Il mare è calmo a Posillipo, ma c’è un vento che non porta solo salsedine.
Sotto l’ombrellone, il Commissario Montella appoggia il caffè, prende il taccuino e ricomincia a scrivere.
Nel nuovo episodio di Delitti sotto l’ombrellone, la morte non arriva di notte, né in una strada buia.
Arriva in una chiesa illuminata.
Davanti a un altare.
E colpisce una ragazza che aveva solo una cosa da chiedere: una vita migliore.
Una promessa di salvezza.
Un prete pronto ad aiutarla.
E un carnefice che non teme neanche la casa di Dio.
C’è un rosario spezzato, un biglietto con due parole,
…e un nome che fa paura.
Per risolvere questo caso, Montella dovrà capire dove finisce la fede…
…e dove comincia l’avidità.
Delitti sotto l’ombrellone – Episodio 10
La promessa spezzata
Il mare stamattina è di un colore che non ha nome.
Non è azzurro, non è grigio, non è verde.
È lo stesso colore che ho negli occhi da ieri sera, quando ho visto Amina stesa sul pavimento della chiesa.
Sotto l’ombrellone, il caffè mi resta fermo in gola.
Apro il taccuino.
E comincio.
Caso n. 257 – La promessa spezzata
Nome della vittima: Amina Diallo, ventidue anni, Senegal.
Occhi grandi, voce bassa, mani che tremavano quando parlava.
Era arrivata in Italia con un sogno semplice: “Lavorare e mandare soldi a casa”.
Ci è arrivata su un barcone che non avrebbe dovuto arrivare.
Invece, il mare quella notte ha deciso di lasciarla passare.
Forse perché il mare non sa ancora cos’è la camorra.
Lavoro promesso: cameriera in un ristorante a Castel Volturno.
Lavoro reale: prostituta sul litorale, sotto un magnaccio di nome Ciro “’o Francese” Pellegrini.
Soprannome guadagnato non per eleganza, ma per un periodo passato a Marsiglia a imparare che, nel business, la carne vale più delle parole.
Tre settimane fa, Amina si era presentata a Don Ernesto, parroco della chiesa di Santa Maria della Misericordia, dicendo che voleva uscire dalla strada.
Aveva raccontato tutto: i clienti, le minacce, i soldi consegnati ogni sera.
Il prete le aveva trovato un posto in una comunità per donne.
Lunedì successivo, alle sette di sera, avrebbe dovuto incontrarlo di nuovo per dare i documenti e fissare un colloquio con la polizia.
Non ci è mai arrivata.
Ore 19:15 – La perpetua entra in chiesa per chiudere le porte.
Trova Amina riversa su un lato, tra il secondo e il terzo banco.
Un filo di sangue dietro l’orecchio sinistro.
Colpo secco, probabilmente con un corpo contundente piccolo, portato da vicino.
Non è morto un soldato in guerra. È morta una ragazza in un posto dove, teoricamente, non si muore così.
Don Ernesto era in confessionale, a parlare con un anziano che si accusava di aver rubato melanzane dal vicino.
Ha sentito solo il grido della perpetua.
Poi il silenzio.
Poi il rumore dei passi e delle panche che sbattevano.
Rilievi:
- Nessun segno di effrazione: l’assassino è entrato a porte aperte, come un fedele qualunque.
- Un banco spostato, segno che qualcuno si è nascosto lì in attesa.
- Sul pavimento, vicino alla mano della vittima, un rosario di legno spezzato.
- Un biglietto, piegato e unto di sudore: “Non parlare.”
- Residui di polvere da cantiere sulle suole delle scarpe di Amina: veniva da un luogo in costruzione o in ristrutturazione.
Sospetto principale: Ciro “’o Francese” Pellegrini.
Negli ultimi mesi aveva avuto problemi con altre bande per il “controllo” delle ragazze.
Un testimone, un barbone che staziona vicino alla chiesa, dice di aver visto un uomo robusto, con giacca di pelle scura, entrare pochi minuti prima della morte di Amina.
Descrizione compatibile con Pellegrini.
Ma nessuna telecamera, nessuna prova diretta.
L’ipotesi è chiara: qualcuno ha voluto fermare Amina prima che aprisse bocca.
E lo ha fatto in un luogo dove, una volta, non si sarebbe mai osato: davanti a un altare.
Riflessione personale:
La camorra di un tempo aveva codici. Marci, ma codici.
La chiesa era intoccabile.
Oggi, invece, la sacralità è solo un ostacolo logistico: se la porta è aperta, il male entra.
E Amina ha pagato il prezzo di aver creduto che un luogo sacro potesse proteggerla.
Chiudo il taccuino.
Il mare oggi è di un colore che non ha nome.
E so che, finché non lo scopro, non riuscirò a berlo, questo caffè.
(ogni riferimento a luoghi, cose o persone è puramente casuale)
Ad Alina, mia piccola amica mai più ritrovata.

