Delitti sotto l’Ombrellone Episodio 3 – Il rapimento dell’uomo invisibile

Il cielo è limpido sopra Posillipo, ma l’aria sa già che qualcosa non tornerà.
Sul lido “Le Sirene”, il Commissario Montella osserva la spiaggia semi-deserta come si studia una scacchiera incompleta.
Nessuna mossa evidente, nessun rumore utile. Solo dettagli da decifrare, come sempre.

Nel terzo appuntamento della nostra rubrica, a sparire non è solo un uomo.
Svanisce anche la logica.
Nessun testimone. Nessun movente. Nessun errore.
Un caso silenzioso, elegante, inspiegabile.

Montella apre il taccuino e rilegge, con la pazienza di chi sa che i veri misteri non fanno rumore.
Perché sotto l’ombrellone, anche un’assenza può diventare indizio.
E la verità… può essere il gesto invisibile di chi ha finalmente scelto di esistere.

Delitti sotto l’Ombrellone

Episodio 3 – Il rapimento dell’uomo invisibile

Domenica. Lido “Le Sirene”, Posillipo.
La spiaggia era insolitamente vuota. Il vento soffiava da est, portando con sé l’eco lontana di una sirena, forse un’ambulanza, forse solo un traghetto in ritardo.

Mi sedetti come sempre sotto il mio ombrellone consunto, lo stesso da cui osservo il mondo e annoto i dettagli che gli altri dimenticano.
Caffè freddo, penna in mano, taccuino aperto.
E un pensiero che si faceva spazio da giorni.

La sparizione di Carlo Mazzarella.
Settantuno anni, ex professore di fisica teorica, vedovo, nessun parente stretto.
Un uomo che non aveva mai dato fastidio a nessuno, né chiesto niente.
Scomparso un mercoledì pomeriggio, senza lasciare traccia.

La badante, rientrata alle 19, ha trovato la porta socchiusa, la cena intatta sul tavolo, il cellulare spento e la casa in ordine. Solo un dettaglio: il bastone da passeggio, quello con l’impugnatura in avorio, non c’era.
Come se fosse uscito di sua volontà. Ma lui non usciva mai senza avvisare. E da mesi non camminava più senza quel bastone.

Il quartiere – una zona collinare e quieta sopra Posillipo – non aveva telecamere, né testimoni. Nessun segno di effrazione, nessuna richiesta di riscatto.
Una sparizione pulita, elegante.
Come se si fosse dissolto.

Ma nessuno si dissolve. Non da solo.

Ho cominciato da dove non c’era nulla: il suo passato.
Un docente rispettato, ritirato in pensione dopo una vita di formule e silenzi. Nessun nemico. Nessuna ombra visibile.
Solo un amico, unico contatto rimasto: Ettore Salvini, ex collega e compagno di scacchi.

Lo incontrai al bar sotto casa, gli occhi stanchi e le dita che tremavano sulle pedine di legno.

«Carlo non è stato rapito, commissario. Se n’è andato perché aveva capito qualcosa.»
«Cosa avrebbe capito?»
«Che a volte, l’unica fuga è quella che ti costruisci da solo.»

Una frase strana, come il resto della vicenda.
Allora tornai nella casa. Chiesi alla scientifica di controllare il laptop, apparentemente innocuo.
Trovarono un file criptato, protetto da un algoritmo che non vedevo dai tempi dei sequestri a sfondo industriale.

Dentro, una lettera. Firmata da Mazzarella.
Un testo semplice, ma spiazzante.

“Non sono scomparso. Sto solo provando a vedere il mondo da fuori.
Ho vissuto nell’ombra dei numeri. Ora provo a diventare invisibile davvero.”

Nella cassaforte nascosta nella libreria, trovammo qualcosa di ancora più sconcertante:
— Un biglietto per Istanbul, datato cinque giorni prima della scomparsa.
— Una fotocopia del passaporto con un nome diverso.
— E infine, il bastone: spezzato, lasciato sul fondo come un’ultima traccia.

Conclusione ufficiale? Nessuna.
Per la legge, è ancora un uomo scomparso.
Per me, è uno che ha deciso di sottrarsi. Ma non per capriccio.
Forse per stanchezza.
Forse perché nessuno lo vedeva più, anche quando era lì, in mezzo agli altri.

Forse Carlo Mazzarella non è fuggito da qualcosa.
Forse è fuggito da nessuno.Da quella trasparenza che lo aveva avvolto dopo una vita intera dedicata agli altri e a teorie che nessuno voleva più ascoltare.

 

Postilla nel taccuino, pagina 52:

“Non tutti quelli che spariscono lo fanno per nascondersi.
Alcuni se ne vanno per smettere di essere ignorati.
E a volte, la fuga è l’unica forma possibile di rispetto verso se stessi.”

Epilogo sotto l’ombrellone
Il mare oggi era piatto, senza onde. Nessuno cercava nessuno.
La voce di un bambino chiedeva un gelato alla madre.
Io chiusi il taccuino e scrissi un’ultima frase, breve, come un telegramma:

“Mazzarella è sparito. Ma non per vigliaccheria. Per dignità.”

di Francesco Paolo Iacovelli        ogni diritto è riservato