Il sole brucia la spiaggia di Posillipo, ma un brivido corre sotto pelle.
Sotto l’ombrellone, il Commissario Montella sistema il cappello di paglia, sposta la sigaretta dietro l’orecchio e apre il taccuino.
Nel nuovo episodio di Delitti sotto l’ombrellone, la morte indossa un lenzuolo bianco… e qualcuno giura di aver visto il suo volto.
Un fantasma che strangola le sue vittime.
Una villa dove le porte si chiudono da sole.
E un passato che bussa alla porta del commissario, con il sorriso di una donna che non aveva mai smesso di amare.
Tra leggende, alibi e impronte gelide come ghiaccio, Montella dovrà scoprire se i fantasmi esistono davvero…
…o se il più pericoloso è quello che si porta nel cuore.
Delitti sotto l’ombrellone – Episodio 9
Il fantasma di Villa Belmonte
Il mare oggi ha il colore del piombo fuso.
Non una barca in vista. Solo il rumore della mia tazzina mentre la poggio sul piattino.
E davanti a me… lei.
Laura.
Sono passati quindici anni dall’ultima volta che l’ho vista. Quindici anni in cui ho imparato che certi dolori non si archiviano come un fascicolo. Si mettono in un cassetto, sperando che non si apra da solo.
Oggi si è aperto.
Beviamo un caffè al Lido “Le Sirene”. Lei sorride, ma non è un sorriso qualsiasi: è quello che ti fa dimenticare perché te n’eri andato. Poi, senza giri di parole, mi dice:
— Montè… a Villa Belmonte c’è un fantasma che uccide la gente.
Se fosse stata un’altra, avrei risposto con una risata. Ma con Laura no. Perché negli occhi non aveva paura teatrale, ma la certezza di chi ha visto qualcosa che non riesce a spiegare.
Caso n. 243 – Il fantasma di Villa Belmonte
La vittima è un certo Guido Santori, imprenditore edile, trovato in casa con il collo spezzato.
Porte e finestre chiuse dall’interno.
Nessun segno di effrazione.
Un’unica traccia: impronte di mani… fredde. Troppo fredde. Come se qualcuno avesse tenuto i guanti immersi nel ghiaccio.
Il paese parla di un fantasma: la contessa Rinaldi, morta ottant’anni fa dopo aver scoperto il tradimento del marito. Si dice che il suo spirito giri ancora per la villa.
Io ascolto, annoto, e penso che i fantasmi non fanno mai la spesa al supermercato. Ma chi uccide, sì.
Durante i rilievi, qualcosa mi colpisce: una tazzina di caffè rovesciata vicino al corpo.
Strano. Guido non beveva caffè, lo dice la moglie.
E allora, di chi era?
La risposta arriva al bar, con Laura di fronte.
Lei, mentre parla, ha l’abitudine di disegnare con il dito sul tavolino. Piccoli cerchi, spirali… e una volta, anni fa, faceva lo stesso sui miei bicchieri.
Improvvisamente, ricordo: anche sul bordo della tazzina in villa c’era un disegno circolare. Fatto con zucchero.
Rientro a Villa Belmonte.
Scopro che la “leggenda del fantasma” era solo una copertura per un omicidio passionale: la moglie di Guido aveva un amante. Insieme, avevano organizzato la messinscena.
Il trucco delle impronte fredde? Ghiaccio secco nei guanti.

L’amante era… il giardiniere. E il caffè rovesciato? Era il loro segnale in codice, usato da anni.
Quando arresto la moglie, mi dice:
— Non crederà davvero ai fantasmi, commissario?
— No — rispondo. — Ma credo alle persone che sanno mentire bene.
Epilogo sotto l’ombrellone
Laura si alza per andare via.
— Sai, Montè… ti preferivo quando sorridevi di più.
— È che ho imparato a sorridere solo quando il caso è chiuso.
La guardo allontanarsi, chiedendomi se fosse venuta solo per segnalarmi il delitto… o per ricordarmi che certi fantasmi non stanno nelle ville.
Stanno in noi.
Il vento porta un odore di salsedine. E un retrogusto amaro di zucchero.
(ogni riferimento a cose, fatti, luoghi o persone è puramente casuale)
