Domeniche Criminali – “Bilancia: Il Serial Killer che terrorizzò i treni d’Italia”

 

 

Benvenuti a Domeniche Criminali, la rubrica dell’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza che ogni settimana ci accompagna in un viaggio tra mistero, paura e riflessione. Non si tratta solo di cronaca, ma di un’esplorazione dei confini invisibili che separano la normalità dall’orrore, il quotidiano dall’incubo.

Oggi ci addentriamo in un episodio che ha segnato profondamente la storia della criminologia italiana: il giorno di Pasqua del 1998, quando un viaggio in treno si trasformò in una scena di morte e terrore. Vi invitiamo a seguire questa storia che, come poche altre, ha scosso il nostro Paese e aperto interrogativi inquietanti sulla psiche umana e sulla sua capacità di distruggere.

Era il giorno di Pasqua, domenica 12 aprile 1998, quando un tranquillo viaggio sull’intercity La Spezia-Milano si trasformò in un incubo. Erano circa le 15 quando Elisabetta Zoppetti, un’infermiera milanese di 32 anni, si alzò dal suo posto per recarsi al bagno. Quel gesto, apparentemente banale, la portò dritta nelle mani di Donato Bilancia, uno dei serial killer più spietati che l’Italia abbia mai conosciuto. Bilancia, salito sul treno con l’intenzione precisa di uccidere, osservò la donna fino a cogliere il momento giusto per agire. Dopo aver atteso che entrasse nel bagno del vagone, la seguì con calma glaciale, armato di una chiave tripla che gli consentiva di aprire le porte senza difficoltà.

Quando spalancò la porta, Elisabetta si trovò davanti a una figura minacciosa, e il terrore la spinse a urlare. Fu un urlo breve, soffocato quasi immediatamente. Bilancia le gettò addosso una giacca per coprirle il volto e le sparò un colpo a bruciapelo con una pistola. Il proiettile fu letale e la donna crollò a terra senza possibilità di salvezza. Con la stessa calma con cui aveva aperto la porta, Bilancia aspettò che il treno si fermasse alla stazione successiva, poi lasciò il bagno e si confuse tra i passeggeri. Nessuno notò nulla di strano.

L’omicidio di Elisabetta Zoppetti fu solo uno di una serie di delitti ferroviari che terrorizzarono l’Italia, trasformando i treni in luoghi di paura. Nei giorni successivi, Bilancia colpì nuovamente: il 18 aprile 1998 uccise Maria Angela Rubino, una guardia giurata, sempre in un bagno di un treno; pochi giorni dopo, il 20 aprile, assassinò Salvatore Perria, un ferroviere, con la stessa freddezza.

I suoi delitti sui treni si aggiunsero a una lunga scia di sangue iniziata mesi prima, nel 1997, con vittime apparentemente senza legami tra loro. L’Italia, tuttavia, non era ancora pronta a confrontarsi con la realtà degli omicidi seriali né a riconoscere la portata del male che stava emergendo. Tra gli altri, il killer uccise il gioielliere Giuseppe Mileto a Genova, le prostitute Lorena Castillo e Blanche Zarpellon a Novi Ligure, e i fratelli Gianluca e Ivano Centenaro a Ventimiglia.

In totale, Donato Bilancia confessò 17 omicidi, commessi tra l’ottobre del 1997 e l’aprile del 1998, in un crescendo di brutalità. Ogni delitto rifletteva un bisogno ossessivo di controllo e potere. Le sue vittime, scelte apparentemente a caso, includevano uomini e donne, ma seguivano un modus operandi sempre più preciso: uccisioni rapide, a volte con mutilazioni, sempre con una pianificazione meticolosa.

Gli esperti descrissero Bilancia come un individuo affetto da disturbo antisociale della personalità, con tratti narcisistici e paranoici. La sua vita, segnata da un’infanzia difficile e da insuccessi personali, lo aveva trasformato in un uomo incapace di gestire frustrazioni e fallimenti. La scelta delle vittime, così come la brutalità dei delitti, non rispondeva a un’esigenza economica o di vendetta, ma a un impulso compulsivo che egli stesso definiva inarrestabile. Bilancia dichiarò: “Era come una malattia che non riuscivo a fermare. Ogni volta che uccidevo, mi sentivo invincibile, ma poi tornava il vuoto.”

Dal punto di vista giudiziario, l’arresto di Donato Bilancia avvenne il 6 maggio 1998, dopo un’indagine serrata che coinvolse le forze dell’ordine e l’analisi di tracce forensi. Il killer, che fino a quel momento si era mosso indisturbato, fu condannato a 13 ergastoli per i suoi crimini. Passò il resto della sua vita in carcere, dove morì nel 2020 per complicazioni legate al Covid-19. La sua figura rimane una delle più studiate nella criminologia italiana, non solo per la sua capacità di sfuggire alla cattura per mesi, ma anche per le domande inquietanti che solleva sulla psiche umana e sulle dinamiche della violenza seriale.

La Pasqua del 1998, che avrebbe dovuto essere un giorno di pace e rinascita, si trasformò in un incubo per una giovane donna e per l’intero Paese.

Ogni caso affrontato da Domeniche Criminali ci ricorda che il confine tra sicurezza e terrore è fragile, e che i misteri più cupi si annidano spesso nei luoghi che riteniamo familiari.

Condividete questa storia e unitevi a noi nel portare avanti questa rubrica: un viaggio attraverso i casi più inquietanti, per esplorare insieme le ombre della criminologia e mantenere viva la memoria di ciò che la storia ci ha insegnato.

Vi aspettiamo la prossima settimana, con un nuovo capitolo di Domeniche Criminali.

La redazione AICIS

Francesco Paolo IACOVELLI