Bentornati a Domeniche Criminali, l’ormai attesissima rubrica settimanale curata dall’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza, dove ogni domenica non ci limitiamo a raccontare crimini, ma ci immergiamo nelle dinamiche che alimentano la criminalità. In questo numero ci concentriamo su un caso che intreccia le rivalità calcistiche con le oscure trame del crimine organizzato, rivelando come, spesso, il calcio diventi un terreno di scontro tra passioni sportive e interessi illeciti lontano dall’idea di calcio domenicale di una volta.
Il 4 settembre 2024, a Cernusco sul Naviglio, un mattino apparentemente ordinario si trasforma in scena di morte. Antonio Bellocco, capo della cosca mafiosa di Rosarno, viene assassinato da Andrea Beretta, storico leader degli ultras dell’Inter. Sebbene l’omicidio non avvenga durante una domenica calcistica, si inserisce perfettamente in un contesto di violenza che esplode tipicamente nei weekend, quando il tifo organizzato diventa un campo di battaglia per potere e affari illeciti.
Bellocco e Beretta si conoscevano da tempo, ma l’omicidio non si è consumato per motivi puramente personali. Le indagini iniziali suggerivano una disputa legata a questioni private, ma ben presto è emerso un quadro più complesso. L’origine del conflitto risiedeva nei traffici criminali che legano la mafia alle tifoserie. Bellocco, recentemente scarcerato dopo una lunga condanna, aveva trovato rifugio tra gli ultras interisti, ma il suo legame con Beretta si è incrinato a causa della competizione per il controllo di affari illeciti legati al calcio, come il traffico di biglietti e la gestione delle aree circostanti lo stadio.
L’omicidio si è verificato in un parcheggio di una palestra frequentato da entrambi. Dopo una partita di calcetto giocata la sera prima, in apparenza in buoni rapporti, Bellocco ha sparato per primo, ferendo Beretta. La reazione di quest’ultimo è stata immediata e fatale: con un coltello ha colpito Bellocco alla gola, uccidendolo. Questo episodio ha scosso la comunità, ma inquadrato nel contesto più ampio del crimine organizzato legato al calcio, evidenzia come il tifo possa nascondere interessi criminali che troppo spesso passano inosservati.
Andrea Beretta, già coinvolto in numerosi crimini legati al mondo ultras, era un nome noto per la sua leadership tra gli interisti e per il suo ruolo in traffici illeciti legati agli stadi. La sua figura, tuttavia, non si limitava alla violenza tra tifosi, ma nascondeva un legame con la criminalità organizzata. Le indagini successive hanno rivelato che, oltre alla rivalità tra ultras, i due protagonisti erano coinvolti in affari più oscuri, che includevano il mercato nero dei biglietti, il controllo delle scommesse clandestine e la gestione delle violenze negli stadi.
Il caso Bellocco ha messo in luce il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle tifoserie. Questi gruppi, non solo mossi dalla passione calcistica, sono diventati attori cruciali nel panorama del crimine organizzato. La Procura di Milano ha documentato numerosi legami tra tifoserie violente e organizzazioni mafiose, come la ‘ndrangheta, sottolineando come figure di spicco tra gli ultras siano diventate strumenti nelle mani dei clan per ottenere il controllo su settori economici legati al calcio, come il traffico di biglietti, le scommesse illegali e la gestione della violenza negli stadi.
Ma perché questi fenomeni si verificano? E soprattutto, come possiamo comprenderli a fondo per contrastarli? È qui che entra in gioco la criminologia sportiva, una disciplina recente ma sempre più centrale nello studio delle dinamiche criminali legate al mondo dello sport.
La criminologia sportiva non si limita a studiare la violenza tra tifosi, ma approfondisce i sodalizi che nascono tra tifoserie rivali, spesso orchestrati dalle organizzazioni mafiose, con lo scopo di coalizzarsi per attaccarne altre o destabilizzare società calcistiche considerate nemiche. Questo tipo di alleanze non ha nulla a che vedere con la passione sportiva, ma è legato a strategie di potere che rispondono agli interessi delle cosche.
Inoltre, la disciplina si occupa di indagare i fenomeni delle partite truccate, organizzate per alterare l’esito delle scommesse sportive e garantire alle mafie guadagni milionari. Le indagini dimostrano che i clan riescono a corrompere giocatori, allenatori e arbitri per manipolare i risultati e influenzare i flussi di denaro nel mercato delle scommesse illegali.
Non meno preoccupante è l’uso della violenza come strumento di destabilizzazione. Le mafie spesso organizzano disordini all’interno e all’esterno degli stadi, non solo per dimostrare la loro forza, ma anche per creare problemi di ordine pubblico che possano colpire direttamente le società calcistiche che si rifiutano di sottostare alle loro regole. È il caso della ‘ndrangheta, che ha ripetutamente utilizzato i tifosi ultras come pedine per minacciare e danneggiare le squadre non allineate che hanno dovuto pagare multe salate o subire punti di penalizzazione, in alcuni casi sfalsando gli esiti dei campionati non solo della serie maggiore.
L’omicidio di Bellocco non è quindi un episodio isolato, ma un segnale di quanto il calcio sia diventato un campo di battaglia silenzioso, dove i nemici non sono le squadre rivali, ma chi sfrutta la passione dei tifosi per alimentare il potere del crimine organizzato.
Ogni domenica, le luci degli stadi illuminano il campo, ma nelle ombre si giocano partite ben più pericolose.
Ogni domenica illuminiamo le ombre dove il crimine si nasconde, portando alla luce storie che troppo spesso rimangono nell’oscurità.
Vi aspettiamo domenica prossima con un nuovo capitolo di Domeniche Criminali: condividete questo viaggio con chi ama esplorare la verità dietro i fatti e continuate a seguirci per scoprire insieme cosa si cela nel lato più oscuro della realtà. Alla prossima!
La redazione AICIS
Francesco Paolo IACOVELLI