Delitti sotto l’ombrellone Episodio 5 – Un furto per il risveglio delle memorie

Il cielo è limpido sopra Posillipo, ma l’aria ha il peso di qualcosa che è rimasto in sospeso.
Sotto l’ombrellone, il Commissario Montella sfoglia lentamente il suo taccuino: le pagine sanno di sale, carta vecchia e segreti non più trattenuti.

Nel nuovo episodio di Delitti sotto l’ombrellone, un furto elegante e un cadavere senza difesa riaprono un conto mai chiuso.
Una cassaforte violata, una donna scomparsa, e tre oggetti che parlano più delle parole.

Montella osserva. Interroga i vuoti.
Perché a volte, il delitto non è nel sangue…
…ma nella memoria che qualcuno ha deciso di risvegliare.

 

Delitti sotto l’ombrellone

Episodio 5 – Un furto per il risveglio delle memorie

Domenica. Lido “Le Sirene”, Posillipo.

Il sole mi brucia sulla pelle come certe storie che arrivano senza preavviso.

Io, sotto l’ombrellone, con il mio taccuino e una domanda appuntata in alto:

“Perché rubare qualcosa che si può solo restituire?”

 

Caso n. 235 – Il furto per il risveglio delle memorie

Venerdì pomeriggio, quartiere Chiaia.

Un domestico trova il corpo di Gualtiero De Nittis, 66 anni, ex gallerista d’arte, riverso sul tappeto persiano del suo salone.

Nessun segno di effrazione. Nessuna colluttazione.

Solo il silenzio ordinato di chi non ha avuto il tempo di difendersi.

La cassaforte a muro è spalancata.

All’interno mancano solo tre oggetti:

 

Un album fotografico rilegato in pelle rossa,

Una busta sigillata con ceralacca,

Un bracciale d’ambra.

Tutti e tre mai denunciati. Nessun valore ufficiale. Nessun allarme.

 

Ufficialmente: infarto.

Ma qualcosa non mi torna. Nemmeno alla scientifica.

 

I rilievi non aiutano:

Nessuna impronta estranea sulla cassaforte o sul bicchiere accanto al corpo.

Polvere spostata con attenzione: come se chi è entrato sapesse dove mettere le mani.

Tracce minime di fenobarbital nel calice di cristallo: non letale, ma sufficiente per stordire un uomo anziano.

Una precisione chirurgica.

 

Troppe precauzioni… per un furto che poi si vuole far scoprire?

 

Conoscevo De Nittis. Uomo riservato. Carriera brillante, poi il ritiro.

Sei mesi fa, un’indagine mai chiusa lo aveva sfiorato: opere contraffatte vendute come originali.

 

Nessuna prova. Nessun nome. Solo un’ombra: Alina R.

Ex assistente. Ex amante.

Sparita dopo lo scandalo. Fino a ieri.

 

La trovo in un hotel sul lungomare, registrata con un alias che non convince neppure il portiere.

Lei mi guarda come chi sa che è finita.

«Non l’ho ucciso,» dice.

«Ma ho preso quello che mi spettava. Il bracciale era mio. L’album erano le mie foto.

La lettera… quella lo avrebbe rovinato. Anche da morto.»

 

La scientifica però non ha trovato né DNA né fibre.

Nemmeno una sequenza di passi fuori posto.

Solo un codice inserito correttamente sulla cassaforte, alle 03:12 di notte.

 

Il resto è ombra.

 

«Non volevo farlo arrestare,» mi dice.

«Volevo solo ricordargli chi ero. E cosa aveva fatto sparire.»

 

Non c’è denuncia.

Non c’è testimone.

E il morto è morto.

Alina scompare di nuovo.

 

Una settimana dopo, la Galleria Comunale riceve una foto.

Lei, giovanissima, con lo sguardo ancora pulito.

Dietro, una scritta a matita:

 

“Non ho rubato. Ho restituito quello che ero.”

Postilla nel taccuino, pagina 81:

“A volte il furto è un pretesto.

A volte la morte è un effetto collaterale.

Ma il vero reato… è far finta che certe verità non siano mai esistite.”

 

Epilogo sotto l’ombrellone

Una donna legge un libro senza girare mai pagina.

Un uomo fuma guardando l’orizzonte, come se aspettasse una barca che non arriva.

Io chiudo il taccuino.

E mi chiedo:

 

Può un colpo rubare giustizia?

O è solo un modo per saldare un conto che nessuno voleva più vedere scritto?

di Francesco Paolo Iacovelli –      ogni diritto è riservato