Zooerastia, bestialismo e zoosadismo

di Martina Prandini*

[Estratto Tesi di Laurea triennale “I diversi volti della violenza. Implicazioni criminologiche della crudeltà su animali.” (2023); Dottoressa Martina Prandini. European Forensic Institute; Corso di Laurea in Criminologia Investigativa e Psicologia Criminale. Relatore: Dottoressa Valentina Morana; Co-Relatore: Dottoressa Francesca Sorcinelli]

Indice:

1.1. Introduzione; – 1.2 Diffusione del fenomeno: la situazione nel mondo; – 1.3 Analisi della personalità degli autori; 1.4 Testimonianza; 1.5 Surface Web, Deep Web e Dark Web; – 1.6 Conclusioni

1.1 Introduzione

Con riferimento al Manuale “Link I Crudeltà su Animali e Pericolosità Sociale; Introduzione alla Zooantropologia della Devianza”(Francesca Sorcinelli, 2021), in quella che viene definita “diagnostica zooantropologica”, vengono distinte diverse forme di abuso sessuale su animali: la zoofilia erotica, o zooerastia, consiste nel considerare l’animale un partner sessuale con cui fornicare; Il bestialismo consiste, invece, nell’accoppiamento con un animale; lo zoosadismo, purtroppo ampiamente diffuso, fa riferimento al desiderio di assistere alla sofferenza di un animale e/o provocare un danno o.

Seppur, come successivamente approfondiremo, i disturbi parafilici sopra citati in alcuni Paesi del mondo vengano ritenuti “eticamente corretti”, molti autori e professionisti del settore la pensano diversamente. Un esempio è quello di Giusto Giusti, che nel suo “Trattato di medicina legale e scienze affini – IV” parla di come tale comportamento integri il reato di maltrattamento di animali, con riferimento all’Articolo 544 ter del Codice penale. Anche i professionisti operanti nella Veterinaria Forense supportano tale tesi, risultando anche molto netti sul fronte del maltrattamento, tanto da aver iniziato a sviluppare vere e proprie tecniche studiate al fine di rilevare eventuali abusi sessuali su animali che tengano conto di ogni possibile forma di violenza.

Tali pratiche, infatti, portano le vittime (principalmente animali domestici essendo di più facile accesso per gli aggressori) a gravi conseguenze quali torsione del retto ed emorragie interne, e, nella maggior parte dei casi, alla morte. L’abuso sessuale di per sé non è, tuttavia, l’unica tipologia di comportamento dannoso contemplato. Molto diffusi, come sopra citato, sono anche gli atti sadici compiuti su animali. Questi disturbi parafilici, in tutte le loro forme, secondo i numerosi studi ed il lavoro portato avanti dall’Associazione “LINK-ITALIA”, possono ritenersi a tutti gli effetti un << indicatore predittivo di potenziali attività sessuali violente su donne e minori >>.

Nonostante la loro diffusione, questi reati risultano essere ancora oggi poco conosciuti. Con a loro favore l’omertà che li avvolge, il numero oscuro riguardo tale fenomeno criminoso è altissimo.

1.2 Diffusione del fenomeno: la situazione nel mondo

La situazione legislativa nel mondo che dovrebbe regolamentare tali pratiche non è né univoca né, tantomeno, chiara. In Italia, la Legislatura 17ª, Disegno di legge n. 1859, Articolo 11, introduce l’Articolo 544-ter.1 del Codice penale in materia di contrasto alla zooerastia e alla zoopornografia. Nel nostro Paese, quindi, la zooerastia, seppur molto diffusa, è, ad oggi, illegale.

Diversa è, invece, la situazione in altri Paesi del mondo. In Europa, sono Svizzera, Norvegia e Paesi Bassi ad avere le leggi più severe contro la zooerastia. In questi paesi, infatti, non è solo vietato avere rapporti sessuali con animali, ma anche vendere e possedere pornografia che mostri scene di zooerastia. Anche nel Regno Unito vigono le medesime regole.

