Una calda e silenziosa domenica di giugno, il sole illumina le strade di Arce mentre la piccola comunità si prepara a vivere un giorno come tanti. Ma nei boschi di Fonte Cupa, il destino sta per svelare una verità crudele. Il fruscio delle foglie, il rumore ovattato del vento, poi il silenzio rotto da una scoperta scioccante: il corpo senza vita di una ragazza, abbandonato tra la vegetazione.
La vittima è Serena Mollicone, e con lei si apre un nuovo capitolo di Domeniche Criminali.
La scomparsa e il ritrovamento
La mattina del 1˚ giugno 2001, Serena Mollicone esce di casa senza sapere che il suo destino è già segnato. È una studentessa di 18 anni, una ragazza come tante, con sogni e progetti per il futuro. Si reca all’ospedale di Isola del Liri per un’ortopanoramica dentale, un appuntamento di routine. Ma qualcosa, in quelle ore, cambia il corso della sua esistenza. Dopo l’esame, i suoi spostamenti diventano incerti: alcuni testimoni affermano di averla vista in una panetteria, mentre compra del cibo. Forse un gesto abituale, forse un indizio di un incontro programmato. Ciò che è certo è che Serena non farà mai ritorno a casa.
Preoccupato per la sua assenza, il padre Guglielmo, insieme al fidanzato Michele Fioretti, si reca alla stazione dei carabinieri di Arce per denunciarne la scomparsa. Ad accoglierli ci sono il maresciallo Franco Mottola e il brigadiere Santino Tuzi. Inizia così una ricerca disperata, che porta le forze dell’ordine e i volontari a setacciare il territorio, senza esito. Ma c’è un dettaglio che inquieta: nella notte tra l’1 e il 2 giugno, il comandante Mottola entra nella camera di Serena e preleva il suo diario. Perché? Per quale motivo questi oggetti non vengono registrati ufficialmente?
Due giorni dopo, il 3 giugno, la verità emerge dal bosco di Fonte Cupa, ad Anitrella. Il corpo senza vita di Serena viene trovato tra arbusti e fogliame, come se qualcuno avesse cercato di occultarlo in tutta fretta. Mani e piedi legati con nastro adesivo e filo di ferro, un sacchetto di plastica avvolto attorno al capo, la giovane è stata soffocata. Intorno a lei, quaderni e libri di scuola, ma non la sua borsa, gli orecchini, l’orologio e il cellulare. Il telefonino, che sembrava scomparso, riappare giorni dopo, misteriosamente, in un cassetto della sua casa, già ispezionato. Qualcuno ha voluto confondere le indagini?
Le indagini e le controversie giudiziarie
L’indagine si avvia con più domande che risposte. Gli inquirenti si muovono in diverse direzioni, ma ogni pista sembra portare a un vicolo cieco. Nel 2003, viene arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca d’Arce, reo confesso di aver visto Serena litigare con un ragazzo biondo vicino al luogo del ritrovamento. Ma qualcosa non quadra: le prove a suo carico sono deboli, il suo coinvolgimento è costruito su dichiarazioni incerte. Dopo 17 mesi di carcere, viene prosciolto. Il colpevole è ancora nell’ombra.
Nel 2008, il brigadiere Santino Tuzi fa una rivelazione sconvolgente: dichiara che la mattina della scomparsa Serena era entrata nella caserma di Arce e che non l’aveva più vista uscire fino alle 13:30. È un colpo di scena. Pochi giorni dopo questa confessione, Tuzi si suicida. O almeno, così viene stabilito ufficialmente. Il suo gesto solleva più dubbi che certezze: si è tolto la vita per il peso del segreto che custodiva o è stato costretto al silenzio?
Nel 2011, le indagini puntano in alto: Franco Mottola, sua moglie Annamaria e il figlio Marco vengono iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Con loro, anche i carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano, accusati di concorso in omicidio e favoreggiamento.
Nel 2016, un nuovo colpo di scena: il corpo di Serena viene riesumato per un’ulteriore autopsia. La dottoressa Cristina Cattaneo analizza i resti e scopre un dettaglio inquietante: mancano alcuni organi, spariti nel nulla. Un caso di manipolazione delle prove? O un tentativo di eliminare tracce compromettenti? Nel 2018, test forensi indicano una compatibilità tra la ferita sul capo di Serena e la porta della caserma di Arce. Ma il criminologo Carmelo Lavorino solleva un’obiezione: l’altezza dell’impatto non combacia. È un errore d’interpretazione o un elemento che scagiona gli indagati?
Il processo e le assoluzioni
Il 19 marzo 2021, dopo vent’anni di ombre, il processo si apre presso la Corte d’Assise di Cassino. Le richieste dell’accusa sono severe: 30 anni di reclusione per Franco Mottola, 24 per il figlio Marco, 21 per Annamaria Mottola, 15 per Vincenzo Quatrale e 4 per Francesco Suprano. Le prove, però, si rivelano fragili.
Il 15 luglio 2022, la Corte d’Assise assolve tutti gli imputati. Il verdetto è netto: i Mottola “non hanno commesso il fatto”, mentre Quatrale e Suprano vengono dichiarati innocenti “perché il fatto non sussiste”. Un’onda di indignazione attraversa l’opinione pubblica: il caso è chiuso o si è persa per sempre la possibilità di conoscere la verità?
Il 12 luglio 2024, la Corte d’Appello di Roma conferma le assoluzioni e condanna le parti civili, la Procura e il Ministero della Difesa al pagamento delle spese processuali. Il sipario si chiude. Ma restano le domande.
A distanza di oltre vent’anni, il delitto di Serena Mollicone è ancora avvolto nel mistero. Le incongruenze nelle indagini, i depistaggi, le ipotesi mai confermate alimentano il sospetto di una verità insabbiata. Serena è stata uccisa per qualcosa che sapeva? Qualcuno ha orchestrato un silenzio forzato attorno a questo caso?
La giustizia ha dato il suo verdetto. Ma la verità, forse, è ancora nascosta nell’ombra.
Continuate a seguire la nostra rubrica domeniche criminali per scoprire altre storie di misteri irrisolti, crimini efferati e verità scomode. Condividete questo articolo per mantenere viva la memoria di Serena e di tutte le vittime in cerca di giustizia.
Appuntamento alla prossima domenica! #DomenicheCriminali