Goleman e l’intelligenza emotiva: quando il controllo delle emozioni può diventare privazione

di Francesco Paolo Iacovelli

Giusto una riflessione.

A volte non è l’esplosione delle emozioni a imprigionarci, ma il loro silenzio. Ci abituiamo a trattenere rabbia, gioia, dolore, fino a non sentire più nulla. Eppure, la privazione di un sentimento non è libertà: è un’altra forma di schiavitù.

Daniel Goleman, che ha diffuso il concetto di intelligenza emotiva, ci suggerisce che le emozioni sono intelligenza viva. Non solo quelle forti e dirompenti, ma anche quelle sottili che spesso ignoriamo. Nelle sue ricerche ha mostrato come la capacità di riconoscere e dare significato alle emozioni sia ciò che distingue chi riesce a vivere relazioni autentiche, a guidare se stesso e persino a prendere decisioni più efficaci.

Reprimerle, sopirle o privarsene del tutto ci lascia svuotati, incapaci di riconoscere ciò che davvero ci muove. La vera libertà non sta nell’assenza di coinvolgimento emotivo, ma nella capacità di accoglierlo, di ascoltarlo, di trasformarlo. Non nel cancellare ciò che sentiamo, ma nel renderlo comprensibile e, quindi, governabile.

Perché la schiavitù può avere molte facce: l’urlo incontrollato, il silenzio imposto, o quel vuoto interiore che nasce quando non ci concediamo di provare. La libertà, invece, è scegliere: sentire pienamente senza esserne dominati.