Individuazione della “Microcriminalità Precoce”: Il ruolo delle famiglie e delle istituzioni nell’intervento preventivo.

di Francesco Paolo Iacovelli*

Lo studio condotto da Robert J. Sampson[1] e John H. Laub[2], intitolato “Crime in the Making: Pathways and Turning Points Through Life”,[3] è un’opera classica nella criminologia che si basa sui principi della teoria del controllo sociale di Travis Hirschi[4].

Sampson e Laub esaminano i percorsi di vita dei delinquenti e le influenze sociali che contribuiscono alla microcriminalità in età precoce. La teoria del controllo sociale di Hirschi suggerisce che il legame con la società e il coinvolgimento in attività socialmente accettate sono fondamentali nel prevenire il comportamento criminale. Sampson e Laub applicano questo concetto alla loro ricerca, esplorando come i fattori sociali influenzino il comportamento criminale lungo l’arco della vita di un individuo. Nel loro studio, analizzano i percorsi di vita di un campione di individui, concentrandosi su eventi cruciali e “punti di svolta” che possono influenzare il coinvolgimento criminoso. Utilizzando dati empirici e approcci di ricerca longitudinale, esplorano come le relazioni familiari, le opportunità economiche, l’educazione e altri fattori sociali influenzino il comportamento criminale in età precoce.

La micro criminalità precoce rappresenta un fenomeno complesso e delicato che richiede un’attenzione particolare sia da parte delle famiglie che dalle istituzioni. In questa analisi, esploreremo le modalità per individuare i soggetti devianti e il ruolo fondamentale che già famiglie, scuole e gli enti preposti svolgono negli interventi di prevenzione.

La devianza minorile è un argomento composito che riguarda il comportamento deviante o disadattivo dei giovani all’interno della società. Questo fenomeno ha radici profonde nelle dinamiche sociali e culturali, e la sua comprensione è essenziale per affrontare le sfide legate alla crescita e allo sviluppo dei giovani ma anche alla costruzione prospettica di una sana società civile.

In passato, il concetto di devianza minorile era spesso associato a un approccio punitivo, con una forte enfasi sul controllo e sulla correzione del comportamento deviante attraverso l’intervento legale e istituzionale. Tuttavia, negli ultimi decenni, c’è stata una crescente consapevolezza dell’importanza di adottare un approccio più comprensivo e orientato alla prevenzione, che tenga conto dei molteplici fattori individuali, familiari e ambientali che contribuiscono alla devianza giovanile.

Tale evidenza, oggi, si riscontra chiaramente nella differenzazione del processo penale che per i minorenni  prevede come estrema ratio il ricorso alla misura della detenzione in risposta ai comportamenti criminali.

Nel quadro di intervento di ogni grado del procedimento penale a carico del minore intervengono gli Uffici di Servizio Sociale per i minorenni (USSM) che, su segnalazione dell’Autorità Giudiziaria, attraverso l’acquisizione di tutti gli elementi conoscitivi per l’individuazione della personalità del soggetto deviante, formula un progetto educativo che sarà attivato con un apposito provvedimento del Giudice. E’ di fondamentale importanza evidenziare che il caso di analisi, così come previsto dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, è riferito a minorenni e “giovani adulti”[5], inquadrando quest’ultima fascia tra i 18 e i 24 anni.

Nel contesto della devianza minorile, è fondamentale considerare una serie di questioni chiave, tra cui le cause e i fattori di rischio associati al comportamento divergente, l’impatto delle politiche pubbliche e delle risposte istituzionali, nonché le implicazioni per il benessere e lo sviluppo dei giovani. I rilievi statistici[6] relativi a minorenni e giovani adulti in carico ai Servizi minorili, raccolti ed elaborati dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, determinano che,alla data del 30 aprile 2024, “la criminalità minorile risulta connotata dalla prevalenza dei reati contro il patrimonio e, in particolare, dei reati di furto e rapina. Frequenti sono anche le violazioni delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti, mentre tra i reati contro la persona prevalgono le lesioni personali volontarie”.

