L’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza (A.I.C.I.S.) ha avuto l’onore di essere rappresentata dal Presidente regionale Piemonte, Maurizio Massara, in un evento di grande rilevanza scientifica e operativa: il Laboratorio Interdisciplinare sull’Audizione del Minore, svoltosi presso l’Università del Piemonte Orientale – sede di Alessandria.
L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia (ONDIF) – sezione di Alessandria, è stata resa possibile grazie a una sinergia tra istituzioni accademiche, giudiziarie e forze dell’ordine, tra cui il Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali (DIGSPES) dell’UPO, il Tribunale di Alessandria, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria, la Questura e il Comando Provinciale dei Carabinieri di Alessandria, oltre alla collaborazione di enti socio-assistenziali e ordini professionali del territorio.
Obiettivo principale del laboratorio è stato fornire ai professionisti coinvolti – Magistrati, Avvocati, Psicologi Infantili, Psichiatri, Assistenti Sociali, Forze dell’Ordine e Docenti universitari – un’opportunità di confronto e aggiornamento sulle migliori pratiche per la gestione dell’audizione dei minori nei procedimenti giudiziari. Attraverso un approccio interdisciplinare, il percorso formativo ha approfondito le procedure di ascolto protetto, le implicazioni psicologiche e giuridiche, nonché gli strumenti normativi di riferimento, con particolare attenzione alla Carta di Noto e alla Convenzione di Lanzarote.
L’impegno di A.I.C.I.S. in questo contesto conferma la centralità della criminologia applicata nella tutela dei diritti dei minori e nella costruzione di prassi operative sempre più qualificate ed eticamente consapevoli.
“AUDIZIONE DEL MINORE”
Presso l’Università di Alessandria si è tenuto un Laboratorio interdisciplinare
aperto alle professionalità interessate all’argomento
di Maurizio Massara- Presidente regione Piemonte A.I.C.I.S.
Una delle attività investigative e processuali più delicate e dibattute è l’ “audizione del minore”,
un aspetto rilevante non solo nei procedimenti civili, ma soprattutto in quelli penali, dalle fasi
iniziali delle indagini fino agli sviluppi successivi.
L’ascolto del minore nel processo penale, nella sua complessità, richiede un equilibrio
fondamentale, in grado di garantire tanto la salvaguardia psichica del minore, sempre auspicata,
quanto i diritti dell’imputato, che devono essere comunque tutelati nell’ambito del concetto
giuridico di “giusto processo”.
In un’ottica generale e sovranazionale, l’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti
del fanciullo stabilisce che gli Stati devono garantire al minore, capace di discernimento, il
diritto di esprimere liberamente la propria opinione su qualsiasi questione che lo riguardi. Tale
opinione deve essere presa in considerazione, tenendo conto dell’età e del grado di maturità del
minore. A tal fine, è necessario offrire al minore la possibilità di essere ascoltato in ogni
procedura giudiziaria o amministrativa che lo riguarda, sia direttamente, sia tramite un
rappresentante o un organo competente, in conformità con le regole procedurali della
legislazione nazionale.
Per quanto riguarda il minore, la legge italiana ha introdotto specifiche modalità e tutele durante
il colloquio con le figure professionali coinvolte, allo scopo sia di proteggerlo da eventuali
danni emotivi o psicologici che potrebbero, plausibilmente, essere già essere presenti, sia da
possibili influenze deleterie dettate da domande non correttamente poste.
In campo civilistico, prima della riforma Cartabia, il diritto del minore ad essere ascoltato in
tutte le questioni e procedure che lo riguardavano, trovava una generale consacrazione anche
nell’articolo 336 bis c.c. (“ascolto del minore”), ora abrogato. In tale contesto, la disciplina
riguardante l’ascolto del minore è stata riordinata dalla suddetta riforma, in particolare
attraverso il rito unificato denominato “Procedimento in materia di persone minorenni e
famiglie”. In tal senso, il nuovo articolo 473 bis 4 del codice di procedura civile è dedicato
interamente all’ascolto del minore, mentre il successivo 473 bis 5 attiene alle modalità
dell’ascolto che devono essere tali da assicurare la serenità e la riservatezza del minore.
