Torna Domeniche Criminali, il nostro appuntamento con i casi che rivelano quanto sottili possano essere i confini tra la normalità e l’orrore. La vicenda che vi raccontiamo oggi parla di una giovane vita spezzata, di un dramma consumatosi tra le mura domestiche e di un’indagine che ha saputo svelare ciò che inizialmente sembrava celato dall’ombra del dubbio.
Era il 3 febbraio 2019, una tranquilla domenica d’inverno a Ronciglione, piccolo borgo del Viterbese. Maria Sestina Arcuri, 26 anni, si trovava nell’abitazione del compagno Andrea Landolfi, insieme al figlio di lui e alla nonna. Quella sera, secondo la prima versione fornita da Landolfi, la giovane sarebbe caduta dalle scale, vittima di un incidente domestico. Tuttavia, le incongruenze nella sua ricostruzione, unite alle evidenze forensi, fecero emergere fin da subito una verità molto più inquietante.
Gli inquirenti operarono con estrema attenzione: la polizia scientifica ispezionò la scena del presunto incidente utilizzando tecniche di fotogrammetria forense per ottenere una ricostruzione tridimensionale della scena e analizzare in dettaglio la posizione e l’orientamento delle superfici coinvolte. Le scale, teatro della caduta, furono oggetto di analisi della traccia biologica per cercare segni di scivolamento o impatto compatibili con una caduta accidentale. Non vennero trovati segni del genere. Inoltre, l’angolo di proiezione delle lesioni sulla vittima, che mostrava fratture craniche evidenti, suggeriva una spinta violenta piuttosto che una semplice perdita di equilibrio.
Parallelamente, il profilo di Landolfi iniziò a delinearsi: una personalità già segnalata per episodi di violenza, come emerse dai precedenti rapporti di polizia. Testimonianze chiave giocarono un ruolo decisivo. I vicini raccontarono di aver udito urla seguite da un silenzio improvviso. La nonna di Landolfi, pur con dichiarazioni inizialmente frammentarie, contribuì a comporre un quadro sempre più inquietante.
Ma è nel confronto tra accusa e difesa, durante il processo, che emergono gli aspetti più interessanti dal punto di vista criminologico e criminalistico. L’accusa si basò sulla forza delle perizie: un’analisi dettagliata delle fratture craniche e delle lesioni toraciche, che risultarono incompatibili con una semplice caduta. I periti forensi, dopo aver eseguito un’accurata ricostruzione della scena del crimine tramite fotografie e modelli in 3D, confermarono che il trauma cranico non era stato causato da una caduta, ma da un impatto diretto provocato da una spinta. La difesa, dal canto suo, tentò di sollevare dubbi sulle modalità di raccolta dei rilievi e sull’accuratezza della loro interpretazione. La polizia scientifica, tuttavia, con l’ausilio di un’approfondita analisi delle tracce di sangue e delle impronte, riuscì a smontare ogni possibile obiezione, confermando la versione accusatoria.
Il processo, che si concluse con la condanna di Andrea Landolfi, è stato un esempio lampante di come la prova scientifica possa determinare l’esito di un procedimento penale. Nel maggio 2022, il Tribunale di Viterbo emise la sentenza, condannando Landolfi a 22 anni di reclusione per omicidio volontario. Nonostante la condanna, la tragedia di Maria Sestina ha lasciato un vuoto incolmabile per la sua famiglia. La sentenza ha rappresentato una consolazione parziale, ma ha anche messo in luce la necessità di un continuo impegno nelle indagini, affinché simili crimini non restino nell’ombra.
Questo caso non è solo la storia di una giovane vita spezzata, ma anche un esempio di come la scienza forense e le indagini criminologiche siano strumenti essenziali per dare voce a chi non può più parlare. Nelle aule di tribunale, la verità scientifica diventa uno strumento di giustizia.
Vicende come questa sono il cuore di Domeniche Criminali, un progetto che non si limita a raccontare crimini, ma invita a riflettere sulle dinamiche più profonde che li caratterizzano. In questo caso, il ruolo determinante della criminalistica ci spinge a porci una domanda fondamentale: quante tragedie restano impunite quando manca una lettura accurata della scena del crimine?
Mentre lasciamo la storia di Maria Sestina a voi lettori, come un monito a non sottovalutare mai i segnali di pericolo, vi invitiamo a unirvi a noi anche la prossima settimana. Ogni caso di Domeniche Criminali è una finestra aperta su realtà che meritano la nostra attenzione. Perché solo analizzando ciò che accade nel buio, possiamo sperare di costruire una luce capace di dissiparlo.
La redazione di AICIS
Francesco Paolo IACOVELLI