Questo approfondimento fornirà una panoramica delle principali teorie e approcci utilizzati nello studio della devianza minorile, esplorando le sue dimensioni sociali, psicologiche e culturali e offrendo spunti per una comprensione più approfondita di questo fenomeno complesso.

Individuare i Soggetti Devianti

Individuare i soggetti devianti può essere una sfida, poiché i segnali di comportamento dissociato possono essere sfumati o facilmente misconosciuti. E’ possibile individuare alcuni fattori di rischio che, se presenti, possono aumentare la probabilità che un minore sviluppi comportamenti a rischio. Questi fattori possono essere suddivisi nelle seguenti macro  categorie nel tentativo di sviscerarne più nel dettaglio i contenuti:

Fattori individuali:

  • Bassa autostima e scarsa percezione di sé: i minori con una bassa autostima o un’immagine negativa di sé stessi possono essere più inclini a impegnarsi in comportamenti divergenti per cercare attenzione o sentirsi parte di un gruppo. In tale contesto risulta determinante monitorare i seguenti “warning factors”:
  • Vulnerabilità psicologica: I minori con bassa autostima possono essere più vulnerabili a esperienze negative come il bullismo, l’emarginazione sociale e l’abuso. Queste esperienze lesive “dell’essere” del minore possono aumentare il rischio di sviluppare comportamenti disadattavi come l’aggressività, la delinquenza o l’abuso di sostanze.
  • Pericolo di coinvolgimento in comportamenti rischiosi:L’esperimento di psicologia sociale condotto nel 1951 dallo psicologo polacco Solomon Asch[7] mise in evidenza la facilità di adattamento degli intenti di un individuo dinanzi alla decisione del “giusto” da parte di un campione sperimentale. I minori con bassa fiducia in se stessi possono cercare di migliorare la propria autostima attraverso l’emulazione di comportamenti rischiosi o antisociali, come l’uso di droghe, l’autolesionismo o il coinvolgimento in attività criminali.
  • Difficoltà nell’affrontare sfide e conflitti: La bassa autostima può influenzare la capacità dei minori di affrontare sfide e conflitti in modo sano ed efficace. Possono avere difficoltà a stabilire relazioni positive, a gestire lo stress o a risolvere i problemi in modo costruttivo, il che può portare a comportamenti devianti come l’aggressività o il vandalismo.
  • Mancanza di prospettive future positive: I minori possono avere difficoltà a immaginare un futuro positivo per sé stessi e questo può portare alla disillusione e alla mancanza di motivazione per perseguire obiettivi positivi, aumentando il rischio di coinvolgimento in comportamenti antisociali.
  • Problemi di apprendimento o disabilità: le difficoltà scolastiche possono portare a frustrazione, disimpegno e, in alcuni casi, a comportamenti antisociali.
  • Vulnerabilità sociale: La percezione di essere diversi dagli altri o di non essere in grado di soddisfare gli standard accademici o sociali può portare a sentimenti di isolamento e alienazione, aumentando il rischio di coinvolgimento in comportamenti devianti per ottenere un senso di appartenenza o di riconoscimento.
  • Frustrazione e bassa autostima: La mancanza di successo scolastico o l’incapacità di adattarsi alle richieste del contesto accademico e sociale possono portare a sentimenti di incompetenza e inadeguatezza, che a loro volta possono alimentare comportamenti difformii come l’aggressività, la ribellione o l’auto isolamento.
  • Mancanza di supporto: La mancanza di risorse e servizi adeguati per affrontare le loro esigenze può aumentare il senso di isolamento e la percezione di essere trascurati o non considerati, aumentando il rischio di coinvolgimento in atteggiamenti come la delinquenza o l’abuso di sostanze come modo per affrontare lo stress o la frustrazione.
