domestica esplodono proprio quando le attese esterne calano.
È chiaro che questi processi non sono scontati ed il 26 dicembre è solo una data simbolica per dire il day after, ossia quel momento che potrebbe essere emotivamente sentito il primo giorno dell’anno, a pasquetta, in ogni ricorrenza personale o anche la domenica sera.
In prospettiva preventiva, semplificando, suggeriamo qualche attenzione particolare: non limitare il monitoraggio alla vigilia, ma procedere con controlli/colloqui il 26 o 27 dicembre per intercettare un possibile crollo post-festivo; diffidare dell’apparente calma dopo le feste, possibile segnale di una decisione definitiva; prevedere, in questi periodi, protocolli di attenzione per i pazienti con ideazioni suicidarie o tratti antisociali; potenziare gli sportelli d’ascolto, i numeri d’emergenza dedicati, i sistemi d’intervento in emergenza; istruire il personale di pronto intervento sulla possibilità di segnalare, all’occorrenza, gli interventi per liti domestiche, frequenti durante le feste; programmare campagne di sensibilizzazione che normalizzino sentimenti di tristezza o solitudine, riducendo il bisogno del benessere ad ogni costo.