Nonostante anche in Spagna questa pratica fosse vietata, Il Parlamento spagnolo ha recentemente valutato di approvare una legge che permette pratiche di zooerastia. Verrà punito, dunque, soltanto chi, effettuando questa pratica sugli animali, provocherà ad essi una lesione grave.

In Argentina, Colombia, Brasile e Messico, la zooerastia, ma anche il possesso e la vendita di materiale contenente sesso con animali, è del tutto legale. Di molti altri Paesi, invece, non si hanno a disposizione abbastanza dati tali da poterne delineare un quadro legislativo.

1.3 Analisi della personalità degli autori

Tentando di fare un’analisi della personalità degli autori di questi reati, possiamo analizzare alcune caratteristiche in comune con personalità affette da altri disturbi parafilici. Molti individui affetti da zoofilia, infatti, “presentano un tasso elevato di comorbilità con altre parafilie, alcuni fino ad ulteriori 5 parafilie contemporaneamente” (Abel, Becker, Cunningam, Rathner, Mittleman, & Rouleau; 1988).

Partendo dall’eziologia del disturbo, così come per la zooerastia, anche l’eziologia della pedofilia non presenta un’unanimità di pensiero che vada a caratterizzare il fenomeno. Ci sono, come precedentemente espresso, filoni culturali che le ritengono addirittura pratiche corrette e, quindi, non considerabili come reati. Le possibili cause della zoofilia, così come quelle della pedofilia, restano discordanti e abbastanza vaghe. In merito, secondo Peretti e Rowan (1983) “la zoofilia dipende dalla facilità con la quale si possono avere rapporti sessuali con gli animali, oltrepassando la fase della negoziazione” presente invece con tutti gli esseri umani, compresi ovviamente i bambini. Secondo un altro studio, gli individui affetti da zoofilia presentano “una variazione dell’orientamento sessuale in tal senso” (Miletski, 2000).

Teorie più recenti indicano che, come in molti altri disturbi, i fattori individuali, familiari e sociali contribuiscono attivamente alla manifestazione del disturbo (Cerrone, 1991). Secondo lo stesso autore, inoltre, la zoofilia erotica consentirebbe nello sfogare la rabbia repressa sugli animali, cercando di dominarli e di affermare così su di essi il proprio predominio. Questo << favorirebbe la comparsa del senso di controllo che potrebbe risultare debole o carente in questi individui >> (Cerrone, 1991).

Per quanto concerne la fase trattamentale, “solitamente la zoofilia viene consumata in contesti solitari, in prevalenza durante i periodi in cui gli individui lasciano l’abitazione portando lontano da casa i loro animali. Sono rari i casi in cui tali comportamenti vengono riferiti o confidati ad altre persone in maniera spontanea.” Di conseguenza, le percentuali di persone affette da zoofilia che ricevono interventi adeguati sono davvero limitate: la vergogna, la paura del giudizio e altri fattori di carattere personale e sociale possono limitare la ricerca di aiuto e sostegno psicologico. Inoltre, molte persone affette da parafilia o disturbo parafilico in generale, non sono pienamente consapevoli della propria condizione. Quando la parafilia diventa disturbo, ovvero nel momento in cui la persona inizia a praticare atti sessuali con gli animali e ciò ha delle ripercussioni sulla sua vita, “la consulenza psicologica sarebbe assolutamente necessaria.”

Non sono, tuttavia, attualmente presenti trattamenti specifici a essa dedicati. Solitamente, le tecniche adottate, soprattutto in presenza di comorbilità con parafilie,” possono includere il contenimento, la prevenzione delle ricadute, gli interventi basati sul trauma e la terapia farmacologica “. In ogni caso, così come per ogni altro disturbo, la scelta del trattamento deve necessariamente focalizzarsi sul caso specifico e andrebbe formulata dopo un’attenta valutazione della storia personale del soggetto.

