Gli uomini che odiano le donne: una devianza digitale che allarma.

DI
MARIANTONIETTA DEIANA
(CRIMINOLOGA CERTIFICATA AICIS)

 

Negli spazi digitali più nascosti e anonimi si sta consolidando una forma emergente di devianza che richiede attenzione, studio e strumenti interpretativi nuovi: il fenomeno Incel. Non è solo una sottocultura online, né un’espressione goliardica di malcontento maschile. È un sistema di pensiero strutturato, con un linguaggio interno, simboli, miti fondanti e obiettivi dichiarati, tra cui spicca un profondo e sistematico odio verso le donne. Come criminologa, sento la necessità di affrontare questo tema non solo per la sua portata sociale e culturale, ma perché rappresenta una delle manifestazioni più pericolose di radicalizzazione digitale alimentata dalla solitudine, dal senso di fallimento relazionale e da un’identità maschile in crisi. Il termine “Incel”, abbreviazione di “involuntary celibate”, ossia “celibe involontario”, definisce una subcultura prevalentemente maschile che si identifica come incapace di instaurare relazioni sessuali e affettive con le donne. Ciò che inizialmente si presentava come una comunità di supporto per uomini soli si è nel tempo trasformato in uno spazio virtuale dove fiorisce una forma virulenta di misoginia, strutturata intorno a una narrazione di vittimismo e risentimento. Il fenomeno si sviluppa principalmente online, in forum, chat, community anonime e social network in cui si diffonde un linguaggio codificato, fortemente connotato da elementi di odio di genere, violenza simbolica e, in taluni casi, incitazione all’azione violenta. La figura dell’Incel merita attenzione criminologica non solo come espressione di disagio psicosociale, ma come soggetto potenzialmente deviato e, in contesti estremi, radicalizzato. Si tratta spesso di giovani uomini con difficoltà relazionali, esperienze di emarginazione, scarsa autostima, isolamento affettivo e tratti di disagio psicologico non sempre clinicamente inquadrati. Dal punto di vista criminodinamico, l’Incel si colloca tra i devianzati latenti, ovvero individui che non sempre hanno compiuto atti penalmente rilevanti, ma che mostrano segnali precoci di rischio criminogeno legato alla costruzione identitaria e alla polarizzazione cognitiva. L’identità Incel si articola lungo un asse verticale e uno orizzontale: sul piano verticale, si percepisce una società dominata da maschi “vincenti” (i cosiddetti Chad) e donne ipergamiche (le Stacy), che scartano deliberatamente chi non risponde a determinati standard estetici o sociali; sul piano orizzontale, si rafforza un senso di appartenenza a una comunità coesa, cementata dall’odio per le donne e dall’identificazione reciproca nella frustrazione. Ne emerge una visione del mondo rigida, fatalistica e manichea, dove la responsabilità del fallimento relazionale viene proiettata interamente all’esterno, in particolare contro le donne, percepite come oggetti sessuali che detengono un potere arbitrario e crudele. Il linguaggio usato nei circuiti Incel non è mai neutro: è uno strumento di affiliazione e radicalizzazione, con una propria semiotica interna. Termini come “blackpill” (la pillola nera, simbolo del nichilismo relazionale), “femoid” (una deumanizzazione del soggetto femminile), “roastie” (insulto sessista riferito a donne percepite come promiscue) o “ER” (iniziali di Elliot Rodger, autore di una strage del 2014 e venerato come martire in certi ambienti) fanno parte di un codice linguistico volto a rafforzare il senso di appartenenza e a disinnescare i freni morali verso l’aggressione verbale e, in certi casi, fisica. La produzione e la condivisione compulsiva di contenuti d’odio, unita alla validazione reciproca tra membri, costituisce un terreno fertile per processi di radicalizzazione. In molti casi, infatti, i soggetti Incel transitano da una fase di frustrazione passiva a una condizione di aggressività ideologica. Non è un caso che le Nazioni Unite abbiano inserito il fenomeno tra le forme emergenti di estremismo misogino, pur senza una struttura terroristica formalizzata. I casi di attacchi armati o omicidi legati a ideologie Incel dimostrano che il confine tra devianza simbolica e violenza agita può, in alcune circostanze, diventare labile. È dunque necessario guardare a questo fenomeno non solo come a un’espressione di disagio individuale, ma come a una costruzione collettiva pericolosa, che trova nella rete il suo veicolo di diffusione, radicalizzazione e legittimazione. Contrastare il fenomeno Incel richiede una lettura integrata, che coinvolga la criminologia, la psicologia sociale, la sociologia digitale e le scienze dell’educazione, con l’obiettivo di decostruire le narrative tossiche prima che diventino azione, e offrire a questi soggetti percorsi alternativi di elaborazione del disagio, prima che l’odio si trasformi in crimine.