di Silvia Passerini
Roma, 30 luglio 2025
Nel corso di procedimenti legali o in situazioni di contestazione, spesso ci si imbatte in un equivoco
che può creare confusione e fraintendimenti: molte persone pensano che disconoscere una
sottoscrizione sia la stessa cosa che disconoscere l’intero documento su cui quella firma è apposta. In
realtà, si tratta di due cose molto diverse, e capire questa differenza è fondamentale per evitare
equivoci e per tutelare correttamente i propri diritti.
Disconoscere una sottoscrizione significa dichiarare che quella firma apposta su un documento non
è di propria mano, o che non si riconosce come propria. È un atto che riguarda esclusivamente
l’elemento grafico, la sottoscrizione.
In altri casi, una persona può anche riconoscere che la firma è sua, ma contestare che il testo del
documento rappresenti un suo atto volontario o che sia stato sottoscritto consapevolmente.
Disconoscere un documento intero significa invece dichiarare che l’intero contenuto, la sua
provenienza o la sua validità sono falsi o non riconosciuti. È un atto più ampio, che coinvolge l’intera
attestazione e può portare a contestazioni più complesse e a valutazioni più approfondite.
Un errore frequente è che molte persone, quando vengono chiamate a contestare una sottoscrizione,
rispondono dicendo: “Quella firma non è la mia perché non riconoscono il testo del documento in
calce al quale è apposta”. Tuttavia, se poi viene mostrata loro solo la firma, affermano che quella
firma è propria, perché riconoscono il tracciato grafico. Confondendo così il disconoscimento della
firma con quello del documento.
In realtà, il fatto di non riconoscere il contenuto del documento non implica automaticamente il
disconoscimento della firma. La firma può essere autentica, ma il documento può essere stato alterato,
falsificato, con ad esempio l’aggiunta di frasi, parole o elementi nuovi. È possibile anche che il
documento sia stato compilato successivamente all’apposizione della sottoscrizione.
Viceversa, una firma può essere contestata, ma il documento stesso può essere autentico e legittimo.
Capire questa differenza è fondamentale per evitare di compromettere la propria posizione legale o
di essere fraintesi in un procedimento giudiziario. Disconoscere la firma senza contestare l’intero
documento può portare a esiti diversi rispetto a un disconoscimento totale del documento. Inoltre, le
tecniche di analisi grafologico-forense possono verificare l’autenticità della firma anche quando il
contenuto del documento è contestato, e viceversa.
Ancora più insidioso è il disconoscimento del testo di un documento o di una sottoscrizione in copia,
in quanto possono essere stati manipolati digitalmente o manualmente, ad esempio tramite ritaglio e
incollaggio di parti di altri documenti, o mediante tecniche di falsificazione più sofisticate. In
particolare, anche se la sottoscrizione presente nel documento in copia risulta autografa, potrebbe
essere stata estrapolata da un altro documento e inserita nel falso. La tecnologia digitale permette di
effettuare copie di alta qualità, ma anche di alterare o creare falsi con grande precisione, complicando
ulteriormente le verifiche.
L’esperto grafologo forense è la figura più qualificata per valutare se, in presenza di un documento
originale o anche solo di una copia, si possa giungere a una conclusione attendibile sull’autenticità di
una sottoscrizione o dell’intero testo. Non solo per le competenze tecniche, ma anche per la capacità
di interpretare il contesto grafico e le variabili soggettive del gesto scrittorio. Nel caso di documento
in copia il grafologo forense sa tenere conto della qualità della riproduzione e della complessità di
ogni singolo caso; sa ponderare il peso dei singoli elementi grafici e sa suggerire la praticabilità o
meno dell’esame.
L’accertamento su un manoscritto (testo e sottoscrizione) in originale permette l’analisi fisica (come
lo studio dell’inchiostro, della continuità del tracciato e della tridimensionalità del segno) che sono
inaccessibili su copia. L’originale può anche mostrare sovrascritture, abrasioni, interpolazioni o
aggiunte non rilevabili su copia.
Ma se molti indicatori grafici convergono verso una stessa conclusione, si può raggiungere una
ragionevole certezza anche su una copia. Un esperto può quindi formulare una valutazione solida,
anche in assenza dell’originale, specialmente se la copia è di alta risoluzione e integra.
In sintesi, se ci si trova in una situazione in cui viene chiesto di disconoscere una firma o un intero
documento, è necessario ricordare che sono atti distinti e che richiedono approcci diversi. Non va
confuso il disconoscimento/riconoscimento della sottoscrizione con quello del contenuto del
documento. La chiarezza su questo punto può fare la differenza tra una difesa efficace e un
fraintendimento che potrebbe compromettere il rispetto dei propri diritti.
In presenza di copie di documenti, la verifica dell’autenticità diventa più complessa e non sempre
possibile, specialmente se la copia è stata manipolata digitalmente o manualmente.
Tuttavia, la possibilità di stabilire l’autografia di una firma o un testo manoscritto in copia dipende
dalla qualità e dalla quantità di elementi grafici ancora rilevabili. Quando molti di questi elementi
sono presenti e coerenti, si può arrivare a una conclusione certa.
Per questo motivo, in ambito forense e legale, è fondamentale affidarsi a esperti qualificati e utilizzare
tecniche avanzate di analisi, che possano aiutare a distinguere tra copie autentiche e falsificate,
garantendo così l’affidabilità delle conclusioni e la tutela della verità.