Caporalato, statistiche sconcertanti: un bracciante su quattro lavora in nero. Alcuni in stato di schiavitù

Un bracciante su quattro in Italia lavora in nero. Nessuna garanzia, nessuna sicurezza, nessuna previdenza e una retribuzione media di 20 €. al giorno per una giornata di lavoro che va dalle 10 alle 14 ore. Ma c’è anche chi di euro ne prende solo 10 oppure viene pagato con acqua e un panino e basta. Le donne poi vengono pagate il 20-30% in meno degli uomini. L’evasione contributiva nel settore agricoltura, che è stimata tra i 700 e 900 milioni di euro. In questa stima però non rientrano tutti gli anelli della filiera agroalimentare ma solo il primo, per questo sembra così bassa. Il contrasto del fenomeno vede norme severe evidentemente non diffusamente applicate: un reato specifico è previsto dal Testo Unico sull’immigrazione, cui si aggiunge – se l’occupato è un clandestino – l’ipotesi ancora più grave del favoreggiamento della permanenza in stato di illegalità. Le condizioni di lavoro cui sono sottoposti molti immigrati lascerebbero legittimare anche la contestazione del reato di riduzione in schiavitù a carico di chi se ne avvantaggia.