Delitti sotto l’ombrellone Episodio 6 – Il corpo nel vento di Ischia

Delitti sotto l’ombrellone

Episodio 6 – Il corpo nel vento di Ischia

Il cielo è limpido sopra Posillipo, ma l’aria ha il peso di qualcosa che è rimasto in sospeso.

Sotto l’ombrellone, il Commissario Montella sfoglia lentamente il suo taccuino: le pagine sanno di sale, carta vecchia e segreti non più trattenuti.

Nel nuovo episodio di *Delitti sotto l’ombrellone*, una donna distesa in silenzio tra gli alberi di Zaro riapre la porta a un passato mai sepolto.

Una telefonata nel cuore della notte.

Un verbale scomparso da trent’anni.

E un foulard piegato con cura, come se la morte avesse mani gentili.

Montella ascolta i sussurri del vento.

Rilegge ciò che non fu mai scritto.

Perché a volte, il delitto non è nella violenza…

…ma nel peso della verità che torna a farsi sentire, quando ormai nessuno la cerca più.

 

Domenica. Lido “Le Sirene”, Posillipo.

La sedia da regista è la stessa. Il caffè è più amaro del solito. E il vento arriva da ovest, portando un odore che non è solo di salsedine.

 

Caso n. 241 – Il corpo nel vento di Ischia

Tutto cominciò con una telefonata anonima.

«Zaro, sentiero n°3. Una donna. È lì da due giorni.»

Era mercoledì mattina, e io avevo appena fatto il nodo alla cravatta.

 

Il corpo giaceva su un letto di foglie, tra il sentiero e una radura che dava sul mare.

La posizione era composta: mani incrociate, foulard sul volto.

Nessuna ferita visibile. Nessuna traccia di lotta.

 

I rilievi furono rapidi: niente documenti, solo una vecchia spilla d’argento con le iniziali “M. L.”

Addosso, un profumo che ricordavo.

Non il nome. L’odore.

Marta Lojacono.

Scomparsa nel 1992. Caso mai chiuso. Avevo letto il fascicolo nel mio primo anno in polizia.

 

Allora avevo solo ventitré anni. Ma ricordavo: fidanzata con un imprenditore napoletano, Carlo Maresca.

Aveva lasciato tutto. Poi più nulla. Nessun corpo, nessuna traccia.

Solo il silenzio di chi aveva saputo aspettare trent’anni per tornare a parlare.

 

Il medico legale conferma: morte per embolia cerebrale.

Naturale. Ma c’è qualcosa che non torna.

Il foulard era stato piegato. Come in certi rituali.

E una foto, trovata nella scarpa destra, mostrava Marta e Carlo… in una posa mai pubblica.

 

Chi aveva messo quella foto lì? E perché?

Interrogo Carlo Maresca.

È un uomo finito, oggi. Villa dismessa, servitù licenziata. Solo.

«Non la vedevo da anni,» mi dice.

Ma i suoi occhi dicono il contrario.

Poi succede una cosa che cambia tutto.

L’archivio della Questura di Ischia manda un documento.

Un verbale del 1992.

Mai protocollato.

Marta Lojacono aveva denunciato Carlo per minacce, tre settimane prima di sparire.

Quel foglio era sparito. Ora, riappare.

Con la stessa grafia. Con la stessa firma.

 

Lo confronto con l’originale che avevo fotocopiato da giovane agente.

Identico. Ma nessuno sa chi l’avesse nascosto.

 

Confronto i registri del sentiero: due firme il giorno prima del ritrovamento.

Una è di Carlo.

L’altra… è illeggibile, ma ha la stessa calligrafia del verbale del ’92.

Alla fine, è una donna che mi chiama.

Lucia Serra, ex impiegata della Procura.

«Non ho mai creduto che Marta fosse scappata,» mi dice.

«Ho custodito quella denuncia. Aspettavo solo che qualcuno tornasse a cercarla.»

Il foulard era suo. Il profumo, un regalo. La foto, scattata da lei.

Lucia aveva lasciato tutto lungo quel sentiero.

Come un messaggio.

Come un saluto.

 

Epilogo sotto l’ombrellone

La verità è come il vento di Zaro.

A volte scompare tra le foglie.

A volte ritorna, più forte.

Chiudo il taccuino.

La brezza si porta via le ultime parole.

E mi chiedo: può una verità sepolta tornare a parlare…

…se chi l’ascolta ha ancora il coraggio di scriverla?

di Francesco Paolo Iacovelli        ogni diritto è riservato