Il dossier Ferragosto del Viminale: leggere i numeri per capire il Paese

di Francesco Paolo IACOVELLI

Ogni anno, a Ferragosto, il Viminale pubblica il suo dossier sulla criminalità. Non è una mera raccolta di cifre, ma un ritratto del Paese, che va osservato con attenzione. Come criminologi di AICIS, abbiamo il compito di andare oltre il titolo di giornale perchè i dati non parlano da soli, hanno bisogno di essere letti e interpretati.

I primi sette mesi del 2025 segnano un calo complessivo dei reati del 9% rispetto al 2024. Una tendenza positiva che riguarda soprattutto i reati predatori: i furti calano del 7,7% e le rapine del 6,7%, mentre le violenze sessuali registrano un significativo -17,3%. Questo non significa che la criminalità stia “sparendo” – sarebbe un’illusione – ma segnala che le strategie di prevenzione e controllo, in alcuni settori, stanno dando frutti concreti.

Tuttavia, i numeri ci impongono anche cautela. Gli omicidi volontari aumentano del 3,4%, passando da 178 a 184 casi, e le vittime in ambito affettivo crescono del 15,1%.

Questo dato ci ricorda che la violenza relazionale resta una ferita aperta, difficile da arginare solo con la repressione: servono prevenzione, educazione emotiva e interventi tempestivi nei contesti a rischio.

Colpisce il forte aumento degli ammonimenti del questore, soprattutto per stalking: +70,6% complessivo, con un +84,6% nei casi di violenza domestica. Da un lato, significa che le segnalazioni arrivano più rapidamente e che la macchina della protezione si attiva con maggiore frequenza. Dall’altro, ci dice che queste condotte sono tutt’altro che rare, e che il problema è radicato in una parte del tessuto sociale.

Sul fronte del presidio urbano, le zone rosse hanno visto oltre 928 mila persone controllate e più di 6.100 allontanamenti, in gran parte di cittadini stranieri. Le operazioni ad “alto impatto” hanno coinvolto quasi un milione di persone, segnalando una strategia di controllo mirato nelle aree a più alta criticità. Questi interventi, se da un lato aumentano la percezione di sicurezza, dall’altro ci invitano a riflettere sull’equilibrio fra repressione e inclusione, fra ordine pubblico e coesione sociale.

La lotta alla criminalità organizzata prosegue con un incremento del 22,8% dei beni confiscati e un raddoppio delle interdittive antimafia. Qui, il significato è chiaro: la pressione investigativa funziona, ma deve essere costante per evitare che i vuoti vengano colmati da nuovi gruppi criminali.

In calo del 21,7% gli attacchi informatici alle infrastrutture critiche, segno di un rafforzamento della cyber–sicurezza, mentre l’attività antiterrorismo registra un +53,8% di arresti e un preoccupante aumento del coinvolgimento di minorenni. Questo è un segnale da non ignorare: il reclutamento giovanile in contesti estremisti è un fronte silenzioso, ma insidioso.

Ecco perché, come AICIS, sentiamo il dovere di leggere questi dati con doppia attenzione: non solo per fotografare lo stato della criminalità, ma per capire dove  intervenire, con quali strumenti e in quale direzione.

Il dossier del Viminale ci consegna una fotografia dell’Italia in cui alcune zone d’ombra si restringono, altre si allargano. Il nostro compito è accendere la luce su entrambe.

Perché la sicurezza non si misura solo con le denunce in meno, ma con la capacità di vivere in una comunità che previene, protegge e sa reagire forte di una maggiore consapevolezza.