Malasanità: l’analisi del “MedMal Repot”

Rischio clinico ed eventi avversi: sono questi gli elementi analizzati dal noto broker assicurativo Marsh nell’ultima edizione del suo “MedMal Report”, noto e rinomato studio annuale che analizza l’evoluzione del contenzioso per malasanità in Italia (cd. Medical Malpractice). Il rapporto è basato su un’analisi sia quantitativa che qualitativa dei sinistri ed esamina le richieste di risarcimento danni per responsabilità civile verso terzi o prestatori d’opera nel periodo che va dal 2005 al 2022.

La ricerca ha incluso un campione rappresentativo di 84 aziende sanitarie italiane, tra cui Presidi di primo livello, Aziende Ospedaliere di secondo livello, Aziende Ospedaliere Universitarie, nonché Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico.

I casi:

A coprire la maggiore percentuale di casi (più del 40%) sono quelli che a livello assicurativo vengono definiti “sinistri senza seguito”, vale a dire quei casi in cui la struttura sanitaria – dopo aver espletato la sua istruttoria – ha deciso di chiudere il sinistro senza procedere a risarcimento. Attenzione: il paziente potrebbe contestare questa decisione e ricorrere al giudice. In sostanza 2 richieste risarcitorie su 5 vengono rigettate senza riconoscimento di responsabilità.

Più in dettaglio: il 40,3% è l’incidenza sul totale dei Sinistri Senza seguito, cioè, appunto, chiusi senza risarcimento; 35,9% è l’incidenza sul totale dei Sinistri Liquidati, vale a dire chiusi con riconoscimento di responsabilità e pagamento di un risarcimento; 23,2% è l’incidenza sul totale dei Sinistri Aperti, per i quali è stata formulata richiesta risarcitoria nel corso dell’anno 2022; 0,6% è l’incidenza sul totale Sinistri Parzialmente Liquidati, vale a dire i casi – obiettivamente rarissimi – in cui viene concesso un acconto o una provvisionale sul risarcimento.

Anche per la chiusura dei sinistri senza seguito la procedura è laboriosa: per un sinistro definito con risarcimento il tempo medio di chiusura è di 2,3 anni; per un sinistro senza seguito il tempo medio di chiusura è di 2,9 anni.

I procedimenti:

i procedimenti per la gestione delle richieste di risarcimento rivolte alle Aziende Sanitarie sono di diverse categorie: procedimenti stragiudiziali (ovvero quelli risolti senza l’intervento dell’autorità giudiziaria); procedimenti civili (trattati in sede civile, inclusi i ricorsi per Accertamento Tecnico Preventivo in materia sanitaria, ATP); procedimenti penali (gestiti, appunto, in sede penale); e Mediazioni (che includono tutte le pratiche trattate mediante forme di Alternative Dispute Resolution, ADR).

La maggiore incidenza è data dai procedimenti stragiudiziali, che costituiscono il 76,4% del totaleI procedimenti giudiziari, sommando quelli civili e penali, ammontano complessivamente al 19,4%, mentre l’uso della mediazione è in aumento, pur rappresentando ancora una quota residuale delle richieste.

I costi:

L’analisi ha rivelato che il costo medio dei sinistri è stato, nel 2022, di 130.000 euro, mostrando un aumento del 33% in undici anni (da 98.000 euro nel 2012) e dell’11% rispetto al periodo pre-Covid (117.000 euro nel 2019). Calcolato su un arco di 11 anni (dal 2012 al 2022), il costo medio dei sinistri si attesta a 116.000 euro ed il costo medio annuo per struttura sanitaria ammonta ad euro 1.799.511.

Gli errori:

le tre principali fonti di rischio in termini di impatto economico sui costi totali dei sinistri sono rappresentate dagli errori chirurgici, gli errori diagnostici e gli errori da parto. In particolare: gli errori chirurgici rappresentano il 27,2% del costo totale, seguiti dagli errori diagnostici con il 23,1% e dagli errori da parto con il 13,9%.