Più problematico è l’ambito penale. La legge n. 69 del 2019, nota anche come “legge sul
processo penale per i minori”, ha introdotto significative modifiche, incluse pratiche che
garantiscono una maggiore tutela dei minori coinvolti nel processo penale. Possiamo citare
l’art. 196 c.p.p. che stabilisce che “ogni persona ha la capacità di testimoniare, creando un
generale riferimento anche per i minori; ciò, però, è interdetto dall’art. 120 del c.p.p. che
sancisce l’impossibilità a testimoniare di varie categorie di soggetti, fra cui i minori di anni
quattordici. L’art. 351 c.p.p. stabilisce che la polizia giudiziaria assume sommarie informazioni
dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. Per una serie di delitti
previsti dal codice penale, per l’assunzione di informazioni da persone minori, ci si deve
avvalere dell’ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal pubblico
ministero. L’art. 392 c.p.p. stabilisce le modalità della richiesta di “incidente probatorio” anche
per l’assunzione della testimonianza di persona minorenne.
Un ulteriore strumento fondamentale per una corretta linea guida per l’istruzione dei processi
e per un esame adeguato dei soggetti minorenni, in particolare nei casi di abuso sessuale, è la
cosiddetta “Carta di Noto”. Questo protocollo, elaborato durante una conferenza internazionale
tenutasi a Noto (Sicilia) nel 1996, ha visto successivi aggiornamenti ed è frutto di una
collaborazione interdisciplinare tra Avvocati, Magistrati, Psicologi, Psichiatri, Criminologi e
Medici legali. Oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul problema degli abusi
sui minori, promuovendo interventi concreti per la loro protezione e delineando linee guida
sulle modalità di trattamento, scopo principale di tale iniziativa è stata quella di promulgare
una sorta di prontuario che raccolga le migliori prassi condivise da tutti gli esperti del settore
su come affrontare l’audizione protetta di minori e come valutarne le risposte, anche per evitare
distorte interpretazioni a danni di eventuali innocenti (vedere come eclatante esempio il
controverso caso di “Rignano Flaminio” iniziata nel 2006).
Il laboratorio in Alessandria
A tal proposito, presso il Palazzo Borsalino, sede dell’Ateneo di Alessandria dell’Università del
Piemonte Orientale, si è svolto un corso di formazione intitolato “Laboratorio interdisciplinare
sull’audizione del minore”, organizzato in quattro giornate. Il corso era rivolto a professionisti
che si occupano, a vario titolo, dell’ascolto dei minori. Per garantire una migliore interazione
tra i partecipanti, il laboratorio è stato programmato a numero chiuso, su invito, previa richiesta
di partecipazione.
L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia (ONDIF) – sezione
di Alessandria, è stata realizzata grazie alla partnership tra il Dipartimento di Giurisprudenza e
Scienze Politiche, Economiche e Sociali (DIGSPES) dell’Università del Piemonte Orientale
(UPO), il Tribunale di Alessandria, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Alessandria, la Questura di Alessandria, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Alessandria,
la Camera Penale di Alessandria, il CISSACA di Alessandria (ente pubblico che gestisce gli
interventi e i servizi socio-assistenziali dei Comuni consorziati), l’Unità di Psichiatria e
Neuropsichiatria Infantile dell’ASL AL, e gli Ordini Professionali delle categorie coinvolte,
come l’Ordine degli Avvocati di Alessandria, l’Ordine degli Psicologi del Piemonte e l’Ordine
degli Assistenti Sociali del Piemonte.
Il coordinamento scientifico e organizzativo è stato affidato al dott. Paolo Bargero, Giudice del
Tribunale di Alessandria, all’avv. Alessia Baldi, Presidente della sezione ONDIF di
Alessandria, al prof. avv. Alessandro Provera, ricercatore in Diritto Penale, e alla prof.ssa
Barbara Piattoli, associata di Diritto Processuale Penale, entrambi presso il DIGSPES dell’UPO.
Le giornate hanno visto la partecipazione in qualità di auditori di Magistrati, Avvocati,
Psicologi Infantili, Psichiatri, Assistenti Sociali, Docenti universitari e di scuole di vario grado,
nonché membri delle Forze dell’Ordine, in particolare dei nuclei di Polizia Giudiziaria, sia
statali che locali. Lo scrivente, in qualità di Criminologo e Presidente regionale, ha avuto
l’onore di rappresentare l’A.I.C.I.S. in questa importante sede.
