di Roberto Puleo
Sono trascorsi tre anni e due mesi dal tragico ritrovamento di Liliana Resinovich nel boschetto vicino all’ex ospedale psichiatrico di Trieste, a meno di un chilometro dalla sua abitazione. L’indagine, inizialmente orientata verso l’archiviazione come suicidio, ha subito un’importante svolta grazie all’opposizione dei familiari, amici e conoscenti. Questa mobilitazione ha portato il GIP della Procura di Trieste a riaprire il caso sulla base di 25 elementi ritenuti significativi, che sembrano indicare un possibile omicidio. Un passaggio cruciale dell’indagine riguarda la superperizia affidata alla nota antropologa forense Cristina Cattaneo. Il suo contributo risulta fondamentale per chiarire aspetti chiave del decesso di Liliana, contribuendo a confermare o smentire l’ipotesi del suicidio. La perizia si concentrerà sulla ricostruzione degli ultimi momenti di vita della vittima, l’analisi delle condizioni del cadavere e le eventuali incongruenze con la scena del ritrovamento. Saranno inoltre rivalutate le tempistiche forensi e la compatibilità tra le ipotesi investigative e le evidenze raccolte finora.
Considerazioni criminologiche e giudiziarie
Nonostante la riapertura delle indagini, il caso ha suscitato numerose critiche da parte di criminologi e opinionisti televisivi, alcuni dei quali ritengono che non emergeranno elementi in grado di ribaltare l’orientamento iniziale. È essenziale ribadire che le indagini si basano su un rigoroso protocollo investigativo, e non sulle speculazioni mediatiche o sulle opinioni di esperti televisivi. Il codice di procedura penale stabilisce che le indagini debbano essere condotte nel rispetto del segreto istruttorio fino alla loro chiusura. Le valutazioni forensi e criminologiche devono poggiare su elementi probatori concreti e non su interpretazioni soggettive.
L’eventuale svolta investigativa dipenderà dalle risultanze della consulenza di Cristina Cattaneo e dalle determinazioni del GIP, che potrebbe disporre ulteriori approfondimenti o, in caso di conferma di una pista omicidiaria, procedere con un rinvio a giudizio. Un aspetto di rilievo riguarda anche l’analisi delle relazioni personali della vittima e degli interessi economici eventualmente connessi al caso. La criminologia ci insegna che nei casi di presunto omicidio è fondamentale valutare il movente, che può essere di natura sentimentale, economica o legato a dinamiche relazionali particolari.
Il ruolo dei protagonisti e le contraddizioni
Tra le figure più discusse del caso vi è Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, che negli ultimi giorni ha assunto un atteggiamento ambiguo. In passato si era mostrato reticente nel rispondere alle domande dei giornalisti e degli inquirenti, mentre ora afferma di voler conoscere la verità. Questo repentino cambio di atteggiamento solleva interrogativi: perché prima non voleva approfondire? Perché ha fornito versioni discordanti nel tempo? Alcune sue dichiarazioni, talvolta imprecise o contraddittorie, sembrano aver contribuito a creare confusione, alimentando ipotesi di depistaggio. Parallelamente, il ruolo di altre persone vicine alla vittima deve essere analizzato attentamente, soprattutto in relazione a eventuali incongruenze nei loro racconti. La procura dovrà chiarire la dinamica degli eventi precedenti alla scomparsa e individuare eventuali soggetti con un potenziale movente.
Prospettive future
L’indagine della Procura di Trieste e del GIP è ora chiamata a ricostruire con precisione gli eventi e a collocare correttamente ogni tessera del puzzle investigativo. Alcuni dettagli, come coincidenze di indirizzi e movimenti sospetti di persone vicine a Liliana, potrebbero rivelarsi cruciali per delineare un quadro più chiaro. Gli esperti sottolineano l’importanza di non tralasciare alcuna pista, analizzando attentamente sia il contesto familiare che quello sociale della vittima. D’altronde, il quadro appare chiaro analizzando i vari soggetti che ruotano attorno al caso: il movente più probabile sembra essere di natura sentimentale ed economica. La vita di Liliana, apparentemente tranquilla, potrebbe celare tensioni o conflitti rimasti in ombra. Il peso delle dinamiche psicologiche e relazionali non deve essere sottovalutato, ma al contempo non può essere l’unica chiave di lettura del caso.
Il caso Resinovich è un intreccio complesso di elementi psicologici e ambientali. Liliana emerge come una donna riservata, segnata dalla perdita della madre e dai cambiamenti legati alla pensione, fattori che potrebbero aver influito sul suo stato d’animo. La sola componente psicologica non basta a spiegare le anomalie del caso. Mentre l’attenzione mediatica resta alta, è fondamentale attendere con fiducia gli sviluppi delle indagini, evitando conclusioni affrettate. Il caso Resinovich rappresenta non solo una sfida investigativa, ma anche un’opportunità di riflessione sulla fragilità umana e sulle dinamiche complesse che possono celarsi dietro una vita apparentemente ordinaria. Nei prossimi giorni, la superperizia della dottoressa Cattaneo potrebbe rivelarsi decisiva per stabilire la verità e fare luce su un mistero ancora denso di interrogativi. Finché tutte le risposte non saranno date, il caso di Liliana Resinovich resterà una ferita aperta, simbolo di quanto sia necessario perseverare nella ricerca della giustizia.
Roberto Puleo, Criminologo Qualificato AICIS