IL GIALLO DI GARLASCO IL PROCESSO VERRA’ RIAPERTO? TUTTE LE TAPPE DAL 2007 AD OGGI

di Fabrizio Rappini*

 

In attesa di sapere se ci potrà essere una nuova istanza di revisione del processo e dunque della condanna di Alberto Stasi, in questa vicenda vale la pena di ripercorrere le tappe principali. Va ricordato che per essere accolta l’istanza di revisione si deve realmente basare su “nuove prove mai prodotte prima” e non su reperti già considerati in precedenza e bocciati durante la precedente inchiesta. Tutto questo a meno che non si riesca a dimostrare che il lavoro dei carabinieri del Ris all’epoca dei fatti possa essere migliorato grazie alle tecniche di oggi.

 

LE TAPPE

 

13 agosto 2007: Chiara Poggi viene uccisa nella sua casa di Garlasco. A trovare il corpo della giovane, è il fidanzato Alberto Stasi. Stasi viene indagato per omicidio volontario e la sua bicicletta e il computer vengono sequestrati.

 

24-28 settembre 2007: La pubblico ministero Rosa Muscio ordina il fermo di Alberto Stasi in quanto sulla sua bicilcletta sono state trovate tracce del Dna di Chiara Poggi. Per la gip Giulia Pravon quelle prove non sono sufficienti e Stasi viene scarcerato quattro giorni dopo.

 

23 febbraio – 17 dicembre 2009: I legali di Stasi scelgono il rito abbreviato. I pubblici ministeri Rosa Muscio e Claudio Michelacci chiedono la condanna a 30 anni. Per la perizia informatica, però, quella mattina, Alberto stasi era in casa a studiare e viene assolto.

 

8 novembre 2011 – 18 aprile 2013: Anche nel processo d’appello, Alberto Stasi, viene assolto nonostante anche la procuratrice  generale, Laura Barbaini, avesse chiesto anche lei una condanna a 30 anni. Ad annullare l’assoluzione e a disporre un nuovo processo, è la Cassazione.

 

24 novembre 2014 – 12 dicembre 2015: Su Alberto Stasi vengono effettuate nuove perizie che portano la pg Barbiani a chiedere di nuovo una condanna a 30 anni. Il 17 dicembre 2014 Alberto Stasi viene condannato a 16 anni e al risarcimento di un milione di euro. La sentenza viene confermata dalla Cassazione.

 

11 marzo 2025: Diciotto anni dopo si torna a indagare sul delitto di Chara Poggi e viene indagato per concorso in omicidio, Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, Marco Poggi.

 

16 maggio 2025: Parte una maxi perizia per dare la caccia a Ignoto 2. In undici vengono sottoposti al test del Dna. Ci sono gli amici che frequentavano casa Poggi e gli investigatori che possono aver lasciato tracce. L’obiettivo è dare un nome alle impronte che non sono ancora state attribuite.

 

GLI ERRORI DEI PRIMI GIORNI

 

Nella villetta di Garlasco nelle prime ore dopo il ritrovamento del cadavere entrano 25 persone senza calzari; alcuni investigatori e tecnici sono entrati senza guanti; sulla maglietta di Chiara Poggi sono presenti 4 impronte, mai analizzate; il gatto viene lasciato libero di girare e viene chiuso dopo i primi rilievi; le scarpe di Alberto Stasi vengono sequestrate  solo due giorni dopo; non sono state prelevate subito le impronte della vittima e non sono stati rilevati peso e temperatura fondamentali per l’orario della morte; quando fu affidato ai tecnici del Ris, il computer di Stasi era stato compromesso dagli accessi fatti dai carabinieri dopo il sequestro, senza farne copia forense; la bicicletta vista davanti alla villetta dei Poggi, sequestrata solo 7 anni dopo:

 

I NUOVI INDIZI

 

  • L’impronta sul muro delle scale dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, già rilevata nel 2007, per la procura sarebbe attribuibile a Sempio.
  • Le perizie disposte dai legali di Stasi e successivamente dalla procura attribuiscono a Sempio una traccia di Dna trovata sotto le unghie della vittima.
  • Sono in corso verifiche per vedere se il ticket del parcheggio emesso la mattina dell’omicidio fosse di Sempio o della madre.
  • “Ho fatto cose orribili”. Sono appunti che sarebbero stati trovati nella casa di Sempio durante una perquisizione.

 

NO A PROCESSI MEDIATICI

 

In democrazia è lecito ripercorrere le tappe di una vicenda anche dolorosa per diverse persone. Quello che però non è lecito è dar vita a processi mediatici, molto spesso fatti con la presenza di opinionisti o pseudo tali che si ergono a investigatori o criminologi senza avere conoscenze e titoli.

 

* Giornalista professionista – Criminologo certificato Aicis