Tenendo ben presente la possibile comorbidità della zoofilia con altre parafilie, tenteremo ora di analizzare il fenomeno utilizzando modelli di Criminal Profiling, creati sulla base di casistica relativa ad altre tipologie di reato. Il modello diHolmes & Holmes (1996), tenta, in merito alla pedofilia, di fare una classificazione delle diverse tipologie di pedofilo, individuando alcune caratteristiche rilevanti e similari alla zoofilia erotica.

Quelle di maggior rilievo, sono le seguenti: l’attenzione volta verso la vulnerabilità; Una meta sessuale che devia dalla normalità; La facilità di accesso alla propria meta sessuale; L’esercitare un ruolo di controllo; Ed infine, di particolare rilievo, il disturbo da sadismo sessuale.

Tutte queste caratteristiche sono facilmente riscontrabili anche nella zoofilia erotica: gli animali sono soggetti vulnerabili rispetto all’uomo; Lo zoofilo ha una meta sessuale che devia dalla normalità; La maggior parte delle vittime sono animali domestici e, quindi, di facile accesso per l’aggressore; Vi è necessità da parte dell’Offender di esercitare un ruolo di controllo sfociando spesso nel sadismo sessuale.

Inerente a quest’ultimo punto, in una chiave di lettura zooantropologica, abbiamo appreso che lo zoosadimo è una forma di sadismo sessuale il cui oggetto della violenza sono gli animali. Avvalendoci del modello di Keppel & Walter, ripreso poi da Berger nel 2000, su assassini e stupratori seriali, illustreremo le caratteristiche che questi hanno in comune con chi commette pratiche di zoosadismo.

Gli autori individuano quattro principali tipologie di stupratore, e attribuiscono agli stessi diverse caratteristiche basandosi su personalità, Modus Operandi e firma (o “signature”). Quelle sulle quali porremo maggiore attenzione sono: la ricerca di controllo e potere; il comportamento predatorio; Il sesso utilizzato come arma per punire; L’estrema rabbia e un elevato livello di aggressività e, infine, il sadismo. Essendo propriamente la violenza che porta al sadico piacere sessuale, l’appagamento viene raggiunto quando si fa soffrire o si ferisce l’altro. Nello zoosadismo, fenomeno largamente diffuso in tutto il mondo, avviene la medesima situazione ma cambia semplicemente la meta sessuale.

La Dottoressa Jane Gilgan (1997), ben conosciuta per le sue ricerche sul lavoro terapeutico con i Sex Offenders, descrive un uomo che provava piacere sessuale nel penetrare e uccidere le galline. Quando penetrava un animale, esercitando su di esso potere e controllo, ne teneva la testa contro lo stipite di una porta chiudendola nel mentre con forza. L’animale, nella convulsione della morte, aveva contrazioni dell’ano e nel tubo digerente. Questo provocava un grande piacere sessuale all’uomo. Questo individuo nello specifico aveva alle spalle una storia di molestie sessuali su numerosi minori, bambini e bambine.

Da tenere in considerazione, in merito ai reati sopra descritti, è un’ulteriore situazione, ovvero quella che vede le donne come molestatrici attive. Tuttavia, a causa della negazione del fenomeno, vi è una minore tendenza a denunciare se l’abusante è donna.

1.4 Testimonianze

Non sono rari i casi di cronaca in cui viene riscontrata una comorbidità delle parafilie sopra citate. Ne sono esempi casi di cronaca quali il “Dossier Dutroux” (o “il mostro di Marcinelle”, Dossier 109/96) e il caso italiano di Forteto. In entrambi, erano contemporaneamente perpetrate zoofilia erotica, zoosadismo, pedofilia e sadismo. Per quanto concerne il caso Dutroux, la storia emersa a seguito di un’enorme indagine e coraggiose testimonianze risulta essere, secondo il lavoro effettuato dall’Associazione LINK-ITALIA, un << clamoroso esempio di vittimizzazione interreferenziale >>.

In merito a questi ultimi punti, è interessante un articolo trovato sul Web che può meglio rendere idea di come il pensiero pedofilico e quello zoofilo siano molto simili per certi aspetti.

