Ogni giorno, due innocenti finiscono ingiustamente in carcere. E, attenzione: ingiustamente significa senza un motivo che al vaglio della giustizia risulti fondato, ovvero per negligenza dell’apparato investigativo e giudiziario. È questa la sostanza che si ricava dalla lettura delle 45 pagine della relazione annuale relativa all’anno 2023 inviata al Parlamento dal ministero della Giustizia. Si tratta di numeri a dir poco allarmanti. Ed il quadro si fa ancora più fosco se consideriamo le persone addirittura condannate ingiustamente e sottoposte a una detenzione non meritata. Oppure a chi, dopo anni e anni di processo, ottiene una assoluzione che però non gli restituirà mai la serenità persa e l’onore violato. Fematevi un attimo a pensare: alle sei della mattina si presentano gli agenti, ti mettono sotto sopra la casa alla ricerca di chissà che cosa e, da innocente, ti portano via in manette sotto gli occhi increduli dei tuoi familiari; un trauma che, in quanto a dolore, è molto prossimo ad un lutto improvviso. Comunque un incubo. Il giorno dopo foto sul giornale, articoli di apertura a quattro colonne che con l’intento di informare, imprimono allo stesso tempo un marchio indelebile sul tuo nome. Sempre che, nonostante l’ora così levantina i giornalisti non siano (fatalmente) già lì appostati per immortalarti mentre ti caricano sgomento sull’auto di servizio che riparte (sempre e non si sa come mai) con lampeggianti che illuminano di blu tutto il quartiere. Non è una scena di fantasia: è successo a due innocenti al giorno. E alle loro famiglie.
Sempre che il processo vada per il verso giusto, il ché è tutt’altro che scontato. “Male non fare, paura non avere” è un modo di dire molto lontano dal panorama dipinto dalle statistiche che vedremo. Perché? Prendiamo il caso dell’ex pastore che oggi ha 59 anni, fu accusato della cosiddetta “strage di Sinnai”, con tre allevatori uccisi e un quarto ferito gravemente. Fu arrestato l’8 gennaio del 1991 e per lui cominciò una vicenda giudiziaria allucinante tra bugie, depistaggi, ritrattazioni e false testimonianze, fino alla condanna all’ergastolo. Poi, dopo 32 anni, grazie al suo avvocato e alla sensibilità di alcuni magistrati, si è arrivati alla revisione del processo che si è conclusa con la sentenza assolutoria il 26 gennaio scorso. Noi lo abbiamo definito ex pastore non perché sia andato in pensione precocemente, ma perché per 33 anni ha dovuto abbandonare suo malgrado il gregge per trascorrere la sua gioventù dietro le sbarre.
E consideriamo anche il caso del patron della Valtur che ha subito il sequestro di tutti i suoi beni con la terribile accusa di affiliazione alla mafia, rivelatasi alla fine una ipotesi inconsistente. La sua colpa? Essere di Castelvetrano: il paese di Matteo Messina Denaro, la primula rossa delle cosche siciliane. E’ stato assolto: sì, ma dopo 13 anni di processi.
L’ultimo a finire sui giornali è stato un imprenditore della provincia di Varese che ha fatto cinque mesi di carcere e due agli arresti domiciliari per uno spaccio di droga che non aveva mai commesso.
Il drammatico trend:
In ogni caso, i numeri horror sulle ingiuste detenzioni, da soli, segnalano che la fase dell’indagine preliminare dovrebbe essere più accurata, per il semplice fatto che sono gli errori investigativi ad imprimere la direzione sbagliata ai processi. Errori che dovrebbero essere più contenuti nel numero se il pubblico ministero indagasse sempre a 360° (come prevede il codice), il GUP controllasse effettivamente le fonti di prova che gli vengono esibite e se venisse dato più spazio all’indagine difensiva.
Le statistiche rivelano che dal 1991 sono state oltre 30mila le vittime della malagiustizia, con un costo medio annuo per lo Stato, e quindi per noi cittadini, di 30 milioni di euro, un miliardo di euro nel decennio. Nel 2023 ci sono stati 1120 procedimenti per ingiusta detenzione e le ordinanze di pagamento sono state 619 (rispetto alle 539 dell’anno precedente) per complessivi euro 27.844.794. Il dossier di via Arenula prende in esame anche il periodo 2018-2023 in cui sono state risarcite 4.368 vittime di malagiustizia per un totale di 193 milioni di euro. Dalla relazione emerge poi che tra il 2018 e il 2023 il 72,2% delle domande di risarcimento per ingiusta detenzione sono state accolte a seguito di sentenza di assoluzione, proscioglimento, archiviazione, quindi per accertata estraneità della persona ai fatti contestati. Per il 28% dei casi invece la custodia cautelare era del tutto illegittima. Si tratta di dati di assoluto rilievo, considerato che non tutti coloro che subiscono misure ingiuste ricorrono e qualcuno accetta la condanna pur essendo innocente.