di Monica Atzei
Ciminologa AICIS
Incipit
La notte tra il 26 e 27 febbraio del 1967, nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, muore il cantautore Luigi Tenco, aveva 28 anni. Una morte ancora avvolta nel mistero e che tutti gli anni, specialmente nel periodo del Festival di Sanremo, viene ripresa con titoli sui giornali e nei programmi tv.
Il Cantautore e la sua morte
Luigi Tenco anche se nato nella provincia di Alessandria, faceva parte della cosiddetta “Scuola Genovese” insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi ed altri. Tutti tra i più grandi cantautori italiani.
Un colpo di pistola alla tempia destra è la versione ufficiale, il suicidio la parola che maggiormente viene ripetuta sin da allora.
Il corpo, in alcune versioni, è stato ritrovato dalla cantante Dalida con la quale il cantautore aveva partecipato al Festival con il brano “Ciao Amore ciao”, in altre dal cantautore Lucio Dalla che si trovava nella stanza vicina.
Ma non è mai stato chiaro nulla, la dinamica stessa non è chiara, sappiamo che il corpo riporta un foro di proiettile alla tempia (solo nel 2006 si scoprirà anche un foro d’uscita in un punto alto della calotta cranica), la polizia comunicò di aver trovato un biglietto che pare scritto dallo stesso Tenco (le perizie calligrafiche lo hanno attribuito a lui) e una pistola Walther Ppk 7.65 regolarmente denunciata dallo stesso.
Il biglietto conteneva queste parole:
“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’ altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.
In questo biglietto è palese la “delusione” per il fatto che il brano cantato con Dalida sia stato bocciato e non possa accedere alla finale della kermesse sanremese.
Essendo stato rinvenuto questo biglietto l’ipotesi del suicidio prese sempre più piede e non fu eseguita una autopsia e nemmeno una perizia balistica, il corpo fu portato via e il caso venne archiviato nel giugno dello stesso anno come suicidio.
Sulla morte, nonostante due indagini ufficiali, ancora oggi non è stata fatta chiarezza.
Prima del ritrovamento
Luigi Tenco non torna subito in albergo, va con la sua macchina sul lungomare. Al ritorno in hotel compie due telefonate: la prima al capo della Rca, Ennio Melis, ma non ottiene risposta. La seconda a Valeria, la sua fidanzata, con la quale progetta di incontrarsi il giorno dopo e di partire per il Kenya.
Il cantautore rivela alla giovane di avere scritto alcuni fogli dove denuncia «fatti che vanno ben al di là della manifestazione», con tanto di nomi e cognomi dei responsabili.
In seguito, Valeria riferirà che, nella stessa telefonata, il cantante le aveva riferito di volere convocare il giorno dopo una conferenza stampa per denunciare delle combine di scommesse clandestine al Festival.
La telefonata tra i due si conclude, a quanto pare, intorno all’una della notte del 27 gennaio.
Il Ritrovamento
Verso le due del mattino sembra che sia stato trovato il corpo esanime di Tenco ma,
dopo, succedono delle circostanze particolari: la polizia arriva sul posto e accerta che Luigi Tenco è stato ucciso da un colpo di pistola alla testa.
Pare che nessuno abbia sentito lo sparo.
Gli agenti fanno portare via il corpo, ma subito dopo chiedono all’agenzia che è venuta a prelevarlo di riportarlo indietro poiché non sono state neanche scattate le foto della scena del ritrovamento.
Alla luce di questi fatti si evince che la scena del crimine è stata compromessa.
Nella camera c’è una pistola, ma non è certo che se sia stata trovata accanto o sotto il cadavere, in una mano di Luigi Tenco o sotto il comò.
Il mistero si infittisce…
Le ricerche negli anni
Venne accreditata l’ipotesi del suicidio da varie persone, anche dagli stessi amici come Gino Paoli, questi sostenne il fatto che Luigi fosse rimasto molto colpito dal suo tentativo di suicidio avvenuto nel 1963.
La stessa Dalida sua compagna di vita per un certo periodo, muore nel 1987 a maggio, su di lei nessun dubbio: è suicidio.
Anche lei lascia uno scritto, una lettera che aveva già scritto 20 anni prima, al primo tentativo di suicidio (un mese dopo la morte di Tenco) che lei chiama “l’uomo della mia vita”.
Dopo anni il fratello Valentino e la stampa continuano a chiedere la Verità e finalmente nel 2005 viene predisposta la riesumazione della salma e viene eseguita per la prima volta l’autopsia: qui viene trovato il foro d’uscita del proiettile.
Soltanto un anno prima, l’ex commissario di Sanremo Arrigo Molinari dichiarò, durante una intervista fattagli da Paolo Bonolis a Domenica In, queste parole “Di sicuro un suicidio non lo è stato … E’ stato un omicidio collettivo” e concludendo l’intervista con la frase “bisognerebbe fare chiarezza”.
Invece nel 2013 un’inchiesta dei giornalisti Pasquale Ragone e Nicola Guarneri affermò che l’arma di Tenco non sarebbe mai entrata sulla scena del crimine e che il bossolo repertato dalla polizia nel 1967 riporta i segni di una Beretta modello 70 in calibro 7, 65 mm. Secondo i due giornalisti, Tenco non avrebbe mai premuto il grilletto ed evidenziarono che nel verbale delle 03.00 del mattino non vi erano elencati né il biglietto, né la pistola. Addirittura nelle fotografie ufficiali scattate dopo le 4 del mattino, sotto il corpo del cantautore, non c’era l’arma del cantautore ma una Bernardelli mod.60, inserita dalla polizia per sostituire la pistola di Tenco che non si era trovata.
La famiglia, già dal 2006, aveva dichiarato di ritenere la tesi ufficiale di suicidio quella vera.
Ecco perché, ancora oggi, si parla di questa morte: non solo per la grande figura di cantautore che è stata quella di Luigi Tenco ma anche per le modalità e per il mistero da cui ancora essa è avvolta.