  • Difficoltà nell’affrontare le sfide quotidiane: La mancanza di capacità di fronteggiare efficacemente situazioni stressanti o conflittuali può portare a comportamenti divergenti come l’aggressività, l’autolesionismo o l’uso di sostanze come meccanismo di coping.
  • Mancanza di autocontrollo e impulsività: i minori che faticano a gestire le proprie emozioni e impulsi possono avere più difficoltà a rispettare le regole e le norme sociali. La mancanza di autocontrollo può portare i minori a prendere decisioni irrazionali e impulsive, senza considerare le conseguenze a lungo termine dei loro atti. Questi comportamenti impulsivi possono includere azioni come il furto, l’aggressione fisica o verbale, o il coinvolgimento in attività illegali o rischiose, che sono tutti indicatori di devianza. Questo genere di minori può avere difficoltà nel regolare le proprie emozioni e comportamenti in modo appropriato, il che può portare a comportamenti antisociali, come la violazione delle regole scolastiche, la disobbedienza agli adulti o il coinvolgimento in comportamenti delittuosi. Questi giovani possono avere difficoltà a gestire conflitti e a comunicare in modo efficace con gli altri, il che può portare a isolamento sociale, alienazione e, in alcuni casi, alla partecipazione a gruppi devianti o criminali per cercare un senso di appartenenza.
  • Abuso di sostanze stupefacenti: l’assunzione di droghe e alcol può alterare il giudizio e aumentare la propensione a comportamenti rischiosi. L’abuso di alcol e droghe può avere gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale dei minori causando danni agli organi, compromettendo le funzioni cognitive e influenzando negativamente l’equilibrio emotivo. Questi effetti possono aumentare il rischio di coinvolgimento in comportamenti devianti, come l’aggressività, l’autolesionismo o il suicidio, nonché il coinvolgimento in attività criminali precoci. Anche l’abuso di sostanze stupefacenti può influenzare negativamente le relazioni interpersonali, inducendo il giovane a comportamenti impulsivi, aggressivi o manipolativi, che possono compromettere la fiducia e la stabilità nelle relazioni con familiari, amici e partner romantici, oltre che deteriorare prestazioni accademiche e professionali e indurre in problematiche di natura penale. L’abuso di alcol e droghe può portare a un ciclo di dipendenza difficile da interrompere. La dipendenza fisica e psicologica da queste sostanze può rendere difficile per i minori interrompere il loro uso, anche quando sono consapevoli delle conseguenze negative sul loro benessere e sulla loro vita.
  • Problemi di salute mentale: alcuni disturbi mentali, come la depressione o l’ansia, possono aumentare il rischio di comportamenti disadattivi. Nei casi di devianza minorile associata a problemi di salute mentale, un’analisi clinica rivela una serie di sfide e dinamiche complesse, che possono influenzare il comportamento dei giovani. Gli adolescenti con problemi di salute mentale spesso presentano comorbilità, cioè la presenza di più disturbi psichiatrici contemporaneamente. Ad esempio, un adolescente con depressione può anche manifestare ansia o problemi di comportamento. I problemi di salute mentale possono avere un impatto significativo sicuramente sui rapporti familiari. Le dinamiche familiari possono essere influenzate da stress, conflitti e difficoltà nella comunicazione. Questo ambiente familiare instabile può contribuire alla devianza minorile, aumentando il rischio di conflitti familiari, ribellione e fuga da casa. Gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili alla dipendenza da sostanze. L’automedicazione con droghe o alcol può essere un modo per alleviare i sintomi psicologici, ma può anche portare a dipendenza e condotte criminali come il traffico di droga o il coinvolgimento in attività illegali per finanziare l’abitudine. Frequenti possono essere i pericoli di autolesionismo e suicidio che, quale forma estrema di devianza,  rappresentano una seria minaccia per la salute e la sicurezza dei giovani.

