Oggi l’A.I.C.I.S. vi propone un’interessante intervista su un tema di grande rilevanza sociale: la dissocialità minorile nell’era digitale. La crescente diffusione di comportamenti dissociali tra minori e adolescenti rappresenta una sfida cruciale per la società contemporanea. Comprendere questi fenomeni è essenziale per prevenire il rischio di devianza e criminalità giovanile, e per questo motivo l’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza (A.I.C.I.S.) è fortemente impegnata nella sensibilizzazione, nella formazione degli operatori del settore e nella promozione di interventi concreti a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.
Per approfondire le implicazioni di questo fenomeno e le possibili strategie di prevenzione, Daniela Pascolini, criminologa esperta, socia dell’A.I.C.I.S. e Vice Presidente del Lazio di FEDERPOL, avendo condotto degli studi in seno alle neuroscienze, all’interno del libro “I media, le immagini e i videogiochi violenti, contribuiscono all’aumento dell’aggressività nei minori?” edito Universitalia, ha intervistato il Prof. Matteo Villanova, Neuropsichiatra e Sessuologo clinico e forense, figura di spicco nel campo della criminologia e delle neuroscienze.
COMPORTAMENTI DISSOCIALI NEI MINORI E ADOLESCENTI NELL’ERA DEGLI ALGORITMI
A cura di Daniela Pascolini
Intervistatrice: Daniela Pascolini
Criminologa esperta, socia dell’A.I.C.I.S., Vice Presidente del Lazio di FEDERPOL, membro della World Association of Detectives. Con una consolidata esperienza nelle investigazioni civili e penali, è un punto di riferimento nel panorama criminologico italiano e internazionale.
Intervistato: Prof. Matteo Villanova
Neuropsichiatra e Sessuologo clinico e forense, Professore Universitario presso l’Università Roma Tre, dove è titolare delle cattedre di Neuropsichiatria Infantile, Medicina Preventiva, Psicopatologia Forense, Criminologia ed Educazione Psicomotoria. È anche Direttore del Master in Educazione Affettiva e Sessuale, Clinica, Forense e Criminologica per l’Infanzia, l’Adolescenza e la Genitorialità e Responsabile dell’Osservatorio O.L.T.R.E.E.E. (Osservatorio Laboratorio Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva). I suoi studi sono un pilastro nella comprensione della dissocialità minorile.
D: Prof. Villanova, l’ho ascoltata recentemente in un intervento criminologico sulla dissocialità minorile. “Il Sole 24 Ore” ha dedicato un podcast alla “OnlyFans economy”, evidenziando come molti giovani abbiano iniziato a guadagnare cifre elevate attraverso i social. “The Lancet”, nel 2021, ha trattato gli effetti psicobiologici negativi dell’accumulo di Childhood Adversities. Ce ne può parlare?
R: Certamente. La moderna epigenetica studia come l’ambiente e le esperienze influenzino l’espressione del DNA, influenzando lo sviluppo neurologico sin dalla fase prenatale. Durante l’infanzia, il fenomeno del pruning sinaptico elimina le connessioni neurali non utilizzate secondo la legge del “Use it or lose it”. Questo processo, se alterato da esperienze traumatiche, può portare a disturbi dello sviluppo, come l’autismo, o favorire l’insorgenza di comportamenti antisociali.
Le Adverse Childhood Experiences (ACEs), ovvero esperienze traumatiche precoci, sono state studiate dal CDC nel 1995. Esse includono abuso emotivo, fisico e sessuale, trascuratezza, esposizione a violenza domestica o abuso di sostanze da parte di un familiare. È stato dimostrato che questi fattori aumentano il rischio di disturbi comportamentali, autolesionismo e criminalità in età adulta. Ad esempio, in Sardegna, molti sequestrati sono diventati sequestratori, a causa di una risposta traumatica compensatoria.
Questa dinamica è evidente anche nella pedofilia, dove si riscontra spesso la cosiddetta “sindrome abusato-abusatore”. È fondamentale il ruolo delle figure educative: famiglia, scuola e società devono lavorare insieme per prevenire lo sviluppo di condotte dissociali.
D: Gli abusi sui minori vengono scoperti solo nel 42,6% dei casi dalle autorità giudiziarie e nel 17,6% dalla famiglia. Qual è il ruolo dei social media in questo fenomeno? Penso anche al caso di Casal Palocco, dove il padre del ragazzo sembrava replicare comportamenti provocatori simili a quelli del figlio.
R: I social media hanno un ruolo preponderante nel plasmare i modelli identitari dei giovani. Se in passato la famiglia e la scuola erano le principali agenzie educative, oggi i ragazzi trovano nei social riferimenti che spesso promuovono comportamenti autodistruttivi e criminalizzanti.
L’uso di sostanze e l’alcolismo, già dannosi a livello epigenetico, si combinano con l’influenza negativa dei social, che diffondono erotizzazione precoce, violenza gratuita e ricerca ossessiva di popolarità. Gli influencer, spesso inconsapevoli della loro responsabilità, agiscono come “pifferai magici”, trascinando i giovani in dinamiche pericolose.
Piattaforme come “OnlyFans” e “Tinder” deumanizzano le relazioni interpersonali, riducendole a meri scambi economici o sessuali. È necessario un intervento legislativo, poiché il codice penale italiano già prevede, all’Art. 571 c.p., sanzioni per abusi e trascuratezza genitoriale. Tuttavia, arginare il problema è complesso: ad esempio, il 70% degli iscritti a Facebook è sotto i 14 anni, aggirando facilmente i limiti di età.
D: Quali strategie si possono adottare per contrastare questa deriva?
R: L’educazione è la chiave. Dobbiamo formare adulti consapevoli, che possano diventare modelli positivi per i giovani. Questo riguarda genitori, insegnanti, educatori, ma anche operatori sportivi, religiosi e culturali. L’imitazione è alla base dell’apprendimento sociale: se i giovani vedono adulti impegnati e responsabili, tenderanno a replicarne i comportamenti.
Parallelamente, è necessario un controllo più efficace dei contenuti sui social media. Strumenti come il parental control e filtri più stringenti sulla rete possono aiutare, ma la responsabilità resta principalmente degli adulti che circondano i ragazzi.
Se vogliamo contrastare la dissocialità minorile, dobbiamo ricostruire un patto educativo solido e condiviso, basato su valori etici e deontologici che guidino l’intera società nel processo di sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza.