È noto come molti casi di cronaca nera abbiano influenzato la letteratura, il cinema e le arti visive in generale. Pensiamo a “Romanzo Criminale o Suburra”, di Giancarlo De Cataldo, ispirato ai fatti della banda della Magliana, “Dogman” di Matteo Garrone ispirato all’omicidio del Canaro o il romanzo “La Scuola Cattolica”, di Edoardo Albinati da cui è stato tratto l’omonimo film del 2021, ispirato al massacro del Circeo. Questi sono solo i primi titoli che vengono in mente a chi scrive, ispirati a noti fatti di cronaca avvenuti a Roma, pressappoco nella stessa decade, ma la narrativa è sempre più satura di true crime, sia in forma romanzata che documentaristica o biografica.
Accade talvolta un processo inverso, quando sono i fatti di cronaca ad ispirarsi alle opere artistiche. È fondamentale prendere immediatamente le distanze da ogni teoria secondo la quale la rappresentazione artistica del crimine sia causa o giustificazione di atti delittuosi della vita reale. Criminologia e psicologia non hanno, infatti, mai stabilito un nesso causale diretto tra l’esposizione a contenuti violenti nei media e la commissione di atti criminali. Tutt’al più, l’opera potrebbe fungere da mero catalizzatore o elemento ispiratore secondario.
Da qui l’idea di una rubrica che lega cultura pop e la cronaca nera e oggi parleremo di un noto film cult, Arancia Meccanica (A Clockwork Orange, 1971) di Stanley Kubrick. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess del 1962[1]. La storia è ambientata in una realtà distopica e narra le gesta di Alex DeLarge e del gruppo di Drughiche scorrazzano per le strade, per fare una “scorpacciata di ultraviolenza”.
Dopo il suo arresto Alex, per riacquistare la libertà perduta accetta di sottoporsi ad un trattamento per il condizionamento del comportamento che prenderà il nome di cura Ludovico (Ludwig Van Beethoven) che accidentalmente è anche il compositore preferito del protagonista. Alex e i Drughi non provengono da contesti sociali difficili. Al contrario, Alex è figlio di una famiglia piccolo borghese, tanto amorevole quanto distratta.
L’intento del regista fu quello di condannare la violenza e non di esaltarla. Tuttavia, Kubrick si trovò costretto a chiedere alla Warner Bros di ritirare il film dalle sale inglesi e il film fu vietato ai minori di 18 anni fino alla fine degli anni Novanta, in diversi paesi[2]. La sua estetica violenta e la totale assenza di empatia del protagonista ha destato il timore sociale che potesse essere fonte di emulazione di atti criminosi ispirati all’ultraviolenza di Alex e dei Drughi.
Il primo caso lo si registra nel Regno Unito, ad un anno dall’uscita nelle sale e si tratta dell’omicidio di un senzatetto, brutalmente picchiato da una gang. Uno dei condannati ammise di essersi ispirato ad una delle scene del film[3].
Anche in Italia abbiamo avuto la nostra “banda dell’Arancia Meccanica”[4]. Si intesta il conio di questo nome il cronista di nera Massimo Lugli. Tra il 1979 e il 1983 la banda colpisce le ville e gli appartamenti di lusso della Roma bene (Parioli, Olgiata, Eur, Cassia e Fleming). Tra le loro vittime numerosi attori, cantanti e personaggi dello spettacolo come l’attore Fabio Testi o il cantante Peppino di Capri. La gang devastava e saccheggiava dopo aver malmenato, stuprato e terrorizzato gli abitanti della villa e dopo averli tenuti in ostaggio per ore nella loro stessa abitazione. La banda, capitanata dall’ex poliziotto Agostino Panetta, che faceva base dove nel bar Paquito, è stata fermata solo dopo oltre settecento rapine e un bottino di circa quindici miliardi di lire. A questo caso di cronaca si è ispirato il film italiano “L’Odore della Notte” del 1998, diretto da Claudio Calligari[5].
