David Rossi, fu omicidio

Sono le 19,45 del 6 marzo 2013. Un uomo precipita dalla finestra che dà sul vicolo Monte Pio a Siena. La finestra è quella del suo ufficio presso il Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo, fondata nel 1472. Quell’uomo è David Rossi capo della comunicazione della banca, descritto come il braccio destro del Presidente della potente Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

La morte di David Rossi avviene in un momento a dir poco concitato per il Monte dei Paschi di Siena. L’istituto, coinvolto in una delle principali crisi finanziarie italiane, è sotto indagine della magistratura che contesta ai dirigenti il falso in bilancio, la manipolazione del mercato e l’ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia. Davide Rossi, depositario di tanti segreti della banca, è chiamato dai magistrati a rendere una testimonianza che non rilascerà mai, causa la sua morte.

Secondo un primo responso medico-legale Davide morì sul colpo ma non è così: a smentire il referto ci sono le riprese di una telecamera di sorveglianza che lo inquadra agonizzante per ben venti minuti.

Il primo giallo irrisolto: – Dopo la caduta, col corpo di Davide ancora agonizzante nel vicolo compare una figura maschile. A riprenderlo è sempre la telecamera di sorveglianza. L’uomo si avvicina al corpo, sembra guardare per controllare la situazione. Un atteggiamento che fa nascere più che un sospetto. Chi è quell’uomo? Cosa ci faceva lì? Perché non ha soccorso Davide?  Sono risposte che non avremo mai perché quell’uomo non è mai stato identificato. Secondo gli inquirenti non avrebbe avuto un ruolo rilevante, potrebbe essere stato un passante o qualcuno accorso dopo la caduta. C’è chi ipotizza però che egli avrebbe potuto vedere qualcosa di rilevante per le indagini o saperne i più.  Perché non ha chiamato i soccorsi? Fatto sta che ancora oggi il tema dell’“uomo nel vicolo” resta non completamente chiarito ed è uno degli aspetti più discussi nelle inchieste giornalistiche e parlamentari.

Chi interviene sul posto, un carabiniere di troppo: – Allertati i soccorsi sul posto interviene una volante della Polizia di Stato, il servizio di pronto intervento della Questura. Sul posto arrivano i magistrati ma si presenta anche l’allora comandante provinciale dei carabinieri. Come aveva saputo del fatto in un così breve lasso di tempo. Il colonnello, infatti, interviene subito dopo la volante della polizia. La sua versione in proposito solleva più di un dubbio, tant’è che per le sue dichiarazioni viene rinviato a giudizio. Riferì di essersi trovato per caso sul luogo della morte di Rossi, di essere uscito a comprare le sigarette e di aver seguito una volante che passava a sirene spiegate, quindi di aver assistito ad un sopralluogo nella stanza prima dell’arrivo della polizia scientifica. Disse pure che il pm inquirente toccò il computer personale di Rossi, rovesciò sulla scrivania il contenuto del cestino dove c’erano pure fazzolettini intrisi di sangue, chiuse la finestra e rispose al cellulare del manager di Mps. 

Giudizi medico legali contrastanti: – Il corpo viene ritrovato senza vita. Si apre così un’inchiesta contro ignoti. Le indagini si affidano completamente ai medici legali: sono loro a dover chiarire come è andata. La relazione sugli esami autoptici e sulla dinamica della caduta di David Rossi, oltre 200 pagine corredate di allegati fotografici, sposa l’ipotesi del suicidio, perché – dice la consulenza tecnica – “non sono state trovate evidenze della presenza di terze persone“.

Abbiamo dunque un giudizio medico-legale: una prova scientifica che chiude il caso. Ma la

famiglia di David non ci sta e presenta opposizione contro l’archiviazione dell’indagine catalogata dai giudici come caso di suicidio. La famiglia si fa forza sulla relazione di un altro medico legale, il professor Norelli, titolare di cattedra a Firenze, che rileva delle criticità riguardo le lesività sulla parte anteriore del corpo: lesività al volto, lesività toracica e sulla natura delle lesioni ai polsi. Insomma, sul corpo ci sono ematomi che non si spiegano se non con percosse eventualmente ricevute da David mentre era ancora in vita.

