
Ci sono vicende che segnano profondamente il tessuto sociale di una comunità, lasciando dietro di sé interrogativi e dolore. Alcuni episodi di violenza emergono con tale brutalità da scuotere le coscienze collettive, rimanendo impressi nella memoria di tutti.
Oggi, nella rubrica Domeniche Criminali di AICIS, ci rechiamo a Partinico, in provincia di Palermo, per raccontare una tragedia che ha scosso l’intera cittadina. Un uomo comune, un padre, ha perso la vita nel tentativo di proteggere ciò che aveva di più caro: suo figlio. Un atto di coraggio pagato con la morte, che ha lasciato dietro di sé ombre, silenzi e numerosi interrogativi.
Gioacchino Vaccaro, fruttivendolo di 45 anni, è stato brutalmente aggredito da due uomini in strada, sotto gli occhi attoniti della moglie e del figlio minorenne. Era intervenuto in difesa del ragazzo, ferito poco prima in una lite scaturita da una banale questione di viabilità.
Buona lettura con un nuovo caso di Domeniche Criminali.
…Ma cosa accadde davvero quel giorno in via Frosinone?
Il fatto
Partinico, 30 marzo 2025, ore 20:00 circa. In via Frosinone si consuma una violenza assurda. Due fratelli, Antonino e Leonardo Failla, rispettivamente di 43 e 30 anni, transitano in auto a velocità sostenuta. Il figlio diciassettenne di Vaccaro li redarguisce, invitandoli alla prudenza. Ne nasce una discussione che degenera rapidamente in aggressione.
Il ragazzo viene picchiato. La madre, presente, chiama il marito. Gioacchino Vaccaro interviene, ma viene circondato e aggredito a sua volta. Calci e pugni, in pieno giorno, in una via del centro. I colpi sono violenti, ripetuti. Vaccaro cade, perde conoscenza. Viene trasportato all’ospedale Civico di Partinico, dove muore in serata, intorno alle 22:56.
Il figlio, anch’egli ferito, non è in pericolo di vita. La madre, impotente, assiste alla scena.
…E mentre la comunità si stringeva nel dolore, gli investigatori raccoglievano le prime prove…
Le indagini
I due fratelli si allontanano dopo il pestaggio, ma poche ore dopo si costituiscono volontariamente alla caserma dei carabinieri di Partinico. Vengono posti in stato di fermo con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
A coordinare l’inchiesta è la Procura di Palermo. Le indagini si muovono su più fronti. Numerose telecamere di sorveglianza nella zona hanno ripreso l’aggressione, fornendo dettagli chiave per ricostruire l’intera sequenza dei fatti.
Secondo alcune testimonianze, la lite sarebbe scaturita da un gesto di stizza di Vaccaro durante un sorpasso azzardato dei Failla.
Inizialmente accusati di omicidio preterintenzionale, i fratelli Failla, difesi dall’avvocato Antonio Maltese, hanno sostenuto di essersi difesi da un’aggressione iniziata dal figlio di Vaccaro. Dopo l’interrogatorio di garanzia, il gip Marco Petrigni ha disposto per loro gli arresti domiciliari, riformulando l’accusa in rissa aggravata, in attesa dei risultati dell’autopsia.
…Un padre ucciso per un gesto di civiltà. Ma è davvero tutto così chiaro?
Un delitto che fa riflettere
L’omicidio di Gioacchino Vaccaro non è solo un tragico fatto di cronaca. È un episodio che apre squarci inquietanti sulle dinamiche della violenza quotidiana, sull’abbassamento della soglia di tolleranza e sulla facilità con cui un diverbio può degenerare in morte. La comunità di Partinico è sotto shock. Vaccaro era conosciuto e stimato: un uomo semplice, un lavoratore, un padre.
Cosa ci dice questa vicenda? Che la rabbia e l’aggressività si annidano dietro i gesti più banali. Che una lite per un sorpasso azzardato può diventare l’occasione per un linciaggio. E che, ancora una volta, a pagare è chi prova a difendere i propri affetti, chi sceglie di intervenire.
Alcuni delitti non si dimenticano. Quello di Partinico è uno di questi.
Gioacchino Vaccaro oggi è un simbolo di coraggio, ma anche la testimonianza amara di un paese in cui il rispetto sembra talvolta cedere il passo alla violenza cieca. Mentre la giustizia segue il suo corso, restano aperti interrogativi sulla dinamica precisa, sulle responsabilità individuali, sulla possibilità che altri abbiano avuto un ruolo attivo nella rissa.
Chi ha colpito per primo? Chi ha infierito fino a spegnere la vita dell’uomo? E quante delle persone presenti hanno taciuto, guardato, o peggio, partecipato?
Le risposte forse arriveranno con il processo. Ma per ora resta una certezza: un uomo è morto per difendere suo figlio. E questo, da solo, è sufficiente a rendere questa vicenda indimenticabile.
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