LA QUESTIONE “MINORI”

A cura di Roberto Puleo

 

Lo studio esplora il tema della condizione dei minori nella società contemporanea, analizzandolo sotto il profilo storico, culturale e sociale. Fin dalla nascita, i bambini necessitano di ascolto, rispetto e incoraggiamento per sviluppare fiducia in sé stessi e relazioni sane. La loro crescita comporta nuove sfide educative, rendendo la famiglia e la società responsabili del loro benessere e futuro. La tutela dei minori passa attraverso il supporto ai genitori e la definizione di politiche sociali efficaci, con l’obiettivo di garantire ai giovani le competenze necessarie per una convivenza civile equa e sostenibile.

La storia dell’accoglienza infantile mostra come, già nel XV secolo, lo Spedale degli Innocenti di Firenze fosse un esempio di istituzione dedicata ai bambini abbandonati. Nel tempo, l’attenzione alla cura dei minori è evoluta, ma permangono criticità nella protezione dell’infanzia. Si riscontra un paradosso: mentre si rivendicano i diritti dei minori, aumentano i casi di infanticidio e abbandono. Secondo Marcuse, la società borghese ha trasformato il rapporto tra cultura, necessità e godimento, influenzando la percezione del valore della vita. Questo porta a interrogarsi su quanto l’attuale società sia in grado di garantire un’effettiva tutela dei bambini, assicurando loro dignità e un futuro come cittadini a pieno titolo.

Nella società complessa, il processo di crescita e socializzazione dei minori avviene attraverso l’interazione con adulti e istituzioni educative, che svolgono un ruolo chiave nella costruzione dell’identità individuale. L’essere umano non nasce con una conoscenza innata per affrontare la realtà, ma sviluppa le proprie capacità grazie alla cultura e all’esperienza tramandata dalle generazioni precedenti. La comunicazione è dunque essenziale per la costruzione dell’identità, poiché il bambino si riconosce attraverso lo sguardo dell’altro e, nel tempo, interiorizza i modelli di riferimento forniti da genitori e figure educative.

Tuttavia, l’era della globalizzazione e dell’informatizzazione ha introdotto nuove sfide, come la frammentazione dei modelli educativi e la rapidità dei cambiamenti sociali. La crisi dei tradizionali sistemi di trasmissione del sapere e l’omologazione culturale impongono la necessità di ripensare i processi educativi per preservare il valore del rapporto tra mondo adulto e minori. L’approccio di rete diventa una strategia fondamentale per affrontare la complessità e garantire una crescita equilibrata, rispettando il diritto dei bambini a essere soggetti attivi nella costruzione della propria identità.

Le trasformazioni urbane e sociali stanno ridefinendo il contesto in cui i minori crescono, con conseguenze preoccupanti. L’aumento della popolazione nelle megalopoli riduce l’accesso a risorse essenziali e peggiora le condizioni igienico-sanitarie, colpendo in primis i bambini. Il distacco dalle radici culturali e la crisi dei valori educativi favoriscono il reclutamento di minori nella criminalità organizzata, un fenomeno in crescita dagli anni ’90 in Italia. L’abbandono scolastico emerge come una delle principali cause di questa deriva.

La crisi della famiglia tradizionale e il declino del welfare hanno contribuito a una fragilità relazionale che espone i giovani a modelli devianti. La famiglia, da sempre pilastro della socializzazione e della trasmissione intergenerazionale di valori, fatica a mantenere il proprio ruolo di struttura di riferimento. In un contesto dominato da logiche consumistiche e da una crescente disconnessione tra passato e futuro, diventa fondamentale recuperare un paradigma educativo capace di riconnettere le generazioni. Solo attraverso una rinnovata consapevolezza dell’importanza delle relazioni e del “prendersi cura” si potrà offrire ai minori un orientamento solido per lo sviluppo della propria identità.

Il matrimonio, come rito sociale, riflette il consenso collettivo su valori e relazioni, sottolineando il ruolo dei legami sociali. Tuttavia, la crescente fragilità del welfare colpisce soprattutto i minori, evidenziando la necessità di strutture di tutela a livello globale e locale, come UNICEF e Telefono Azzurro. In Italia, la precarizzazione del lavoro ha aggravato la frammentazione familiare, con impatti più marcati nel Mezzogiorno. Nonostante l’espansione della ricerca e delle politiche per l’infanzia, il divario tra riconoscimento dei diritti e azioni concrete persiste. Il modello dell’empowerment emerge come approccio efficace per rafforzare la protezione e l’educazione dei minori, promuovendo strategie flessibili e partecipative. Tuttavia, resta cruciale bilanciare innovazione tecnologica e tradizioni educative per garantire un futuro sostenibile ai più giovani.

 

Conclusioni

Negli ultimi anni si invoca sempre più spesso l’intervento della legge per affrontare le crescenti preoccupazioni sulla condizione dei minori. Questa ansia si traduce talvolta in un’angoscia per la sorte di bambini e adolescenti, percepiti come vittime di un mondo adulto indifferente o addirittura ostile. Nelle società occidentali, e in particolare in Italia, prevale un’immagine di infanzia violata, negata, maltrattata e bisognosa di protezione. Tuttavia, si tratta di una visione parziale ed esagerata: in passato la condizione dei minori era certamente peggiore sia dal punto di vista materiale che morale. Oggi disponiamo di maggiori conoscenze e strumenti, ma anche di una sensibilità amplificata, che rischia di trasformarsi in un’ossessione.

Molti si interrogano se puntare esclusivamente sui diritti sia la strategia migliore per il benessere dei minori. Alcuni diritti sembrano in contrasto tra loro: da un lato si proclama l’indipendenza del minore, dall’altro si stabilisce che debba essere protetto, persino da sé stesso, come nel caso di scelte considerate pericolose dagli adulti. Proclamare diritti è facile, ma applicarli è estremamente complesso. La strategia dei diritti porta spesso a un proliferare di leggi che rischiano di mettere sotto controllo ogni aspetto della vita familiare e sociale del minore. Non sarebbe forse meglio concentrarsi sui doveri degli adulti piuttosto che sui diritti dei minori?

Nelle società contemporanee è difficile trovare un accordo sui valori, su ciò che è giusto o sbagliato. Un codice morale universale non è una proposta credibile, se mai lo è stata in passato. La tutela dell’interesse del minore può condurre a valutazioni e comportamenti molto differenti, come dimostrano le divergenze sulla libertà di opinione o sul dovere di obbedienza nei confronti degli adulti. Dobbiamo quindi accettare questa diversità di valori, non considerandola un problema, ma una ricchezza della nostra società aperta.

 

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Roberto Puleo, Criminologo Qualificato AICIS