Secondo ricerche, sembrerebbe che molti dichiarati “animalisti” si considerino gli amanti del proprio animale domestico, considerandolo un vero e proprio partner da accudire e di cui considerarsi i veri e propri “amanti”. Una tipologia di “accudimento” questa che, sia nello zoofilo che nel pedofilo, risulta essere anche la principale linea di difesa utilizzata.

La dichiarazione di uno zoofilo riporterebbe che << ci sono tantissime persone, e molte ben di più di quello che si potrebbe immaginare, che quotidianamente hanno questo tipo di esperienze.>>. Tra queste, vi sono donne che abitualmente hanno rapporti con il proprio cane, e che, addirittura, “sentono di tradire nel caso in cui approfondiscano la conoscenza con un altro animale.”

Un ulteriore zoofilo ricorderebbe la propria esperienza adolescenziale con il proprio cane raccontando che << Molte volte cercava di sedurmi leccandomi il collo, ma si tratteneva anche piangendo. Lui sembrava soffrire e vergognarsi di questo impulso perché sapevamo entrambi che non era possibile. Si vergognava proprio di certe cose. Era un cane speciale >>. Da questa testimonianza, possiamo desumere che l’abusante ritenesse il cane consenziente, e che, anzi, lo incoraggiasse.

La domanda che sorge spontanea, tuttavia, è: come si potrebbe mai paragonare un rapporto tra due adulti razionali e consenzienti a quello con un bambino o con un essere vivente il cui quoziente intellettivo risulta essere inferiore ai 3 anni di età?

Da numerose fonti, e dallo stesso caso Dutroux precedentemente menzionato, emerge infatti che gli animali vengono spesso drogati, addestrati e forzati ad avere rapporti intimi in situazioni nelle quali, chiaramente, non hanno familiarità. Gli zoofili, proprio per questo, cercano spesso l’aiuto di altri “appassionati” per riuscire a gestire e indirizzare l’animale, prediligendo soprattutto, come i pedofili a loro volta, quelli che per loro sono di facile accesso. Frequenti sono anche gli incontri di gruppo, con 3 o 4 persone ed un solo animale, o addirittura l’organizzazione di viaggi “svago”, principalmente in Croazia e Slovenia, le quali hanno un gran numero di animali liberi e poco controllati e/o proprietari che li mettono a disposizione. Molti altri li cercano tramite richieste di adozione, prediligendo chiaramente animali di giovane età e in buona salute, la cui fine, una volta anziani, non è ben chiara ma comunque immaginabile. C’è addirittura chi dice di “farsi qualche ora con un randagio”: << Mi sono fatto un giro per le strade alla ricerca di qualche cane da portare temporaneamente a casa, lavare, sollazzare…>>. 

1.5 Surface Web, Deep Web e Dark Web

Nel nostro Paese, secondo un rapporto del 2010 i casi registrati e segnalati dall’AIDAA (Associazione Italiana in Difesa degli Animali e dell’Ambiente) sono stati ben 22.300, relativi ad annunci online di ricerca/offerta di sesso con gli animali, equivalenti a 12.000 link di libero accesso a chiunque. Inoltre, in numerosi di questi siti, i protagonisti dei video non sono solo gli animali, ma anche donne e bambini.

Per quanto riguarda suddetto “pubblico”, non vi è differenza: uomini eterosessuali, omosessuali, donne, single, coppie, senza distinzione di area geografica o estrazione sociale. Numerose ricerche mostrano come dal Nord al Sud Italia il fenomeno sia sempre più in crescita.

A seguito di un’approfondita ricerca, effettuata analizzando fonti aperte nel Deep Web, sono riuscita a ricostruire la struttura del sito “Animal’s Dark Paradise”, presente nel Dark Web, e a tradurre alcuni commenti presenti, tutti a sfondo pesantemente violento e sadico. In uno di questi, un individuo afferma addirittura di essere un Serial Killer.