Poi, c’è un problema: sulla base delle risultanze scientifiche che fondano l’ordinanza di archiviazione contestata si assume una caduta del Rossi di schiena, dalla finestra e dal davanzale dove era presente una sbarra. Le lesioni sulla parte anteriore del corpo, secondo le prime valutazioni medico legali sarebbero imputabili alla caduta, alla precipitazione, al contatto del corpo con il suolo. E’ su questa prova scientifica che si fonda la decisione di archiviare il caso come un’ipotesi di suicidio. Ma il nuovo giudizio medico-legale confuta questa conclusione: soprattutto smentisce l’ipotesi della caduta di spalle. Per i nuovi consulenti esperti, le lesioni sulla parte anteriore del corpo non sono infatti compatibili con una caduta di spalle.

La relazione dell’ingegnere – La famiglia non si accontenta del nuovo riscontro medico-legale che contraddice l’esito della prima autopsia, ma si concentra anche sulla dinamica della caduta. Anche in questo caso – secondo i familiari – i primi consulenti avrebbero sbagliato. Così incarica un ingegnere, consulente tecnico di parte, il quale ravvisava delle criticità importanti sulla dinamica della caduta così come ricostruita originariamente dal RIS il reparto di investigazioni scientifiche dei carabinieri. Per esempio, non aveva ottenuto spiegazioni sui segni riguardanti lo sfregamento delle scarpe: le scarpe di gomma avevano perso sostanzialmente le punte, evidenza incompatibile con l’assunzione di una caduta di schiena.

Arriva la Cattaneo: – Anche le consulenze mediche quindi possono sbagliare. A fronte di tutte queste incongruenze, alle fine, viene conferito l’incarico di consulenza tecnica per gli aspetti medico legali alla professoressa Cristina Cattaneo di Milano, un luminare della medicina legale a livello internazionale. Per gli aspetti sulla dinamica della caduta – quindi per gli aspetti propriamente tecnici – vengono invece rimessi alle valutazioni di un ufficiale del RIS dei carabinieri. Si è proceduto alla riesumazione del cadavere e in conclusione del nuovo esame è stata definitivamente confutata la precedente ricostruzione della caduta di schiena. Il corpo lanciato nel vuoto aveva il volto rivolto verso la finestra.

Le perplessità già c’erano: – Non è che i dubbi mancassero anche nella fase della prima indagine anzi è lo stesso giudice – il Giudice dell’Indagine Preliminare – a spiegare alcune incongruenze: nel primo video girato nell’ufficio di David Rossi le cose erano collocate in un certo modo, mentre nel secondo video girato dagli inquirenti c’è stato uno spostamento di oggetti. Il GIP fa una ricostruzione abbastanza dettagliata: appena interviene la volante della Polizia, chiamata a seguito della comunicazione del decesso, interviene un sovraintendente che riprende con il telefonino (prassi assolutamente consigliata). La stanza viene chiusa, alle 21.30 intervengono i magistrati (come prevede l’art. 354 del codice di procedura penale) che lì si intrattengono fino alle ore 23.30 e la stanza è sequestrata. Alle 00.30 la stanza viene riaperta per i rilievi della Polizia scientifica. Non vi è stata una cristallizzazione della scena (come prevederebbe il codice), ma è possibile che qualche oggetto possa essere stato spostato nel corso di questi interventi che si sono sovrapposti. Si è anche parlato degli accessi al PC del defunto da parte di qualcuno quando Rossi era già deceduto. Nell’ordinanza di archiviazione il giudice spiega che gli accessi al computer si erano verificati nel momento in cui vi erano i sopralluoghi e non si tratta di veri e propri accessi, bensì si tratta di attivazione in automatico del computer, a seguito di spostamento del mouse. È evidente che quando sono intervenuti i magistrati e la Polizia, sono andati lì al computer, hanno cercato di capire che cosa c’era e hanno spostato il mouse. Lo spostamento del mouse ha determinato, quindi, questa indicazione. L’ultima che lascia la stanza del Rossi è tale signora Bondi: lascia la stanza alle 20.05 e nota la porta aperta e la luce accesa, lui non era presente. Un secondo teste interviene alle 20.35 quando viene allarmato per il fatto che Rossi non torna a casa, ma lui nota la porta chiusa.