Fattori familiari:

  • Mancanza di cure o negligenza: Talcot Parsons[8], sociologo e padre della teoria della società struttural-funzionalista, sosteneva che “i valori sociali vengono interiorizzati dall’individuo attraverso il processo di socializzazione, soprattutto nell’infanzia,  grazie alla famiglia” . Questa analisi  rileva quanto i minori che vivono in famiglie disfunzionali o che subiscono abusi o negligenze possono essere più vulnerabili a sviluppare comportamenti devianti. In particolare il fenomeno può essere analizzato considerando diversi fattori di micro e macrosocialità, ad esempio la mancanza di cure o negligenza può essere correlata a disuguaglianze sociali e economiche. Le famiglie con risorse finanziarie limitate o che vivono in comunità svantaggiate possono avere accesso limitato a servizi di supporto e risorse per l’assistenza familiare contribuendo alla devianza minorile, poiché i minori possono non ricevere l’assistenza e l’orientamento di cui hanno bisogno per sviluppare comportamenti socialmente adattivi. Questo può causare inevitabilmente l’esclusione sociale dei minori da parte della comunità e delle istituzioni. I minori trascurati possono essere etichettati come problematici o protesi all’azione criminale, contribuendo alla ricerca di appartenenza e l’accettazione attraverso gruppi devianti o comportamenti antisociali più facilmente ottenibili. Chiaramente hanno un’importantissima influenza i casi di violenza domestica e i conflitti familiari, causa di un clima di stress e instabilità, oppure la mancanza di regole chiare e di un adeguato controllo da parte dei genitori che può aumentare il rischio di comportamenti devianti.

E’ importante sottolineare che l’etichettatura dei minori come “devianti” può avere conseguenze negative.

  • Effetto etichettante: L’etichettatura di un giovane può influenzare la percezione di sé stessi e degli altri nei confronti di quel giovane. Può creare una profezia auto-avverante in cui il giovane interiorizza l’etichetta e inizia a conformarsi al comportamento associato alla devianza. Ciò può portare a una spirale discendente di azioni negative, auto svalutazione e auto isolamento sociale.
  • Impatto sulle opportunità: Essere etichettati come “devianti” può influenzare le opportunità future dei giovani. L’etichettatura può compromettere le opportunità di istruzione, occupazione e partecipazione sociale. Può portare a discriminazione e pregiudizio da parte degli altri, che potrebbero trattare il giovane come un criminale o un disadattato, limitando così le sue prospettive di vita.
  • Rischi di auto-identificazione: L’etichettatura dei minori problematici può portare questi giovani a identificarsi con il ruolo che viene loro assegnato. Possono iniziare a vedere se stessi in termini di devianza e ad adottare un’identità delinquenziale. Questa auto identificazione può influenzare il loro senso di autoefficacia e autostima, rendendoli più inclini a perpetuare condotte disdicevoli.
  • Effetti sul trattamento: L’etichettatura dei minori come “devianti” può influenzare il modo in cui vengono trattati dalle autorità, dalle istituzioni e dalla società nel suo insieme. Possono essere soggetti a un trattamento discriminatorio, punitive o stigmatizzante, anziché a interventi mirati a indirizzare le cause sottostanti del comportamento deviante e a promuovere il cambiamento positivo.
  • Perdita di prospettiva: L’etichettatura dei giovani può oscurare la comprensione dei fattori complessi che contribuiscono al loro comportamento. Può ridurre l’attenzione sul contesto familiare, sociale ed economico in cui crescono e sui fattori di rischio e di protezione che influenzano il loro sviluppo. Questo può limitare le possibilità di fornire interventi mirati e appropriati per sostenere il cambiamento positivo.

 Quali sono i segnali da intercettare?

Comportamento aggressivo o “disruptivo”: I soggetti devianti possono manifestare comportamenti aggressivi, come litigi frequenti, intimidazioni o atti di violenza fisica o verbale.

Frequenti assenze o prestazioni scolastiche scadenti: Il declino delle prestazioni scolastiche o la frequente assenza da scuola possono essere segnali di disagio o di coinvolgimento in attività devianti.

