La crisi della sicurezza: tra giustizia fai da te e carenze strutturali delle forze dell’ordine

di Roberto Puleo*

Negli ultimi anni, l’Italia ha assistito a episodi di “giustizia fai da te”, come quello avvenuto recentemente a Viareggio. Questi eventi sono il sintomo di un malessere sociale profondo, causato dalla percezione di una crescente insicurezza e dalla sensazione che le istituzioni non siano più in grado di garantire l’ordine pubblico. Uno dei motivi principali è la sottovalutazione da parte della politica del lavoro prezioso, ma spesso invisibile, svolto dalle forze dell’ordine.

Un aspetto centrale del problema della microcriminalità in Italia è legato, in parte, alla gestione dei flussi migratori. Gli sbarchi continui di migranti sulle coste italiane sono il risultato di una situazione geopolitica complessa e della mancanza di una strategia di accoglienza e integrazione efficace. Tuttavia, è riduttivo attribuire questa emergenza esclusivamente a una singola parte politica. Il fenomeno migratorio è globale, e per affrontarlo in modo strutturato occorrono strategie condivise e un approccio multilaterale, che coinvolga l’intera Europa e non solo l’Italia.

Inoltre, attribuire l’aumento della criminalità alla sola presenza di immigrati può essere fuorviante. È vero che l’arrivo di grandi flussi di persone crea nuove sfide, ma è anche necessario riconoscere che le cause della criminalità sono complesse e multidimensionali. Fattori come la povertà, la disoccupazione e l’esclusione sociale sono elementi chiave che devono essere affrontati in parallelo.

La situazione delle forze dell’ordine è, anch’essa, sintomatica di una gestione poco lungimirante. Negli ultimi decenni, c’è stato un progressivo svuotamento degli organici dovuto ai pensionamenti e al blocco delle assunzioni, che ha avuto ripercussioni negative sulla capacità di presidiare il territorio. La decisione di congelare i concorsi per risanare le casse dello Stato ha lasciato una ferita profonda: oggi ci troviamo a dover correre ai ripari con nuove assunzioni, ma con il rischio che le giovani leve non abbiano l’esperienza necessaria per affrontare problematiche complesse.

Per di più, la rapida evoluzione della criminalità – che coinvolge fenomeni interni alle famiglie, come la violenza domestica, e forme di criminalità organizzata internazionale – richiede competenze nuove. Le forze dell’ordine devono essere preparate a gestire situazioni delicate, che coinvolgono diverse culture e religioni, oltre a dover affrontare le sfide poste da una società sempre più multietnica.

Il problema della sicurezza è quindi strettamente collegato anche alle politiche economiche e sociali. L’aumento delle tasse, la stagnazione economica e le difficoltà che le famiglie italiane affrontano quotidianamente contribuiscono a creare un clima di tensione sociale. A tutto ciò si aggiunge la percezione di un mercato che spesso agisce in modo poco trasparente, con aumenti dei prezzi che appaiono ingiustificati e speculazioni sfrenate.

Di fronte a questi problemi, è necessario che la politica recuperi una visione di lungo periodo, investendo non solo nelle forze dell’ordine, ma anche nella prevenzione della criminalità attraverso politiche sociali ed economiche che aiutino a ridurre il disagio e l’esclusione. Solo un approccio integrato che coinvolga sicurezza, giustizia e welfare potrà rispondere in maniera efficace alle sfide odierne.

Per risolvere le attuali lacune delle forze dell’ordine, serve una riforma strutturale che preveda un piano di assunzioni costante e ben organizzato, accompagnato da una formazione adeguata. Gli agenti devono essere preparati ad affrontare tanto la criminalità di stampo tradizionale quanto i nuovi fenomeni emergenti, come la criminalità informatica e la radicalizzazione.

Inoltre, è fondamentale migliorare il coordinamento tra le forze dell’ordine e la magistratura. L’introduzione del codice rosso per contrastare la violenza domestica è stata un passo importante, ma la sua efficacia dipende dalla capacità delle istituzioni di lavorare in sinergia. I ritardi nella sua applicazione, dovuti a una mancanza di coordinamento con la magistratura e il PM responsabile della Polizia Giudiziaria, dimostrano quanto sia urgente intervenire su questo fronte.

In definitiva, il tema della sicurezza non può essere affrontato con soluzioni semplicistiche o populiste. La complessità delle sfide richiede un impegno collettivo e un cambiamento di rotta nella gestione delle risorse e delle politiche pubbliche. Solo attraverso una politica consapevole e proattiva, che investa nelle persone e nelle istituzioni, si potrà garantire un futuro più sicuro e stabile per il Paese.

Palermo, 21 settembre 2024

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L’AUTORE

Roberto PULEO, Criminologo Qualificato ex legge 4/2013 – Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (2013) –  Medaglia Bronzo, D’Argento e D’Oro per Merito di Servizio – Durante il servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.) Centro Operativo di Palermo, ha partecipato a operazioni di Polizia Giudiziaria per la cattura di latitanti mafiosi tra i pi˘ pericolosi a livello internazionale – Cultore di Criminologia presso l’Università di Enna.