LA CRIMINALITA’ MINORILE: IL CASO DI JAMES BULGER E L’OMBRA DELLA DEVIANZA PRECOCE.

DI MARIANTONIETTA DEIANA

(CRIMINOLOGA CERTIFICATA AICIS).

 

La criminalità minorile rappresenta uno degli aspetti più complessi e sconvolgenti del comportamento umano. Quando un crimine particolarmente efferato viene commesso da minori, l’opinione pubblica è spesso divisa tra il bisogno di giustizia e la ricerca di una spiegazione che possa razionalizzare l’irrationalizzabile.
Il caso di James Bulger, avvenuto nel 1993 nel Regno Unito, è una delle tragedie più inquietanti nella storia recente. Due bambini di soli dieci anni, Robert Thompson e Jon Venables, rapirono e uccisero brutalmente un bambino di appena due anni, scuotendo non solo la Gran Bretagna, ma l’intero mondo. Questo evento ha sollevato interrogativi profondi sullo sviluppo criminale, sull’educazione e sul ruolo della società nella prevenzione della devianza minorile.

La cronologia degli eventi: una tragedia inimmaginabile.

Il 12 febbraio 1993, Denise Bulger si trovava con il figlio di due anni, James, in un centro commerciale di Bootle, vicino a Liverpool. Mentre si trovavano in un negozio di macelleria, bastò un attimo di distrazione perché James scomparisse. Le telecamere di sicurezza mostrarono due bambini, Robert Thompson e Jon Venables, che conducevano James fuori dal centro commerciale. La scena, apparentemente innocua, si sarebbe trasformata in una tragedia di proporzioni inimmaginabili.
Thompson e Venables camminarono per oltre quattro chilometri con James, attraversando strade affollate e luoghi pubblici. Durante il tragitto, diverse persone notarono i due ragazzi con il piccolo, ma non intervennero.
I due aggressori condussero James verso una linea ferroviaria abbandonata, dove lo sottoposero a torture brutali. Il bambino fu colpito con mattoni, pietre e una spranga di ferro, subendo oltre 40 ferite diverse. Dopo averlo ucciso, i due lasciarono il corpo sui binari, tentando di far sembrare la sua morte un incidente ferroviario. Il corpo di James fu trovato due giorni dopo.
La nazione, scioccata dalla crudeltà del crimine, fu ulteriormente sconvolta quando si scoprì che i responsabili erano due bambini.

Il contesto familiare e sociale: radici di una tragedia.

Robert Thompson e Jon Venables provenivano da ambienti sociali difficili, caratterizzati da instabilità familiare e scarsa supervisione parentale. Entrambi i ragazzi vivevano in famiglie problematiche, con storie di violenza domestica, abbandono e difficoltà economiche. Robert Thompson, il maggiore di sei fratelli, era cresciuto in un ambiente dove la violenza e la trascuratezza erano all’ordine del giorno. La madre, spesso incapace di gestire i figli, era nota per il suo comportamento instabile e la sua incapacità di fornire un ambiente sicuro e amorevole. Thompson aveva sviluppato un carattere manipolativo e una tendenza al controllo, tratti che sarebbero emersi durante il crimine. Jon Venables, sebbene provenisse da una famiglia meno caotica, era considerato un bambino problematico. Era noto per comportamenti aggressivi e imprevedibili, spesso isolato dai coetanei e vittima di episodi di bullismo. Anche lui aveva mostrato segni di instabilità emotiva e di difficoltà nel gestire le emozioni.
Entrambi i ragazzi erano stati esposti a contenuti violenti nei media e avevano manifestato un interesse morboso per film e giochi che glorificavano la violenza. Sebbene fosse impossibile stabilire un collegamento diretto tra questi contenuti e il crimine, il contesto culturale e sociale in cui vivevano alimentò il dibattito sul ruolo dei media nella formazione dei giovani.

Il processo: minori di fronte alla giustizia.

Il processo contro Thompson e Venables iniziò a novembre del 1993 e fu oggetto di un’enorme attenzione mediatica. Entrambi i ragazzi furono processati come adulti, un fatto che sollevò molte polemiche. Sebbene avessero solo 10 anni, l’opinione pubblica era convinta che la gravità del crimine richiedesse una risposta severa da parte del sistema giudiziario. Durante il processo, emersero dettagli inquietanti sul loro comportamento.
Gli psicologi descrissero i due come consapevoli delle loro azioni, ma incapaci di comprendere pienamente le conseguenze a lungo termine. Thompson, in particolare, mostrò una freddezza inquietante, mentre Venables appariva più emotivamente vulnerabile. Il 24 novembre 1993, entrambi furono giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo con un minimo di otto anni da scontare. La sentenza, tuttavia, non chiuse il dibattito pubblico. Molti ritenevano che la pena fosse troppo lieve, mentre altri sottolineavano che punire dei bambini come adulti fosse eticamente discutibile.

Le conseguenze: il rilascio e il dibattito sulla riabilitazione.

Nel 2001, dopo otto anni di detenzione in strutture appositamente progettate per minori, Thompson e Venables furono rilasciati con nuove identità e sottoposti a un rigoroso programma di reinserimento. Questo provocò una nuova ondata di polemiche, con molti cittadini che si opponevano alla decisione, temendo che i due potessero rappresentare un pericolo per la società. Venables, in particolare, ebbe difficoltà ad adattarsi alla vita fuori dal carcere. Fu arrestato nuovamente nel 2010 e nel 2017 per possesso di materiale pedopornografico, sollevando dubbi sulla sua reale riabilitazione. Thompson, al contrario, mantenne un profilo basso e non fu più coinvolto in crimini.

Il ruolo dei media e l’impatto sulla società.
Il caso Bulger fu uno dei primi ad essere seguito così intensamente dai media, che alimentarono un senso di panico morale nella popolazione. Le immagini di James che lasciava il centro commerciale con i suoi assassini furono trasmesse in tutto il mondo, diventando un simbolo della perdita dell’innocenza infantile. Il dibattito pubblico si concentrò su questioni come la responsabilità genitoriale, l’influenza dei media violenti e la capacità del sistema giudiziario di affrontare crimini commessi da minori.
Lezioni da imparare: prevenzione e riabilitazione.
Il caso di James Bulger ha sollevato questioni fondamentali sul trattamento dei minori criminali e sulla prevenzione della devianza. È emerso chiaramente che fattori come l’instabilità familiare, la povertà e l’isolamento sociale giocano un ruolo cruciale nello sviluppo di comportamenti devianti. Le riforme successive al caso Bulger hanno migliorato il monitoraggio dei minori a rischio e rafforzato i servizi di supporto alle famiglie vulnerabili. Tuttavia, il dibattito sulla possibilità di riabilitare giovani autori di crimini gravi rimane aperto.
In conclusione possiamo sostenere che la storia di James Bulger è una tragedia che continua a risuonare nei cuori e nelle menti di chiunque ne venga a conoscenza. È un caso che mette in discussione le nostre nozioni di giustizia, responsabilità e redenzione. Studiare e comprendere le radici di questo crimine non significa solo cercare di prevenirne altri, ma anche riflettere sulla nostra capacità di costruire una società che protegga i più vulnerabili e aiuti i giovani a non cadere nell’abisso della devianza.