Questa è una incongruenza inspiegabile o meglio non è stata trovata alcuna spiegazione. C’è

un lasso di tempo tra le 20.05 alle 20.35, in cui in un caso la porta è aperta e nell’altro la porta è chiusa. Come si spiega questo dato? Il GIP nella seconda ordinanza fa riferimento alla possibilità che ci sia stato un colpo di vento, ma su quale base? Ovviamente è un dato che rimane non spiegato, ma è in un contesto in cui le evidenze che vengono raccolte fino a quel momento orientano verso l’ipotesi del suicidio.

I tabulati telefonici e le immagini delle telecamere: – Sempre nel corso del secondo procedimento (ci chiediamo perché non nel primo?) sono stati acquisiti i tabulati telefonici, i file audio e le videocamere della sorveglianza, però solo quelle riguardanti l’ingresso principale. Infatti, non è stato possibile acquisire le immagini delle altre telecamere, perché erano state già cancellate, Come mai? Semplicemente perché le immagini venivano cancellate automaticamente per sovrapposizione dopo sette giorni. L’errore in questo caso è grossolano: quelle immagini avrebbero dovuto essere acquisite subito. Nessuno ci ha pensato?

La commissione parlamentare: – Sul caso, archiviato come suicidio dalla magistratura, viene istituita una commissione parlamentare ad hoc. A una precisa domanda postagli in sede di audizione avanti alla commissione parlamentare sulla morte di David Rossi il procuratore di Siena – dr. Salvatore Vitiello – risponde con una chiarezza disarmante. “Su quale idea mi sia fatto io, l’ho già detto. L’idea è che in presenza di un quadro probatorio tutto convergente verso il suicidio, vi è stata una sopravvalutazione di questa ipotesi e una sottovalutazione rispetto ad altri accertamenti che avrebbero potuto essere compiuti”. Ecco spiegato magistralmente l’errore investigativo di natura psicologica.

Tutto sbagliato, tutto da rifare: – Dopo due anni di indagini la Commissione Parlamentare è giunta ad una conclusione che ribalta quanto deciso in sede giudiziaria. Per la Commissione Davide Rossi fu ucciso. La prima perizia a firma Gregori Manghi e la seconda a firma Manghi, unitamente ai chiarimenti dati in audizione dagli stessi consulenti nelle sedute del 9 dicembre 2025 e del 24 febbraio 2026, mostrano come David Rossi sia stato vittima di una azione con l’intervento di terzi soggetti, escludendo quindi definitivamente che si sia trattato di un evento suicidario, quanto invece di un omicidio. Partendo proprio dalle perizie dei due consulenti, che hanno preso in esame la dinamica della caduta dalla finestra di Rossi e alcune ferite rinvenute nel suo corpo, la commissione parlamentare d’inchiesta avvalora la pista per cui il manager sarebbe stato aggredito nel suo ufficio, ne sarebbe conseguita una colluttazione e poi Rossi sarebbe stato appeso dalla finestra per una minaccia finita male. È quanto si legge nel documento approvato all’unanimità dai componenti presenti della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di Mps deceduto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede della banca senese.

Ora la Procura di Siena riaprirà l’indagine. Tutto da rifare