Beby Gang a Milano: spunti i riflessione

“Nessuno di noi aveva compreso la gravità del fatto”. A ripeterlo è in carcere uno dei due 18enni arrestati, assieme a tre 17enni, per la rapina e il tentato omicidio da ‘arancia meccanica’ del 12 ottobre, nella zona della movida milanese di corso Como a Milano, ai danni di uno studente bocconiano di 22 anni. Il giovane dopo essere stato pestato con violenza è stato accoltellato, tanto da subire lesioni permanenti. Ridevano, quando dicevano che il 22enne sarebbe rimasto “paralizzato” e che speravano morisse. Una “ilarità” che dimostra tutta la loro “disumana indifferenza”. Come risulta soprattutto dalle intercettazioni ambientali in Questura dopo le perquisizioni di fine ottobre, erano anche pronti a “cimentarsi nuovamente” nello “sfogare” quella loro violenza “gratuita” per portarsi a casa la prossima volta più di una banconota da 50 euro.

È la cronaca ordinaria di una delle tante scorribande delle cosiddette baby gang questa volta finita male. Branchi feroci di minori che oramai imperversano in tante città italiane.

Determinare gli elementi che caratterizzano il fenomeno non è cosa facile e noi possiamo abbozzare qualche ipotesi traendo spunto anche dall’episodio di Milano.

In primo luogo, le famiglie. Se è ver che giuridicamente il minore è sottoposto alla responsabilità genitoriale che controllo fanno i genitori sulle compagnie frequentate dai figli? Per non parlare di una pedagogia che mette al centro il figlio facendone il centro del mondo e giustificando qualsiasi condotta. Ma qui il discorso sarebbe troppo lungo e lo lasciamo agli psichiatri, in primis a Paolo Crepet che su questi temi insiste da anni per l più inascoltato.

In secondo luogo, l’abuso di alcool e sostanze stupefacenti. Secondo l’ISTAT nel 2020, il 49,4% dei ragazzi e il 44,4% delle ragazze di età compresa tra 11 e 25 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno. La fascia di età più a rischio è compresa tra gli 11 e i 17 anni, ma i dati mostrano un aumento del consumo anche nelle fasce più giovani. Tra i giovani è diffusa la pratica del “binge drinking” (consumo di grandi quantità di alcol in poco tempo), spesso associata a comportamenti a rischio. I binge drinker tra gli 11 e i 25 anni sono quasi 1 milione. Per quanto riguarda la droga, nel 2023, circa 360.000 studenti minorenni (tra i 15 e i 19 anni) hanno dichiarato di aver consumato almeno una sostanza illegale. Questo corrisponde al 23% degli studenti minorenni scolarizzati. Sempre nel 2023, sono stati 1.246 i minorenni denunciati per reati legati alla droga, pari al 4,5% delle denunce totali per reati droga-correlati.

In terzo luogo, la completa assenza di empatia. “Nessuno di noi aveva compreso la gravità del fatto” hanno detto i ragazzi dell’aggressione di Milano. Come è possibile, dopo aver ridotto una persona in carrozzella?  La spiegazione sta nell’incapacità di provare cosa stia provando l’altro che, sotto la furia del gruppo, si disumanizza e diventa un oggetto.

Infine, il senso di forza e la diluizione delle responsabilità personali conferiti dall’operare in gruppo. Il gruppo si muove sulla scorta di pulsioni comuni, cosicché i singoli si sentono meno responsabili: ciò che fanno in gruppo non sarebbero n grado di farlo da soli.