Coinvolgimento in attività illegali o rischiose: Il coinvolgimento in attività illegali, come il furto o il consumo di droghe, può indicare comportamenti devianti.

Isolamento sociale o cambiamenti drastici di comportamento: I soggetti devianti possono isolarsi dagli altri o manifestare cambiamenti drastici di comportamento, come improvvisi cambiamenti di umore o di interessi.

 Quali possono essere gli interventi per un’efficace attività di prevenzione?

 Ruolo delle famiglie negli interventi di prevenzione

Le famiglie svolgono un ruolo fondamentale nell’individuazione e nella prevenzione della microcriminalità precoce. Alcune strategie chiave che le famiglie possono adottare includono:

Comunicazione aperta e supporto emotivo: Mantenere una comunicazione aperta e offrire sostegno emotivo può aiutare i giovani a sentirsi ascoltati e supportati, riducendo il rischio di coinvolgimento in comportamenti criminali;

Impostazione di regole chiare e coerenti: Impostare regole chiare e applicare una disciplina coerente aiuta i giovani a comprendere le aspettative e a sviluppare un senso di responsabilità nei confronti delle norme sociali.

Coinvolgimento attivo nei percorsi educativi dei figli: Coinvolgere attivamente i figli nei loro percorsi educativi, offrendo supporto nelle attività scolastiche e incoraggiando la partecipazione a programmi extracurriculari, può promuovere un senso di appartenenza e ridurre il rischio di coinvolgimento in comportamenti devianti.

Ruolo delle scuole negli Interventi di prevenzione

Le scuole svolgono un ruolo chiave nell’individuazione e nella prevenzione della microcriminalità precoce. Alcune strategie che queste possono adottare includono Programmi di Educazione alla Legalità con cui offrire opportunità educative che promuovono la comprensione delle leggi, dei diritti e delle responsabilità civiche che aiutino i giovani a sviluppare un senso di cittadinanza attiva e a evitare comportamenti devianti. E’ inoltre fondamentale fornire servizi di supporto socio-emotivo, come consulenza e orientamento, che educhino i giovani a gestire lo stress e i conflitti in modo costruttivo e a sviluppare competenze relazionali positive.

Collaborazione Famiglie/Comunità: Intavolare una proficua collaborazione tra le famiglie e le comunità locali per identificare e affrontare i fattori di rischio associati alla microcriminalità precoce favorendo un approccio integrato e sostenibile alla prevenzione.

 

L’AUTORE

*Francesco Paolo Iacovelli, Criminologo Qualificato ex legge n. 4/2013

[1] nato il 9 luglio 1956 a Utica, New York,  è il professore presso l’Università di Harvard

[2] nato nel 1953 è un criminologo americano e  docente presso il Dip. di Criminologia e giustizia penale dell’Università del Maryland, College Park.

[3] Editore: Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1993

[4] Travis Warner Hirschi (15 aprile 1935-2 gennaio 2017) è stato un sociologo americano e professore emerito di sociologia presso l’Università dell’Arizona.

[5]https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1402950 . Art. 24 del Decreto Legislativo n. 272 del 28 luglio 1989, modificato dall’articolo 5, comma 1 del Decreto Legge n. 92 del 26 giugno 2014, convertito con modifiche dalla Legge n. 117 dell’11 agosto 2014, e successivamente modificato dall’articolo 9, comma 1 del Decreto Legislativo n. 121 del 2 ottobre 2018.

[6] https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/Analisi_Servizi_minorili_30.04.2024_G.pdf

[7]https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Asch“Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 collaboratori/complici dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo (soggetto sperimentale), si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente mentre su un’altra scheda vi era disegnata un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata.

Il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformandosi alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. In sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicitata dalla maggioranza. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire.

 

[8]Talcott Parsons (Colorado Springs, 13 dicembre 1902 – Monaco di Baviera, 8 maggio 1979)