Ogni appuntamento è stato dedicato ad uno specifico tema inerente l’argomento trattato:
- la raccolta della notizia di reato;
- lo sviluppo delle indagini;
- l’audizione del minore in sede processuale;
- opzioni difensive e giudizio.
Le attività sono state articolate in due sessioni. Nella prima parte, esperti relatori – tra cui
Magistrati, Avvocati e Psicologi – hanno esposto le loro relazioni su temi specifici riguardanti
l’audizione dei minori. Le esposizioni, condotte sia da un punto di vista tecnico-giuridico che
psicologico, hanno approfondito le nozioni fondamentali e le conoscenze necessarie per un
ascolto rispettoso e competente del minore, sempre nell’interesse del fanciullo/a e della
Giustizia in generale.
In particolare, sono state analizzate le normative procedurali italiane relative al minore che
risulti vittima o testimone di reati, le indicazioni fornite dalla Carta di Noto e dalla Convenzione
di Lanzarote, nonché le modalità di audizione del minore, con un’attenzione particolare alla
sua protezione psicologica.
Le modalità di audizione hanno evidenziato l’importanza di un “colloquio” protetto, che si
svolga in ambienti riservati, alla presenza del Giudice, il quale può avvalersi di un consulente
(Psicologo specializzato) per supportare tanto il minore quanto lo stesso Magistrato; parimenti
è necessario dare la possibilità agli Avvocati di parte e ai loro consulenti di ascoltare, e, con
varie sistemi “riservati”, di poter interloquire con il Giudice per porre eventuali domande o
contestazioni. I colloqui devono essere brevi e contenuti, con domande formulate in modo
neutro per evitare di influenzare o traumatizzare il minore. È fondamentale anche la
videoregistrazione dell’audizione per evitare che il minore debba ripetere la testimonianza in
seguito.
Affiche il Giudice si possa esprimere sull’attendibilità di una testimonianza (generica e
specifica) portata da un minore, tutto il predetto deve essere anticipato da una valutazione
psicologica condotta da un esperto in materia, per determinare il grado di maturità e la capacità
di comprensione del minore riguardo il significato dell’audizione, in particolare per i più
piccoli.
Nella seconda parte delle giornate, gli auditori sono stati suddivisi in tre gruppi, coordinati
dagli organizzatori e dai relatori, dando vita al vero e proprio “laboratorio” in cui sono stati
affrontati concetti fondamentali. Lo scopo di queste sessioni è stato il confronto attivo tra le
diverse esperienze e competenze presenti, con l’obiettivo di favorire un miglioramento
nell’ambito dell’operatività delle audizioni.
Durante il laboratorio, sono stati presentati casi concreti verificatisi nelle diverse fasi delle
indagini o in situazioni processuali reali, sui quali i partecipanti hanno espresso le proprie
opinioni, fondandole sulle proprie conoscenze ed esperienze professionali.
Tra le numerose interazioni e riflessioni, è emersa in particolare la pressante necessità per il
Giudice di giungere alla verità, con le relative difficoltà nel condurre l’ascolto dei minori,
specialmente dei più piccoli. D’altro canto, gli Avvocati sono chiamati a garantire un apporto
professionale efficace ai propri assistiti, sia in qualità di vittime o testimoni, sia nel rispetto del
diritto di un giusto processo per l’imputato accusato di reati su minori.
Il laboratorio presso l’Università di Alessandria ha evidenziato l’importanza di garantire che i
diritti dei minori non siano solo un adempimento formale, ma che vengano applicate
concretamente le corrette procedure. Questo permette di trovare un equilibrio tra un ascolto
adeguato del minore, evitando che subisca pressioni o traumi, e la salvaguardia della verità,
nell’interesse dell’imputato e delle altre parti coinvolte nel processo.
Al termine degli incontri, tutti i partecipanti hanno auspicato la possibilità di ripetere questi
utili confronti anche su altri importanti temi, nell’esclusivo interesse di una corretta e sempre
migliore gestione della Giustizia.