Santa Marta, Colombia…..
Una città sospesa tra il Mar dei Caraibi e le montagne della Sierra Nevada, famosa per i suoi paesaggi mozzafiato. Eppure, è proprio qui, domenica 6 aprile 2025, che si consuma uno degli episodi più brutali della recente cronaca internazionale: il ritrovamento del corpo smembrato di un italiano, Alessandro Coatti, biologo molecolare italiano di 42 anni.
“Una valigia abbandonata vicino allo stadio Sierra Nevada ha spezzato il silenzio della domenica colombiana”.
Con questo caso, Domeniche Criminali di AICIS torna ad accompagnare i suoi lettori, portando nuove storie, nuove analisi e nuovi interrogativi che scavano nel cuore nero della cronaca.
La Ricostruzione
Secondo quanto ricostruito dalle autorità, Coatti era arrivato a Santa Marta pochi giorni prima, il 3 aprile, ospite di un ostello del centro storico. Era un uomo abituato a viaggiare, ad adattarsi, a cercare la vita nei luoghi più remoti. Il suo obiettivo dichiarato: esplorare la biodiversità di Minca, una meta ambita da biologi e naturalisti.
Il 4 aprile, all’alba, un taxi lo aveva prelevato dall’ostello. Destinazione ignota. Da quel momento, il vuoto. Nessun messaggio, nessuna chiamata. Soltanto silenzio.
Alcuni testimoni locali ricordano di aver visto Coatti salire su un veicolo non registrato tra quelli ufficiali. Una telecamera di sorveglianza, mal funzionante, lo ha ripreso allontanarsi dal centro, ma nessun altro fotogramma utile è stato recuperato.
Il suo corpo — o meglio, i frammenti di esso — viene scoperto due giorni dopo. Testa, mani e piedi rinchiusi in una valigia anonima, abbandonata vicino allo stadio Sierra Nevada. Altri resti rinvenuti nel fiume Manzanares, trasportati dalla corrente come fossero rifiuti. La scena è degna dei casi più studiati nelle aule di criminologia: mutilazioni, dispersione dei resti, occultamento rapido, segni inequivocabili di un omicidio pensato per colpire l’immaginario e cancellare le tracce.
“In un luogo dove la natura esplode di colori, il crimine si consuma nel grigiore più assoluto”.
Le Indagini
Le indagini si sono concentrate su più ipotesi. La più inquietante: un errore di identità. Le forze dell’ordine locali sospettano che Coatti sia stato scambiato per un emissario della mafia italiana, ipotesi alimentata dalle modalità dell’omicidio, tipiche di esecuzioni mirate nel contesto del narcotraffico colombiano.
Il profilo di Alessandro Coatti, infatti, è quello di un uomo lontano da traffici illeciti: biologo molecolare, specializzato in genetica, ex membro stimato della Royal Society of Biology di Londra. Un accademico appassionato, che aveva scelto di lasciare il laboratorio per inseguire la natura nella sua forma più pura. Non un bersaglio, apparentemente. Non una minaccia.
“La morte di Coatti racconta di un mondo dove l’equilibrio tra la vita e la violenza è fragile come vetro”.
La polizia ha messo in palio una taglia di circa 12.000 dollari per informazioni utili. Sono stati ascoltati numerosi testimoni, tra cui alcuni venditori ambulanti e taxisti abusivi, senza però arrivare a identificare sospetti credibili. Le autorità locali hanno promesso l’intervento di unità investigative specializzate, ma i risultati tardano ad arrivare.
Analizzando gli elementi investigativi, emergono spunti di forte interesse:
- Modus operandi: la smembratura è una firma. Non solo per nascondere, ma per terrorizzare. Segnare il territorio.
- Movente oscuro: scambio di persona? Messaggio interno al crimine organizzato? Rapina finita in tragedia?
- Contesto locale: Santa Marta, un tempo paradiso incontaminato, è oggi teatro di una guerra silenziosa tra bande e cartelli. Secondo dati ufficiali del 2024, il tasso di omicidi nella regione di Magdalena ha raggiunto i 34 omicidi ogni 100.000 abitanti, con Santa Marta tra le città più colpite.
“Nel crimine come nella biologia, è l’analisi dei dettagli a rivelare l’origine della violenza”.
La situazione della sicurezza è deteriorata al punto che anche l’ambasciata italiana aveva, nei mesi precedenti, diramato un avviso ai connazionali per limitare gli spostamenti notturni nella regione. Le risposte delle autorità locali si sono spesso scontrate con la realtà di risorse scarse, corruzione e infiltrazioni criminali nei circuiti ufficiali.
La vicenda getta luce anche su un fenomeno più ampio: la crescente vulnerabilità dei ricercatori, volontari e operatori umanitari in aree ad alta instabilità. In un mondo globalizzato, dove la mobilità internazionale è la norma, la sicurezza personale è diventata una variabile da non sottovalutare.
I colleghi della Royal Society hanno ricordato Coatti con parole di affetto e rispetto: un uomo di scienza, un “viaggiatore della vita” che aveva scelto di andare oltre i confini della sicurezza per inseguire una passione autentica.
E anche noi, che ogni settimana ci fermiamo a studiare i meccanismi della mente criminale, a raccontare il lato oscuro della realtà, non possiamo dimenticare.
Per questo la Domenica di oggi la dedichiamo ad Alessandro Coatti, Italiano, biologo, esploratore e vittima.
Perché dietro ogni caso, dietro ogni storia spezzata, AICIS prova a studiarne le sue dinamiche.
Vi aspettiamo al prossimo appuntamento di Domeniche Criminali di AICIS