Gli errori chirurgici e diagnostici sono preponderanti sia in termini di frequenza che di impatto economico, rappresentando complessivamente oltre il 50% del costo totale (con un costo medio, rispettivamente, di € 87.313 per gli errori chirurgici e di € 132.751 per gli errori diagnostici).

Gli errori in sala da parto incidono meno in termini di frequenza (3,8%), ma hanno un rilievo economico significativo, rappresentando quasi il 14% del costo totale (con un costo medio per sinistro superiore a € 435.000).

Gli indicatori di rischio:

Il tasso di rischio a livello nazionale è di 5,32 sinistri ogni 100 medici. Si contano inoltre 2,16 sinistri ogni 100 infermieri e 1,11 sinistri ogni 1000 ricoveri.

I reparti a rischio:

l’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia emerge come la principale fonte di rischio, con il 19,4% dei sinistri. A seguire, si posizionano DEA/Pronto Soccorso con il 16% delle richieste, Ostetricia e Ginecologia con quasi il 10%, e Chirurgia Generale con il 9%.

Le infezioni in ospedale:

Il problema delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA) è piuttosto annoso e particolarmente complicato nella realtà ospedaliera italiana. Queste infezioni (comunemente dette anche “infezioni nosocomiali “) che non erano presenti al momento del ricovero del paziente sono contratte in contesto sanitario, in particolare ospedaliero. Si manifestano solitamente almeno 48 ore dopo il ricovero e fino a tre giorni dopo la dimissione. Si tratta di un fenomeno di notevole rilevanza sia clinica che economica: ogni anno, circa 4,1 milioni di pazienti nell’Unione Europea contraggono un’infezione ospedaliera, e almeno 37.000 muoiono a causa delle complicazioni correlate, con costi significativi per i sistemi sanitari nazionali.

Nell’anno 2022 le Infezioni Correlate all’Assistenza sanitaria hanno rappresentato il 9% del costo totale dei sinistri (rispetto al 4,7% del 2012). Sono tra quelle con i costi per pratica più elevati, superando i 142.000 euro. Inoltre, le ICA hanno tempi di chiusura più lunghi, mediamente 3 anni, rispetto al tempo medio di chiusura dei sinistri di 2,8 anni.

In quanto alle cause: il 51,8% sono infezioni post-chirurgiche; il 12,7% da altra infezione nosocomiale; il 10,5% Covid-19; il 10,2% infezione sistemica; il 7,3% infezione localizzata; il 5,3% Infezione della ferita chirurgica; 2,3% Infezione apparato respiratorio

Il 34% delle infezioni segnalate conduce al decesso del paziente. Le infezioni post-chirurgiche (sviluppate in diretta conseguenza di un intervento chirurgico) sono le più comuni, costituendo quasi il 52% del totale.

Le aggressioni:

Il fenomeno della violenza nei confronti degli operatori o dei pazienti all’interno delle strutture sanitarie, può rivelare potenziali mancanze nell’organizzazione e indicare una mancata comprensione, da parte dell’ente, dei rischi associati.

Si evidenzia che quasi il 65% delle aggressioni nel settore sanitario coinvolge direttamente il personale, mentre il 32% è rivolto ai pazienti (il restante 3% riguarda terzi o visitatori). Tra queste aggressioni, il 70% provoca lesioni personali, il 24% danni agli oggetti e il 6% porta al decesso della vittima.

La maggior parte di questi episodi si verifica nell’ambito della salute mentale, che rappresenta quasi il 55% del totale dei sinistri per aggressione, con l’unità operativa di psichiatria che costituisce, da sola, il 51% delle richieste di risarcimento. Seguono le aree di Emergenza e Urgenza con il 12% e il settore medico generale con il 10%.

In dettaglio: 54,5% Salute mentale; 12,3% Emergenza-Urgenza; 10,0% Medica; 7,1% Servizi Territoriali; 5,2% Chirurgica; 2,4% Struttura-Azienda; 12,3% Altro