La giurisdizione nei reati transnazionali e il “frammento di condotta”

Corte di Cassazione, seconda penale, sentenza 16 gennaio 2025, n. 1952

 

La sentenza n. 1952 del 16 gennaio 2025, emessa dalla Corte Suprema di Cassazione, Sezione Seconda Penale, rappresenta un tassello significativo nella giurisprudenza sui reati transnazionali, offrendo spunti rilevanti sia per la dottrina sia per gli operatori del diritto. Il caso analizzato riguarda la ricettazione e il riciclaggio di un’autovettura Land Rover, reimmatricolata in Germania attraverso l’uso di una carta di circolazione contraffatta. Il veicolo risultava essere di provenienza illecita, essendo stato rubato in Italia, e la vicenda processuale ha posto interrogativi complessi in merito alla giurisdizione penale italiana.

 

Il principio del “frammento di condotta” e la giurisdizione italiana

L’articolo 6, secondo comma, del Codice Penale stabilisce che un reato si considera commesso in Italia se una qualunque parte della condotta, anche minima, si verifica sul territorio nazionale. Questo principio, consolidato nella giurisprudenza, è stato al centro del dibattito nel caso in esame. La Corte di Appello di Bari aveva attribuito la giurisdizione italiana al fatto che il furto della carta di circolazione, avvenuto in Italia nel 2009, fosse stato il reato presupposto delle successive condotte di ricettazione e riciclaggio.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, evidenziando l’inadeguatezza della motivazione. Secondo i giudici di legittimità, il collegamento tra il furto in Italia e le successive condotte illecite non era stato sufficientemente dimostrato. In particolare, è stato osservato che la reimmatricolazione dell’auto – fase centrale del riciclaggio – si era svolta interamente in Germania, mentre gli imputati, cittadini italiani, al momento dell’arresto si trovavano in Spagna. Non erano emerse prove che confermassero un loro coinvolgimento diretto in azioni illecite commesse sul territorio italiano.

 

Il ruolo dell’art. 9 c.p. e la giurisdizione per reati commessi all’estero

Un ulteriore punto centrale della sentenza riguarda l’applicazione dell’art. 9 del Codice Penale, che disciplina i criteri di giurisdizione per i cittadini italiani autori di reati comuni commessi all’estero. La norma prevede che il cittadino italiano possa essere giudicato in patria per delitti commessi fuori dal territorio nazionale, a condizione che si trovi in Italia al momento dell’avvio dell’azione penale.

Nel caso in esame, la Cassazione ha invitato il giudice del rinvio a verificare se gli imputati fossero presenti in Italia all’epoca dell’esercizio dell’azione penale. Questo accertamento è stato giudicato cruciale, poiché la norma non solo garantisce la possibilità di perseguire reati transnazionali, ma impone anche una precisa valutazione delle condizioni procedurali per l’assunzione della giurisdizione.

 

L’importanza di una rigorosa analisi probatoria

La sentenza ha posto l’accento sulla necessità di un accertamento probatorio solido e dettagliato per determinare la giurisdizione italiana nei reati transnazionali. La Corte ha criticato l’approccio della Corte di Appello di Bari, sottolineando che la semplice individuazione di un “frammento di condotta” in Italia non è sufficiente se questo non è concretamente rilevante. In particolare, il furto della carta di circolazione, pur commesso in Italia, non era stato adeguatamente collegato alle condotte successive imputate agli accusati.

Un ulteriore aspetto emerso è la distinzione tra i reati di ricettazione e riciclaggio. Quest’ultimo, infatti, richiede un accertamento chiaro e puntuale della provenienza illecita del bene e della volontà di occultarne l’origine, elementi che, nel caso di specie, non erano stati pienamente dimostrati.

 

Un contributo alla giurisprudenza sui reati transnazionali

La pronuncia della Cassazione rappresenta un importante richiamo all’adozione di un approccio sistematico e rigoroso nella gestione dei reati transnazionali. La necessità di evitare conclusioni basate su presunzioni o collegamenti indiretti è stata ribadita con forza. La Corte ha sottolineato come, in un contesto di crescente globalizzazione del crimine, sia indispensabile integrare precisione probatoria e collaborazione internazionale per affrontare efficacemente i fenomeni delittuosi che superano i confini nazionali.

La sentenza n. 1952/2025 costituisce un esempio illuminante di come la giurisdizione italiana debba essere ancorata a criteri di fatto chiari e oggettivi. Essa non solo conferma principi consolidati, ma offre indicazioni pratiche e operative per gli operatori del diritto, ribadendo l’importanza di un approccio interdisciplinare e strategico nella gestione dei casi transnazionali.

 

La redazione AICIS

Francesco Paolo IACOVELLI