LA MAFIA ANCHE NELLA “TERRA NEMICA DELLA MAFIA”

LA MAFIA ANCHE NELLA “TERRA NEMICA DELLA MAFIA”

Fabrizio Rappini

Giornalista professionista

Criminologo AICIS

Tel. 368412044 – 3756925611

Email: rappinifabrizio@gmail.com – Pec: fabriziorappini@pecgiornalisti.it

In Emilia-Romagna, la presenza di organizzazioni mafiose, in particolare la ‘ndrangheta e la camorra, è stata rilevata in diverse aree e con attività illecite come estorsioni, traffico di droga e il controllo di attività legali, come i videopoker nei bar. La regione è stata definita “terra nemica della mafia”, anche se la presenza mafiosa è storicamente legata a un forte legame con le fonti di potere criminale al di fuori della regione, come la camorra.

‘Ndrangheta e camorra sono state identificate come attive in Emilia-Romagna, in particolare nella provincia di Reggio Emilia, dove si sono verificati casi di estorsione e traffico di stupefacenti. Una presenza che è stata confermata anche dal recente maxiprocesso Aemilia. Le organizzazioni criminali sono in grado di controllare attività economiche legali, come ad esempio la gestione dei videopoker nei bar sfruttando la dipendenza di alcuni gestori. In alcune aree della regione, le organizzazioni mafiose hanno utilizzato la crisi economica per acquisire imprese e patrimoni senza ricorrere alla violenza, in un fenomeno definito “esproprio mafioso”.  La presenza mafiosa in Emilia-Romagna non è indipendente, ma dipende da un legame con le fonti di potere criminale al di fuori della regione, in particolare la camorra, che fornisce supporto e risorse.

Le organizzazioni criminali hanno cercato di influenzare le istituzioni e la politica, costruendo alleanze con rappresentanti politici per ottenere vantaggi e protezioni.

LE LAVATRICI CINESI  DELLA ‘NDRANGHETA IN EMILIA ROMAGNA

All’inizio fu la ‘ndrangheta, come spesso accade nel mondo del crimine. A nel mese di maggio del 2023 la Guardia di Finanza di Bologna ha smantellato una organizzazione di narcotrafficanti legati alla cosca Romeo di San Luca, gente da centinaia di chili di coca al mese. Per muovere i soldi usavano la malavita cinese. Consegnava in Italia, il bonifico arrivava ai narcos colombiani, attraverso società create ad hoc per emettere e utilizzare fatture per operazioni inesistenti che servono a giustificare i movimenti di denaro .Vengono anche utilizzate piattaforme criptate su internet e allo stesso tempo sistemi arcaici, come il feixen (“denaro volante”) usato nei villaggi cinesi per compensare debiti e crediti.

LA SPARTIZIONE DEL TERRITORIO

L’Emilia-Romagna è una regione economicamente dinamica e industrializzata, ma anche un crocevia per il crimine. Gruppi criminali si infiltrano nell’economia legale, inquinando il tessuto economico e influenzando il potere politico. A Bologna, diverse nazionalità hanno spazi di azione specifici, come il riciclaggio di denaro, il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione.

LA MAFIA NIGERIANA ATTIVA A FERRARA TRA IL 2014 E IL 2019

Gli Arobaga Vikings, ufficialmente noti come Supreme Vikings Confraternity, sono un sodalizio criminale di matrice mafiosa, originario della Nigeria. Nato nei campus universitari nigeriani negli anni ’50 come confraternita studentesca, il gruppo si è nel tempo trasformato in un’organizzazione criminale transnazionale, presente in Europa, e in particolare in Italia.
A Ferrara il gruppo è stato attivo tra il 2014 e il 2019, imponendosi come organizzazione dominante nel traffico di eroina e cocaina, importata principalmente dall’Olanda tramite corrieri interni al gruppo.

IL DOMINIO A FERRARA

Il controllo del territorio da parte degli Arobaga Vikings si esercitava non solo con la violenza, ma anche attraverso una rete logistica ben strutturata. Il Grattacielo era il cuore pulsante del sodalizio: da lì partivano le comunicazioni, si organizzavano le attività e si esercitava il monitoraggio costante del quartiere. Ferrara non era solo un punto di vendita: diventò un vero e proprio centro decisionale per il traffico di droga, in diretto contatto con i fornitori in Olanda. Per mantenere il potere, l’organizzazione faceva uso sistematico della forza, dell’intimidazione e di armi bianche, come i machete. Un elemento particolarmente insidioso era la mimetizzazione sociale: il capo del gruppo, Boogye, era noto in città come DJ e partecipava ad eventi culturali, attività sportive e feste della comunità nigeriana.

LE  CONDANNE

Il processo si è concluso con la condanna definitiva di 15 affiliati all’organizzazione. Le pene inflitte vanno dai 4 ai 13 anni di reclusione. Il capo del gruppo, Okenwa Emmanuel, conosciuto con il soprannome Boogye, è stato riconosciuto come promotore e organizzatore del sodalizio in Italia, ed è stato condannato a più di 13 anni di carcere.

ALLERTA CONTINUA

Una regione ricca come l’Emilia Romagna sarà sempre più appetibile per le organizzazioni criminali mafiose. Ecco perché nessuno, in particolare le forse dell’ordine, ha intenzione di abbassare la guardia. Una mano a chi tutela la nostra sicurezza la può dare anche qualsiasi cittadino. In che modo? Segnalando alle autorità anche i minimi sospetti su attività che possono sembrare illegali. Una aiuto concreto da parte di tutti può fare molto per sconfiggere il cancro mafioso.

*Giornalista professionista – Criminologo certificato Aicis