Domeniche Criminali: Un colpo di fucile nella notte di Ornavasso

La redazione AICIS

Francesco Paolo IACOVELLI

Una tranquilla serata di fine inverno, il silenzio ovattato della piccola comunità di Ornavasso, immersa nelle vallate della Bassa Ossola. Le luci delle case si spengono una dopo l’altra, lasciando spazio alla quiete tipica della domenica sera. Poi, improvviso, un colpo di fucile squarcia l’aria, rimbalzando sulle pareti delle villette circostanti. Un uomo giace senza vita sul pavimento di casa sua. Il padre impugna ancora l’arma, le mani tremanti, il cuore in tumulto. È stato lui a premere il grilletto. È stato lui a uccidere suo figlio.

E’ il nuovo caso di “Domeniche Criminali”!

La tragedia familiare

Sono da poco passate le 22 di domenica sera quando, nella villetta della famiglia Borghini, si consuma una tragedia. Edoardo Borghini, 63 anni, imbraccia il suo fucile da caccia e fa fuoco contro il figlio Nicolò, 34 anni. Un solo colpo, preciso, letale. Quando i carabinieri e i sanitari del 118 arrivano sul posto, per Nicolò non c’è più nulla da fare. Il padre, ancora sotto shock, è il primo a chiamare i soccorsi, ammettendo immediatamente di aver sparato.

La casa diventa subito teatro di un’indagine che si preannuncia complessa. I carabinieri della stazione di Premosello Chiovenda, supportati dal Nucleo Investigativo di Verbania, iniziano i rilievi. Il R.I.S. setaccia la scena del crimine, il magistrato della Procura coordina le prime fasi dell’inchiesta. La dinamica appare chiara: una lite, l’ennesima, è sfociata nell’irreparabile.

Un conflitto esplosivo

Non si trattava di un litigio isolato. Secondo le prime ricostruzioni, tra padre e figlio i rapporti erano tesi da tempo. Nicolò, noto in paese per il suo carattere difficile, si scontrava spesso con i genitori. Alcune voci parlano di problemi personali, tensioni irrisolte, forse un’escalation di violenza domestica. Il padre, interrogato dagli inquirenti, nega che il figlio avesse problemi di dipendenza, respingendo le ipotesi circolate nelle prime ore dopo il delitto. Ma le liti erano continue, logoranti.

Quella sera, l’alterco avrebbe raggiunto il culmine. Secondo il racconto dei genitori, Nicolò avrebbe aggredito entrambi, arrivando a colpirli. Il personale sanitario, accorso poco dopo il delitto, ha riscontrato segni di percosse sui due coniugi. Poi, l’irreparabile: il padre afferra il fucile, regolarmente detenuto in casa, e spara. Un gesto di disperazione? Una difesa estrema? O una reazione maturata nel tempo, sotto il peso di una convivenza ormai insostenibile?

Indagini in corso

Il R.I.S. dei Carabinieri avvia i rilievi per ricostruire con precisione la dinamica dell’omicidio. Ogni elemento sulla scena del crimine può rivelarsi determinante: le traiettorie del colpo, le tracce ematiche, i residui di polvere da sparo. Il fucile viene sequestrato e sottoposto ad analisi balistiche per verificare la distanza dello sparo e la compatibilità con le ferite riportate dalla vittima. Gli investigatori esaminano anche l’eventuale presenza di impronte o DNA sulla carcassa dell’arma, utile a escludere manipolazioni esterne.

Il medico legale esegue un primo esame esterno sul corpo di Nicolò, ma sarà l’autopsia a chiarire definitivamente alcuni aspetti fondamentali: l’angolazione del colpo, la posizione della vittima al momento dell’impatto, l’eventuale presenza di segni di difesa che potrebbero suggerire un tentativo disperato di proteggersi. Contestualmente, vengono disposte analisi tossicologiche per accertare se Nicolò fosse sotto l’effetto di alcol o sostanze al momento della lite.

Gli investigatori acquisiscono anche le comunicazioni telefoniche e i messaggi scambiati tra i familiari nei giorni precedenti il delitto, alla ricerca di eventuali segnali premonitori. Le testimonianze della madre e dei vicini diventano tasselli chiave per comprendere il contesto familiare e la possibile escalation della violenza. Parallelamente, i carabinieri raccolgono precedenti denunce, eventuali segnalazioni di liti domestiche o richieste di intervento, delineando un quadro più completo della convivenza tra padre e figlio.

Un altro aspetto cruciale riguarda le dinamiche dello sparo: le analisi balistiche cercheranno di stabilire se il colpo sia stato esploso a distanza ravvicinata o se vi sia stata una colluttazione precedente. La posizione del corpo, la presenza di residui di polvere da sparo sugli indumenti e l’eventuale deviazione del proiettile saranno determinanti per chiarire se vi sia stato un tentativo di autodifesa o un’esecuzione a sangue freddo.

Nel frattempo, gli inquirenti esaminano il quadro psicologico e comportamentale di Edoardo Borghini nei giorni precedenti il delitto. Un’eventuale premeditazione potrebbe emergere dall’analisi di ricerche online, annotazioni o acquisti recenti legati all’arma del delitto. L’obiettivo è comprendere se lo sparo sia stato il frutto di un impulso momentaneo o il culmine di una situazione familiare ormai ingestibile.

Intanto, Edoardo Borghini viene condotto in caserma, interrogato e posto in stato di fermo. Poche ore dopo, viene trasferito nel carcere di Verbania, in attesa di chiarire la sua posizione davanti alla giustizia.

Quando il dramma esplode tra le mura di casa

L’omicidio di Ornavasso riaccende il dibattito sulle dinamiche della violenza familiare. La casa, rifugio per eccellenza, può trasformarsi in un luogo di conflitto, di soprusi, di rancori che crescono nel tempo fino a esplodere nel modo più tragico. Quali segnali premonitori possono essere colti? Quando il confine tra difesa e aggressione diventa labile?

E mentre la giustizia farà il suo corso, resta il dolore di una famiglia distrutta. Un padre in prigione, un figlio senza vita, una madre che ha assistito impotente all’epilogo più terribile. Un’intera comunità si interroga: si poteva evitare?

Non perdete il prossimo appuntamento con Domeniche Criminali, dove continueremo a raccontare storie di delitti, indagini e giustizia, per comprendere meglio il lato oscuro delle nostre città.

La domenica porta con sé i suoi segreti, alcuni più oscuri di altri…