Torniamo indietro di qualche anno, ma restiamo ai Parioli. Esattamente cinquant’anni fa, nel 1975. Solo che il quartiere non ospita le vittime, bensì i carnefici. Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira sono i mostri del Circeo. Non serve indugiare sulle ormai arcinote le sevizie operate per 36 ore da quei tre borghesi neofascisti con il culto dello stupro e della prevaricazione e quanto questo ricordi profondamente le scene di violenza viste nel film. Come Alex e i drughi anche Angelo Izzo e i suoi sodali erano mossi da una violenza edonistica cheè iniziata con i primi piccoli crimini, come furti di motorini, per poi passare alle banche e ai sequestri, e quelli che Izzo chiama “sfasci”, ovvero la violenza contro le ragazze o, per dirla alla Alex DeLarge “una scorpacciata di ultraviolenza”. Perché per loro le ragazze sono prede. Il Massacro del Circeo è stato l’epilogo di un’escalation criminale che ha avuto origine già molto tempo prima. Ilaria Amenta nel suo “Io sono l’uomo nero” del 2023, definisce Izzo e i suoi, “I Drughi Pariolini”[6]. Come in Arancia Meccanica i Drughi dei Parioli si riconoscevano facilmente dall’abbigliamento. Non avevano una divisa bianca, ma portavano Rolex Daytona, stivaletti a punta, camicie sartoriali e pantaloni a zampa. Non frequentavano il Korova Milk Bar come nel film, ma il bar Euclide dove non consumavano latte più “latte rinforzato con qualche droguccia mescalina“, bensì massicce dosi di cocaina e anfetamine. A differenza di Arancia Meccanica, se la vicenda dei Drughi Pariolini fosse un film, non sarebbe un home invasion, poiché le due donne sono state portate con l’inganno nella villa di uno di loro, ma quanto si è verificato al Circeo avrebbe inorridito anche Stanley Kubrick.
Veniamo ora all’ultimo caso. Wolfgang Abel e MarcoFurlan sono due giovanissimi serial killer che firmavano i loro volantini di rivendicazione con la scritta Ludwig sopra un’aquila e una svastica[7]. Si tratta di due ragazzi originari della Verona bene con simpatie neonaziste che tra il 1977 e il 1984 hanno messo compiuto almeno una decina di omicidi. Studenti modello con in comune il desiderio di ripulire il mondo da prostitute, omosessuali, tossicodipendenti, senzatetto e cinema a luci rosse, come il Cinema Eros, che diedero alle fiamme il 14 maggio 1983. Il loro odio verso le categorie ai margini della società ricorda molto i protagonisti di Arancia Meccanica. Sono molteplici le teorie sulla scelta del nome Ludwig e sebbene non ci siano fonti che richiamino al film di Kubrick, non può non cogliersi la beffarda ironia della “Cura Ludovico” alla quale è stato sottoposto Alex DeLarge.
Una piccola chicca in chiusura. Molto prima che Arancia Meccanica andasse in stampa, nel 1944, in una Londra devastata dai bombardamenti nazisti, Lynne Jones, la moglie dell’autore Anthony Burgess, fu assalita da un gruppo di soldati americani. Le strapparono la fede e la lasciarono a terra priva di sensi. Lynne era incinta. Abortì e non poté più avere figli. Burgess trasfigurò questo tragico episodio di violenza gratuita nel romanzo che conosciamo oggi tutti grazie al genio cinematografico di Stanley Kubrik[8].
Èdunquela letteratura che si ispira alla vita reale o è la vita reale che si ispira alla letteratura? Forse l’arte e la realtà costituiscono una spirale indissolubile nella quale si alimentano reciprocamente.
[1]https://www.imdb.com/it/title/tt0066921/
[2]https://cinema.everyeye.it/notizie/arancia-meccanica-stanley-kubrick-chiese-vietare-film-gran-bretagna-perche-556461.html
[3]https://www.virginradio.it/news/rock-news/1317383/la-storia-di-arancia-meccanica-ecco-perche-il-capolavoro-di-kubrick-venne-bandito-dalle-sale-inglesi.html
[4]https://www.ibs.it/banda-dell-arancia-meccanica-libro-massimo-lugli/e/9788822793577?srsltid=AfmBOoqvc3YD2nYpHqGW4KyDogfPYc78EwCfn0Yq_NYfEe4a2m4KnfTA
[5]https://www.imdb.com/it/title/tt0140428/
[6]https://www.ilmessaggero.it/italia/angelo_izzo_oggi_circeo_massacro_circeo_che_fine_ha_fatto_moglie_ilaria_amenta_sentenza-9095214.html
[7]https://www.corriere.it/la-lettura/contenuti-del-giorno/2025/07/21/ludwig-caso-ancora-aperto-6538ca5a-6617-11f0-8cb3-c05a42de13be.shtml
[8]https://www.lastampa.it/cultura/2017/03/11/news/burgess-oltre-l-arancia-c-e-di-piu-1.34628852/
Dott. Fabio Mongile
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