Taducendo il suo commento, possiamo leggere: << Sono un serial kille rche insegue prostitute, uomini ubriachi, barboni e cani randagi. A volte stupro le mie vittime dopo la morte, ma ci sarà sempre una destinazione nella società per queste persone inutili. È semplicemente divertente trascinare il tuo sporco corpo avvolto in un lago dove faccio di tutto per non lasciare tracce, indossando guanti tutto il tempo. E quando filmo il processo, uso sempre un “macara”, metto i giornali nella mia base semplicemente per non “schizzare” sangue sul tappeto. In questo modo, riesco sempre a evitare il massimo, tenendo la casa ordinata. Generalmente quando lo faccio sulle strade cerco vittime al mattino, quando sono lì, queste creature incapaci di provare dolore vivendo ogni giorno. Quindi io amo pulire la mia città natale da qualche sporco cane come se avessimo l’obbligo di occuparcene, quindi corro, raramente stupro cani, ma quello che conta è tenere la città in pace, lontana da questi elementi. >> .

La maggior parte delle risposte a questo commento pubblico sono state << Sì, hai ragione, il mondo dovrebbe essere un posto più pulito.>>

Nel modello denominato “Sociopsychological Profiling” di Holmes & S.Holmes, gli autori distinguono diverse tipologie di Serial Killer, tra le quali vi è “il missionario”. Questa tipologia di assassino seriale viene descritta come << un soggetto mosso da motivazioni psicologiche interne, che sceglie delle vittime casuali da lui ritenute e giudicate non degne >>. Le sue gesta saranno volte, dunque, ad una sua personale missione, come può essere quella illustrata in modo chiaro e diretto nel commento sopra citato.

Questa è solo una piccolissima parte, come riportano molte testimonianze, dei contenuti presenti in questo orribile sito facilmente accessibile tramite il Dark Web. Proprio per la sua facile accessibilità, alcuni ne ipotizzano la non autenticità, indicando questo sito come “trappola” per attirare questi individui. Ciò nonostante, su questo sito fino al 2016 erano presenti circa 4000 membri, numero che, secondo testimonianze più recenti, sarebbe notevolmente aumentato negli anni.

Non è necessario, tuttavia, accedere al Dark Web per trovare questo tipo di contenuti. Ricercando la tematica sui comuni Social Network nel Surface Web, è possibile trovare centinaia di blog gratuiti e accessibili a chiunque. In questi blog, è presente materiale video/fotografico di ogni tipo, che vede protagonisti di queste vicende soprattutto animali e donne.

Sono facilmente rintracciabili anche veri e propri bordelli, nei quali vengono rinchiusi e costretti alla prostituzione animali precedentemente rubati. In particolar modo, le giovani scimmie sembrerebbero le vittime preferenziali.

1.6 Conclusioni

Prendendo atto di quando fino ad ora abbiamo dichiarato e compreso, è quasi impossibile non vedere come il fenomenoLink (ossia la stretta correlazione tra maltrattamento e/o uccisione di animali e pericolosità sociale) sia ampiamente presente, sottolineando come e quanto persone aventi questa tipologia di personalità possano risultare estremamente pericolose socialmente. Secondo gli studi attualmente presenti, che in altri Paesi vengono condotti da numerosi anni, tali condotte, per propria natura intrinseca, non si estinguono spontaneamente nel tempo.

Al fine di analizzare il fenomeno da un punto di vista criminologico, sono stati portati nel presente studio casi e testimonianze, a mio parere particolarmente rilevanti, con il tentativo di dimostrare come la violenza su animali subisca generalmente un’escalation a rialzo. Tale condotta può semplicemente affievolirsi, come può non farlo, quando l’attenzione del criminale viene focalizzata su vittime differenti, per poi ripresentarsi addirittura in contemporanea ad altre condotte violente.

Per poterla estinguere, sarebbe necessaria una risposta ambientale e trattamentale competente, unendo più discipline d’intervento. Lo studio del fenomeno Link, e, quindi, il considerare il maltrattamento e/o l’uccisione di animali non soltanto come parte di altri reati, ma come condotta predittiva degli stessi, potrebbe portare a creare interventi trattamentali e preventivi, maggiormente specifici ed efficaci.

I reati commessi a danno di animali e le similitudini che la personalità degli autori degli stessi ha con altre tipologie di aggressori, maggiormente conosciuti e studiati, è un territorio specifico, non un fenomeno di sfondo. Per questa ragione, ritengo che andrebbe trattato in quanto tale, con un dedicato approccio scientifico.

Bibliografia:

  • Abel, G. C., Becker, J. V., Cunningam-Rathner, J., Mittleman, J., & Rouleau, J. L. Multiple parphilic diagnoses among sex offenders. Bulletin of the American Academy of Psychiatry and the Law(16), (1988). 153-168.
  • Ponti, G. and Merzagora, I. (2008) Compendio di criminologia. Milano: Cortina.
  • Sorcinelli. Link I Crudeltà su Animali e Pericolosità Sociale; Introduzione alla Zooantropologia della Devianza Vol 1. Terza Edizione. Amazon. (2021).
  • Picozzi, M. et al. (2016) Crime Classification Manual. Un sistema standardizzato per indagare e classificare i crimini violenti. Seconda Edizione.

Sitografia:

  • S.ER.C associazione studi e ricerche criminologiche – criminal profiling. aserc.it.gg. Available at: https://aserc.it.gg/Criminal-Profiling.html
  • AlFieri, Gli zoofili in Italia: Molte Anche le donne. presacoscienza.blogspot.com. Available at: https://presacoscienza.blogspot.com/2012/06/gli-zoofili-in-italia-molte-anche-le_28.html
  • Animal tortures deep in the web. (2016) DEEP SURFING. Available at: https://deepweb525.wordpress.com/2016/05/20/animal-tortures-in-the-deep-web/
  • Anna Ditta et al. (2018) Cos’è la zooerastia e in quali Paesi del mondo è tollerata, tpi.it. Available at: https://www.tpi.it/news/zooerastia-cosa-e-dove-vietata-2017022830096/
  • Arrivas, M. I Pedofili un’Indagine conoscitiva all’interno della Casa Circondariale, rassegnapenitenziaria.it. Available at: https://www.rassegnapenitenziaria.it/cop/65999.pd
  • D’AMICO, di M. (2015) Alle radici della Zooerastia, parla il neuropsichiatra. La Repubblica. Available at: https://www.repubblica.it/cronaca/2015/08/01/news/zooerastria_intervista_neuropsic hiatra_fenelli-120241265/
  • Seragusa. La profilazione criminale – LUMSA, (2020-2021). lumsa.it. Available at: https://www.lumsa.it/sites/default/files/UTENTI/u1416/La%20profilazione%20criminale.pd
  • Legislatura 17a – Disegno di legge n. 1859. Senato.it. Available at: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/0/937992/index.html?part=ddlpres_ddlpres1- articolato_articolato1
  • Arrivas. I Pedofili un’Indagine conoscitiva all’interno della Casa Circondariale, rassegnapenitenziaria.it. Available at: https://www.rassegnapenitenziaria.it/cop/65999.pdf
  • Sposato. Fa Sesso con i cani e tenta di uccidere I coinquilini: Una folle storia di Zoofilia e Vendetta. (2014) MEDICITALIA.it. Available at: https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/4964-fa-sesso-con-i-cani-e-tenta-diuccidere-i-coinquilini-una-folle-storia-di-zoofilia-e-vendetta.html
  • latelanera.com. Available at: http://www.latelanera.com/serialkiller/cerealwiki/wiki.asp?id=208.
  • ‘Loving’ animals… – deep web browsing 156 (2018) YouTube. Available at: “LOVING” ANIMALS… – Deep Web Browsing 156

L’AUTRICE

*Martina Prandini: Dott.ssa in Criminologia Investigativa e Psicologia Criminale; Collaboratrice CrimeLine Academy; Collaboratrice LINK-ITALIA (APS)